Autunno picentino/Percezioni Irpine (Part. 4 – 5 – 6)

Versi di Antonio Cortese

Percezioni Irpine (Part. 4)

Il silenzio inghiottito dalla calma pioggia autunnale tace senza più urlare alcuna vendetta da parte di chi la ha pretesa; quando poi, le carezze caduche e dolci delle foglie picentine e rossastre sulle panchine di legno nei parchi alle periferie, ritornano col vento lieve nella memoria e dopo queste gocce, ancora non gelate, a tappezzare l’asfalto.


Percezioni Irpine (Part. 5)

L’avanzata delle sempre fresche nuvole autunnali ingigantite dal vento che come un pastore raccoglie le più bianche e assolate e candide, cattura i nostri dubbi della notte trascorsa e le fa pascolare nel limpido cielo del mattino, con un sole dai raggi azzurrati intervallati da qualche grigio disaccordo carico di pioggerellina sparsa sulle campagne ancora assetate.


Percezioni Irpine (Part. 6) – San Guglielmo e la sua tenda

Il lago tanto caro a San Guglielmo sarebbe apparso così, in una giornata di pausa e preparazione al gelo novembrino di questi monti. La sua solitudine era niente con la legna viva degli arbusti e quella preparata ad arte boscagliola ad immortalare un umano arredo alla sua tenda.


Eolo irpino

Laceno: l’applauso delle fronde, dei rami e delle foglie è un’eco fresca e dolcemente furiosa che irrompe soffiando come un Eolo invigorito dalle castagne di Bagnoli ai massimi autunnali. Cercare di cantare le canzoni paesane di una volta, dopo il vino che sgorga irpino, è l’unica felice soddisfazione per ammorbidire i nostri problemi, verso sera, quando li si può meglio riconsiderare col cuore guarito da cotanto amoroso conforto della montagna.

Antonio Cortese


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