Confindustria chede lumi alla Regione: “Se i fondi al Laceno slittano l’Irpinia diventerà un deserto”

Flavio Coppola (Orticalab.it)

Confindustria aveva presentato un progetto che prevede una seggiovia a sei posti, illuminazioni notturne e un impianto per la neve artificiale. Ora ammette: «Siamo sconcertati. C’è un totale disinteresse nei confronti delle aree interne. Questo investimento era finalizzato a rilanciare non solo gli impianti ma anche quello che ci gira intorno. E non è possibile – accusa – che si spendono milioni di euro per il fagiolo quarantino e le sagre e poi non si finanziano opere che servono per farci guardare dal mondo».


«Se il progetto di riqualificazione delle seggiovie del Laceno slitterà alla prossima programmazione si perderanno anni. Vorrà dire che l’Irpinia avrà rinunciato ad un asset straordinario per il territorio, significherà desertificazione e mancanza di rispetto nei confronti dell’intera provincia». Anche Confindustria, attraverso il presidente provinciale, Pino Bruno, punta l’indice contro la Regione che, l’altro giorno, per bocca del vice presidente, Bonavitacola, ha fatto sapere che i finanziamenti per l’impianto di Bagnoli, circa 12 milioni, verranno programmati sulla prossima tranche europea, 2021-2027.

Sul fronte regionale, la presidente del Consiglio, Rosa D’Amelio, starebbe tentando di entrare nel merito della questione, interloquendo direttamente con il Governatore, Vincenzo De Luca.

Confindustria, dal canto suo, aveva anche elaborato un progetto organico di rilancio degli impianti, 12 mesi all’anno: una seggiovia a sei posti, un impianto di innevamento artificiale per estendere il periodo in cui è possibile sciare, ma anche un’illuminazione notturna, che possa consentire di frequentare le piste anche di sera. Una proposta che gli industriali irpini hanno messo sul tappeto, ma senza invadere il campo e competere dialetticamente con il progetto del Comune. Ora, mentre solo a maggio si dava per acquisito il finanziamento e si prevedevano 2 anni per riaprire lo stabilimento, ecco la doccia fredda della Regione.

Bruno chiede lumi alla Regione e commenta: «Se è davvero così, siamo sconcertati. Significa veramente che c’è un totale disinteresse nei confronti delle aree interne. Questo investimento è finalizzato a rilanciare non solo gli impianti ma anche quello che ci gira intorno. E non è possibile – accusa – che si spendono milioni di euro per il fagiolo quarantino e le sagre e poi non si finanziano opere che servono per farci guardare dal mondo». Il presidente di Confindustria ricorda che «gli industriali si sono fatti di lato per non creare inutili incomprensioni» e sottolinea criticamente «la forte competizione tra gli esponenti politici per occupare la scena in questo scorcio di legislatura». Intanto, però, lo slittamento dei fondi non sarebbe indolore: «Qualcuno che aveva un mezza intenzione dir restare qui – afferma – ora deve sbattere la porta e andarsene. Come si può pensare di non dare il giusto peso a questo progetto?. Da una parte assistiamo alle grandi parate, dall’altra ad un grave disinteresse».

Ma cosa significherà rinviare ancora? Secondo Bruno il rischio è che «si perderanno anni». «Il progetto di rilancio dell’intera Alta Irpinia è il più importante e strategico. – ricorda – Eppure non si concretizza perché i finanziamenti non arrivano. E riecco l’affondo contro Palazzo Santa Lucia: «Se le risorse per il Laceno slitteranno, vorrà dire che saranno stati bravi a spendere quelli dell’attuale programmazione su altre attività. Ma sarebbe strano, perché la Regione, storicamente, non riesce a spendere adeguatamente tutte le risorse europee».

Il rischio concreto è che anche il caso Laceno diventi quello che il presidente di Confindustria definisce: «materiale da campagna elettorale». «Forse – dice – la strategia di qualcuno è proprio questa, ed è finalizzata a creare la necessità del bisogno». «La a variabile tempo – chiosa il presidente degli industriali irpini – è quella più importante. Quello che trascorre in maniera infruttuoso è estremamente grave. Così si rischia di radere al suolo questo territorio».

Flavio Coppola (Orticalab.it)

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