Gianluca Nicastro e il sogno di diventare un giovane imprenditore di montagna

L'intervista di Maria Fioretti (Orticalab.it)

Il sogno di Gianluca Nicastro si chiama Hirpinia: da Avellino ad Ascoli Piceno con l’ambizione di diventare un giovane imprenditore di montagna.

Venticinque anni, partecipa all’edizione 2021 di ReStartApp, il Campus di incubazione e accelerazione per le giovani imprese in Appennino, promosso e realizzato da Fondazione Garrone: «È la mia possibilità per restare, vorrei realizzare un progetto di filiera sul tartufo nero di Bagnoli, sto strutturando l’idea. Spero che la nostra provincia riesca a candidarsi per far arrivare questa esperienza sul territorio».


Aziende agricole biologiche, multifunzionali e “civiche”, proposte di turismo lento ed esperienziale – dal più classico agriturismo a strutture più insolite quali il Tepee mobile e la cupola geodetica – dall’allevamento di razze particolari e autoctone, come la pecora massese e il cavallo agricolo da tiro pesante, impiegato anche per trekking ed escursionismo, alla coltivazione e commercializzazione di erbe officinali e infiorescenze di CBD (cannabidiolo), passando anche per apicoltura sostenibile, moda etica e creazione di gioielli artigianali che reinterpretano antiche tradizioni, fino ad arrivare alla piattaforma digitale per la condivisione di contenuti originali, come un cortometraggio e una serie documentaristica dal taglio investigativo.

Sono queste le idee di impresa dei quindici giovani aspiranti imprenditori di montagna che partecipano all’edizione 2021 di ReStartApp, il Campus di incubazione e accelerazione per le giovani imprese del territorio appenninico italiano, promosso e realizzato da Fondazione Garrone in collaborazione con Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, nell’ambito del più ampio Progetto Appennino.

E mentre aspettiamo che l’Irpinia sia pronta ad ospitare questo percorso, c’è qualcuno che dall’Irpinia è andato verso il Centro Italia per cogliere un’opportunità e provare così a dare forma al suo progetto di vita: Gianluca Nicastro ha venticinque anni, è di Avellino (con origini bagnolesi, ndr) e dopo il diploma al Liceo Classico “Pietro Colletta” ha conseguito la laurea in Economia all’Università degli Studi del Sannio.

Però prima di cercare lavoro in una grande azienda – con la valigia pronta per partire – ha deciso di tentare la strada dell’autoimprenditorialità: «Mi sono fermato un attimo a ragionare sul futuro e ho deciso di concedermi questa possibilità per restare. In realtà il progetto RestartApp l’ho conosciuto per caso, mentre facevo ricerche per trovare un corso di formazione o di stage post laurea, ero già pronto all’idea di andare via, ma non potevo farlo col rimorso di aver lasciato qualcosa di intentato».

Dieci settimane di formazione intensiva, con un piano didattico articolato tra lezioni in aula, laboratorio di creazione e sviluppo d’impresa, esperienze, testimonianze, casi di successo. Ad accompagnare Gianluca – e il suo gruppo di nove ragazze e cinque ragazzi – c’è un team qualificato di docenti, esperti e professionisti dei principali settori dell’economia della montagna. Per agevolare la realizzazione dei migliori progetti sono previsti premi di startup per un valore complessivo di 60mila euro e un servizio di consulenza gratuita post Campus della durata di un anno, per i più meritevoli.

In comune hanno l’obiettivo di valorizzare, promuovere e sviluppare i territori montani e le loro risorse, in chiave innovativa e sostenibile. Perciò fino al 26 novembre Gianluca resterà ad Ascoli Piceno, montando e smontando il suo progetto, confrontandosi, migliorandolo e crescendo: «Sono ancora in una fase di ideazione, è una proposta imperfetta che sto strutturando grazie soprattutto all’aiuto di chi mi segue qui. In sostanza mi sono concentrato sul tartufo nero di Bagnoli, un prodotto dell’agroalimentare tipico della nostra provincia che è troppo poco valorizzato e conosciuto. Quello che vorrei fare è costituire una filiera che includa attività di produzione, trasformazione, ristorazione, commercializzazione e promozione, puntando ad una vera e propria riorganizzazione degli attori in campo in un’ottica di sistema, per rispondere alle esigenze del mercato, ma conservando l’artigianalità e la qualità del prodotto che ho scelto. Condividere il percorso con altri aspiranti giovani imprenditori che vengono da un territorio simile al mio mi sta insegnando tanto, da ognuno imparo qualcosa ed è sempre un passo in avanti».

Hanno tutti un’età media di 30 anni, oltre l’80 percento di loro possiede una laurea. Provengono da sei regioni diverse, la maggior parte da Marche ed Emilia-Romagna, ma anche da Abruzzo, Lazio e Liguria, Gianluca è l’unico rappresentante di un’area interna della Campania: «Il Sud finisce con l’essere sempre assente, eppure progetti come quello promosso dalla Fondazione Edoardo Garrone dovrebbero avere un valore maggiore proprio dove mancano le possibilità occupazionali, ma ci sono invece grandi intelligenze e competenze che si perdono, che emigrano, che non trovano il loro spazio. La rete che si è costruita ad Ascoli Piceno con l’esperienza del Campus in presenza spalanca le porte alla cooperazione sui territori, alla partecipazione sociale, è un grande impulso che collega diversi settori e li rende protagonisti. Sarebbe bello ritrovare tutto questo anche al Sud e sono contento che l’Irpinia stia mostrando ambizione interessandosi al Progetto Appennino, provando a prendere parte al percorso».

Il futuro dipende da noi: «Partiamo da una posizione non esattamente avvantaggiata, dobbiamo cominciare da zero per far si che rilancio economico, riqualificazione ambientale e sviluppo sociale diventino obiettivi concreti, raggiungibili. Non è impossibile, aprirsi alla collaborazione con un privato che sia disposto ad investire risorse e tempo nella nostra provincia, favorendo anche la cultura d’impresa nei giovani, allo stesso modo il mondo dell’associazionismo potrebbe rappresentare un valore aggiunto, credo che attivando una rete virtuosa si riuscirebbero a colmare le tante carenze che abbiamo. Ascoli Piceno mi ricorda per certi versi Avellino, a pochi chilometri dal mare e dalla montagna, ha un peso demografico anche inferiore rispetto al Capoluogo irpino, però è estremamente più dinamica, capace di tradurre i successi in nuove sfide, di offrire servizi, di sostenere la comunità nei bisogni e nei desideri. Per questo mi sento di fare un appello a quei comuni che stanno tentando la candidatura al Progetto Appennino: è una meta che si può raggiungere, bisogna crederci ed è necessario garantire solidità a questi propositi, senza improvvisare, impegnandosi seriamente. È un po’ come scalare pian piano una montagna, per arrivare in cima e godersi lo spettacolo».

Orticalab.it (Maria Fioretti)


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