La disamina di Michele Gatta dopo l’irruzione fredda di fine febbraio

L'intervista

Dopo il recente episodio invernale abbiamo incontrato Michele Gatta, esperto meteorologo dell’associazione “Palazzotenta 39”. Gli abbiamo posto alcune domande sul periodo di freddo e gelo che ha interessato l’Italia nell’ultima parte del mese di febbraio.

Signor Gatta gli ultimi giorni di febbraio ci hanno portato una severa irruzione di freddo sulla nostra penisola. Come la possiamo classificarla?

Sicuramente un evento importante. Abbiamo avuto diversi giorni di freddo su tutto il territorio italiano. In alcune zone possiamo parlare di gelo con temperature rigide che hanno raggiunto anche zone di pianura. Nello stesso tempo abbiamo avuto anche delle nevicate di buona fattura. Roma ha rivisto la neve dopo tanti anni. Napoli per diverse ore è stata interessata da un’abbondante nevicata che non si vedeva dal 1985.

Bisogna darle atto che nelle rubrica meteo del sito dell’associazione, da lei curata, ci aveva anticipato, già dai primissimi giorni di febbraio, che potevamo andare incontro a questa evoluzione. Dalle sue stesse analisi si capiva che potevamo avere un periodo anche più lungo di freddo e neve.

Le valutazioni erano obiettive. Tutto era riconducibile ad un forte riscaldamento che veniva visto realizzarsi in stratosfera. Lo stesso portava alla split(rottura) del vortice polare. A causa di ciò era ipotizzabile che avremmo avuto una fase molto fredda sul nostro continente.

La durata del gelo e della neve è stata inferiore alle attese? 

Andiamo per ordine. Inizialmente le manovre in stratosfera portavano verso una reiterazione dell’episodio invernale che ci avrebbe raggiunto nell’ultima settimana del mese di febbraio. In qualche modo una riedizione, sebbene parziale, della prima parte del mese di febbraio 2012.

Invece alla fine così non è stato.

In realtà lo abbiamo capito da subito. Infatti, in ogni emissione che abbiamo illustrato sul sito, non abbiamo parlato di evento storico conclamato, almeno sotto l’aspetto della durata e per la nostra penisola. Per Europa centro-settentrionale il discorso è stato diverso. Qui si può parlare di evento eccezionale.

 Per l’Italia no?

L’arrivo del “Burian” il vento gelido delle steppe russe-siberiane è sicuramente un evento eccezionale. Si verifica solo raramente. La “storia” meteorologica è un’alta cosa. Non si è realizzata, ma ci si è andati molto vicini.

Lei ci dice che aveva intuito che ciò non si sarebbe realizzato. Perché?

Le mappe stratosferiche, dopo averci fatto vedere la rottura del vortice Polare, dovuto ad uno stratwarming(forte riscaldamento) non indifferente, successivamente evidenziavano un secondo riscaldamento che si sarebbe realizzato fra la Groenlandia e il Canada. In pratica questa evoluzione avrebbe spostato le alte pressioni lontane dal territorio europeo. Sostanzialmente saremmo andati verso una fase in cui le correnti atlantiche avrebbero prevalso rispetto a quelle gelide continentali.

Molto chiaro. Intanto cosa dobbiamo aspettarci per il mese di marzo?

Molta dinamicità atmosferica nella prima decade del mese. Ma un clima sicuramente meno freddo.

L’inverno ci lascia, e la primavera ci porterà i primi episodi di tempo sostanzialmente mite?

Dobbiamo procedere con molta cautela. L’impressione, supportata da diverse analisi meteorologiche, è quella che già entro la metà del mese è possibile una nuova incursione fredda per il nostro paese. I connotati saranno diversi da quelli dei giorni scorsi, ma sufficienti per farci ripiombare in un clima invernale. E potrebbe anche non essere il classico colpo di coda della stagione invernale. Ma ci stiamo spingendo troppo in là. Nei consueti aggiornamenti sul sito dell’associazione informeremo i nostri lettori sugli sviluppi del tempo per le prossime settimane.

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