“Tuber Mesentericum”, il libro che celebra il Nero di Bagnoli

La promozione

Il volume redatto dall’associazione tartufai Friuli Venezia Giulia ha visto la collaborazione dell’associazione Tartufai Monti Picentini di Bagnoli Irpino e del dott. Luca Branca, che ha contribuito alla stesura di alcuni capitoli presenti nel libro.


Le vallate friulane e la pedemontana pordenonese, l’Irpinia e in Monti Picentini. Due realtà in apparenza così distanti e diverse fra loro hanno in comune l’habitat naturale dove prolifera il tauber mesentericum. Questo tubero conosciuto anche come Nero di Bagnoli è la varietà commerciabile predominante nella regione friulana. A tal proposito l’associazione Tartufai Friuli Venezia Giulia ha deciso di promuovere il patrimonio tartuficolo regionale friulano, facendone conoscere la specie più caratteristica e ricercata realizzando questo lavoro d’indagine che raccoglie le esperienze friulane e le confronta con altre realtà simili presenti nel panorama nazionale. Essendo il mesenterico conosciuto anche come tartufo nero di Bagnoli Irpino, l’associazione, nella stesura del libro, ha voluto confrontare le proprie esperienze con quelle dell’Associazione Tartufai Monti Picentini di Bagnoli Irpino, affidando all’agronomo Luca Branca la stesura di alcuni capitoli del libro in cui ha analizzato le qualità organolettiche le tradizioni e gli aspetti economici del territorio di Bagnoli. In “Storia di un nome”, l’autore racconta i motivi per cui il Tuber mesentericum viene anche definito “Nero di Bagnoli”. Il capitolo ripercorre a ritroso la storia del tartufo bagnolese e le varie vicende che lo hanno caratterizzato fino ai giorni nostri, dal lavoro svolto per arrivare all’ applicazione della legge regionale e al riconoscimento quale “tartufo tipico campano”, al riconoscimento di Bagnoli Irpino quale “Città del tartufo”. 

Il libro è in vendita sulle piattaforme on- line al prezzo di €22.00. 

Di seguito il capitolo “Storia di un nome” a cura di Luca Branca


Storia di un nome

Tradizioni ed aspetti economici del territorio di Bagnoli Irpino in Campania

 

 

La legge n. 752 del 16 dicembre 1985 nell’allegato n. 1 – Caratteristiche botaniche e organolettiche delle specie commerciali – definisce il Tuber mesentericum Vitt. Tartufo nero ordinario o anche tartufo nero di Bagnoli.

Con il termine Bagnoli era intenzione del legislatore indicare il Comune di Bagnoli Irpino, paese dell’Irpinia – Provincia di Avellino in Campania- dove è attestata da circa 200 anni la ricerca e commercializzazione di questo tartufo.

Il Comune, attualmente con una popolazione di circa 3000 abitanti, è situato nell’alta valle del fiume Calore, a ridosso del massiccio dei Monti Picentini Orientali (monte Cervialto 1809m., monte Rajamagra 1650m.) ed ha una superfice territoriale di 68,81 km in massima parte montana e ricoperta di boschi di faggio. La maggior parte del territorio comunale rientra nel Parco Regionale dei Monti Picentini (60.000 ettari). A circa 1.100 metri s.l.m. sorge l’altopiano di Laceno sul cui paino sono presenti un lago di origine carsica e le Grotte del Caliendo che si snodano per circa 4 km nel sottosuolo montano. Bagnoli, oltre ai marcati caratteri forestali e montani, è anche un comune di allevamenti ovini (Pecora bagnolese) e bovini (vacca podolica) nonché castanicolo (circa 500 ettari a castagneti da frutto ricadenti nella IGP “Castagna di Montella”).

L’origine della seconda denominazione del mesenterico (tartufo nero di Bagnoli) ha, pertanto, una motivazione ben precisa ed è dovuta alla ricerca, raccolta e commercializzazione, fin dal 1700, di questo tartufo nel suo territorio montano.

1800

La prima attestazione storica di questo riconoscimento è riportata in un documento del periodo borbonico del 1858 – Carta dei Prodotti Alimentari delle Provincie Continentali del Regno delle Due Sicilie –  eseguita per il Real Ministro di Stato dell’Interno dal cartografo Benedetto Marzolla. Le conseguenze dell’epoca, infatti, individuano il territorio irpino come areale di produzione del tartufo senza fare una specifica individuazione di specie.

È nella seconda metà dell’ottocento che il tartufo di Bagnoli inizia ad essere conosciuto ed apprezzato per le sue caratteristiche organolettiche e culinarie e questa valorizzazione è dovuta fondamentalmente al suo primo cittadino Michele Lenzi, sindaco di Bagnoli Irpino dal 1878 al 1886, garibaldino e tenente della guardia nazionale, che ne promosse l’immagine e l’utilizzazione.

Di questa azione restano pochi documenti che, però, danno l’idea di quale fosse l’impegno profuso. In occasione della festa del SS. Salvatore a Laceno, il 6 agosto 1881, fatta per reperire fondi da destinare al ripristino del rifugio montano del SS Salvatore, infatti il sindaco invitò un noto giornalista dell’epoca e autorità civili e militari.

La giornata si svolse fra giochi, gare di cavalli, gare di pesca e per gli invitati fu preparato un pranzo con un menù stilato dal Lenzi, a base di prodotti tipici, con particolare attenzione al tartufo nero di Bagnoli.

In queste azione di valorizzazione fu coinvolto anche Vittorio Imbriani (Napoli 1840-1886), patriota e letterato, figlio di Paolo Emilio, ed allievo del De Sanctis.

Imbriani partecipò, come volontario alle campagne risorgimentali del 1859; si arruolò con i garibaldini nel 1866 e fu fatto prigioniero a Bezzecca; liberato e tornato a Napoli andò il “Giornale Napoletano di Filosofia e Lettere”.

Tenne la cattedra di Estetica all’Università di Napoli; fu scrittore estroso, ironico e polemico, e coltivò con passione gli studi di folklore e di poesia dialettale avvalendosi nella sua attività della collaborazione di Michele Lenzi.

Suo è l’inno al Tartufo che fu scritto in Pomigliano D’Arco, nel 1874, in occasione dell’omaggio di un paniere di tartufi da parte di Michele Lenzi. Imbriani apprezzava moltissimo il tartufo nero delle montagne irpine e scrisse i versi sul tartufo di Bagnoli Irpino, peraltro già presente dal ‘700 nei menù dei Borboni.

Nei versi ci sono anche riferimenti alla situazione politica della provincia irpina di fine ottocento ma soprattutto pongono in risalto le qualità organolettiche e culinarie di questo tartufo che altri successivamente, per motivi commerciali, hanno denigrato dando descrizioni non veritiere sul suo aroma e sapore.

Risale, inoltre alla fine dell’’800 anche la regolamentazione della raccolta del tartufo che venne codificata nel Regolamento degli Uso Civici comunale.

1900

È un periodo che vede l’area forestale montana caratterizzata da tagli boschivi notevoli per motivi legati alle esigenze belliche che, sicuramente, hanno determinato una riduzione delle “Botte” (pianelli) produttive dovute spesso a tagli non regolamentati e/o di sgombero.

Nel periodo tra le due guerre mondiali e nel secondo dopoguerra il Tuber mesentericum vive la sua fase meno fortunata, si ricorda un solo episodio rilevante: il dono di un tartufo da 1 kg al Principe Umberto di Savoia in occasione delle manovre militari del 1932.

Sicuramente in quel periodo ha influito molto sulla sua visibilità sia la sfavorevole congiuntura economica che le azioni commerciali poco corrette messe in atto dalla nascente industria di trasformazione del centro-nord Italia il cui unico obiettivo era, deprezzandone le caratteristiche organolettiche e culinarie, di acquistare tartufi a basso prezzo.

È, invece, il momento migliore in termini di rapporto tra i cercatori per il rispetto delle regole ma anche in termini di quantità di raccolte.

La raccolta, in quegli anni, avveniva muovendosi a piedi, secondo le regole codificate, ma non scritte, delle aree di ricerca e dei punti di incontro: ci si incontrava all’alba in un luogo stabilito e il più anziano dei cercatori sceglieva, per primo, il percorso che avrebbe seguito per la ricerca e di seguito venivano gli altri.

Ricordo che la ricerca del Mesenterico, sulle montagne irpine, avviene ad un altitudine di 800- 1500 metri s.l.m., nel periodo invernale (ottobre-aprile) quando la copertura nevosa raggiunge anche il metro di altezza per lunghi periodi e gli anni del secondo dopoguerra sono stati caratterizzati da inverni freddi e nevosi a differenza di quanto si verifica adesso.

La situazione oggi è molto più caotica sia per il numero elevato di cercatori (attualmente ben 150 autorizzati solo nel Comune di Bagnoli Irino) che per la riduzione delle “botte” dovute al proliferare dei cinghiali che sono diventati una vera è propria calamità. 

Mostra Mercato del Tartufo

Diversa è la situazione che viene a determinarsi verso la metà degli anni’70 quando sulla scia di una maggiore attenzione al territorio si costituisce la Pro Loco e si decide di istituire un evento che abbia come obiettivo la valorizzazione del tartufo: nel 1976 nasce la prima sagra del tartufo di Bagnoli Irpino ed oggi siamo alla 41° edizione. La sagra si svolge negli ultimi due fine settimana di ottobre ed è diventata un appuntamento autunnale ed un evento a carattere nazionale per la grande partecipazione (150.000 persone)

Associazione Nazionale Città del Tartufo

Nel 2003 Bagnoli Irpino è stata la prima cittadina meridionale ad aderire all’Associazione e a partecipare attivamente alla programmazione e alle scelte operate per la valorizzazione del tartufo non ultima quella della candidatura per il riconoscimento da parte dell’Unesco della “Cultura del tartufo quale patrimonio immateriale dell’umanità” 

Legge regionale sul tartufo

Sulla spinta delle tante manifestazioni organizzate a Bagnoli Irpino, svolte con la collaborazione degli Uffici Periferici dell’Assessorato all’agricoltura, nel 2006 la Regione Campania ha varato la legge regionale sul tartufo (L.R.  n. 13 del 20 giugno 2006 – disciplina della raccolta, coltivazione e commercio dei tartufi freschi o conservati destinati al consumo e tutela degli areali tartufigeni). L’ applicazione di questa legge ha consentito di regolamentare un comparto produttivo importante per la protezione dell’ecosistema forestale ma anche di tutelare ‘integrazione di reddito che da esso ne deriva.

Il regolamento applicativo della legge regionale (n. 3/2007) ha riconosciuto il nero di Bagnoli Irpino quale “tartufo tipico campano” (art. 11). 

Associazione Tartufai dei Monti Picentini

Sempre in applicazione della normativa regionale (art. 10 del regolamento), nel 2008, si è costituita l’associazione “Tartufai dei Monti Picentini”, con sede in Bagnoli Irpino, riconosciuta con decreto della Regione Campania.

L’associazione è il motore di tante attività di salvaguardia e valorizzazione del tartufo sia in ambito locale che nazionale. Fondamentale è stato il suo apporto per la costituzione della “Commissione consultiva per la difesa delle tartufaie” (delibera di Giunta Regionale n. 171 del 15.12.2011) che regolamenta e controlla gli interventi di taglio dei lotti boschivi localizzati nelle aree tartuficole comunale.

Recentemente l’amministrazione comunale ha deciso di istituire una De. Co, (denominazione comunale) per i prodotti tipici e le varie categorie interessate stanno discutendo se il tartufi nero di Bagnoli debba farne parte o ambire ad altra denominazione.

Luca Branca


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