La mia idea nasce da un’osservazione sul campo maturata negli anni in diversi territori del Nord Italia e ha trovato una spinta decisiva durante la Scuola di ruralità del Progetto Erasmus+ “YES I AM”, promossa da Give Back Giovani Aree Interne APS. In quei giorni, tra Bagnoli e il Laceno, ho ascoltato storie, ho visto energie, ho riconosciuto fragilità. Da quell’ascolto è nata una proposta semplice e concreta: un’Università della Terza Età a Bagnoli Irpino, con una programmazione regolare capace di rimettere in circolo i saperi e ricostruire relazioni tra generazioni.
Le e i giovani diventano compagne e compagni di percorso, facilitano l’uso del digitale e l’accesso ai servizi, organizzano insieme iniziative e sono voci autorevoli del presente. Le pratiche sono a misura di paese: memorie e fotografie di comunità, alfabetizzazione digitale, benessere e salute, erbe e ricette del territorio, passeggiate con storia tra Castello, Giudecca e Laceno, laboratori di scrittura e di teatro. Non un evento isolato, ma una programmazione sobria e costante.
Il sapere delle persone anziane è una risorsa preziosa. È un capitale di vita e di lavoro che può diventare scuola di cittadinanza, un manuale vivente di artigianato, agricoltura, cura dei luoghi, memoria delle famiglie e delle imprese. Perché non valorizzarlo in modo stabile, anche con rimborsi spese, dove possibile.
Partire dal vicino. Le maestranze locali sono il primo motore: artigiane e artigiani, casare, agricoltrici e agricoltori, guide, cuoche e cuochi. Moduli tenuti da loro, tutoraggio digitale delle e dei giovani e documentazione degli apprendimenti rendono il percorso autorigenerante e creano valore economico e sociale che resta in paese. Allo stesso tempo, occorre coinvolgere in modo continuativo le e i giovani, soprattutto sulle competenze digitali e sulle professionalità utili alla comunità: assistenza nell’uso dei servizi online, supporto alle associazioni per comunicazione e progettazione. Azioni mirate e concrete, con impegni economici non ingenti ma ben orientati, in grado di generare valore sociale e ricadute tangibili nella vita quotidiana.
Da dove partire? Senza inventare contenitori nuovi. Palazzo Tenta 39 può essere ripensato e riqualificato come un piccolo coworking civico, un cuore organizzativo naturale. Alcune stanze oggi poco utilizzate della casa comunale possono diventare aule di supporto. In questi spazi esistono già presidi importanti, come il Forum dei Giovani e la Pro Loco. Da soli non bastano: occorre metterli in rete, perché ciò che oggi funziona come isola diventi un arcipelago. Si tratta di ipotesi da valutare con gli uffici competenti per accessibilità, sicurezza e organizzazione. Non intendo imporre una sede. L’obiettivo è riaprire spazi alla comunità, con misura e buon senso.
La sostenibilità non è un’idea campata in aria. Oggi esistono canali e programmi che sostengono l’invecchiamento attivo e la Silver Economy, con interventi su inclusione, competenze digitali di base, promozione della salute e scambio tra generazioni. La proposta può quindi agganciarsi a percorsi concreti, europei e regionali, e camminare insieme alle forze del territorio. Scuola, associazioni, università e ambito sociale sono partner naturali. I dettagli tecnici verranno se l’idea sarà ritenuta sensata: qui conta indicare la direzione e definire il metodo. Il coinvolgimento delle università non è affatto utopico. Il coinvolgimento delle università campane è realistico: tra terza missione e tirocini, la collaborazione con l’Università di Salerno e altri atenei è naturale, con tutoraggi, laboratori e piccole ricerche a supporto dell’UTE.
Se qualcosa di simile è già in corso, non c’è da ripartire da zero: c’è da fare ordine. In paese la buona volontà non manca e le iniziative nemmeno; spesso però procedono in modo disconnesso e discontinuo, affidate alla generosità di pochi. Serve una cornice coerente e stabile, un’istituzionalizzazione leggera che renda sistematico ciò che oggi procede a singhiozzo. Gli strumenti possono essere semplici: un momento periodico di dialogo e coordinamento tra realtà associative e non, un calendario pubblico condiviso, regole chiare per l’uso degli spazi e per collaborare, una pagina informativa accessibile. Così si evitano sovrapposizioni, si valorizzano le energie e si ricuce il tessuto sociale.
Ci sono esperienze da cui imparare. In alcuni borghi alpini, spazi nati come coworking sono diventati presidi sociali: si lavora di giorno, nel pomeriggio si offre uno sportello digitale per le persone anziane, la sera si fa cultura. In Emilia-Romagna, edifici pubblici rigenerati ospitano spazi collaborativi che uniscono postazioni di lavoro, corsi per la terza età e una programmazione di quartiere. Nell’Appennino reggiano, le cooperative di comunità mostrano che, quando gli abitanti gestiscono insieme luoghi e servizi, nascono filiere di cura, piccole economie e legami più forti. Il denominatore comune è chiaro: funziona ciò che è ibrido, regolare e inclusivo. Si può partire per gradi: un mese pilota con due moduli leggeri, ascolto delle persone che partecipano e correzioni di rotta. L’idea è puntare su un’economia della prossimità: rimborsi, filiere corte e acquisti locali,
perché ogni euro speso in paese moltiplica valore sociale ed economico. In parallelo, verifiche tecniche sugli spazi e collegamento ai canali di sostegno più adatti. I risultati non saranno immediati: serviranno pazienza, resilienza e continuità. Con il tempo, questa pratica darà prospettiva e ricadute anche per i paesi vicini.
Ho scelto di scrivere qui perché PT39 è uno spazio civico ascoltato, vicino alle persone e alle loro vite. Pubblicare questa proposta su PT39 significa condividerla con trasparenza, invitare chi legge a perfezionarla, aprire un dibattito accessibile. Parlo a titolo personale: non rappresento alcuna volontà politica;
rappresento il desiderio di vedere Bagnoli rinascere con gesti ordinari, tenaci e misurati. Per trasparenza, il 30 luglio 2025 ho inviato al Comune, via PEC, una bozza della proposta: non un proclama, ma un invito al confronto, un modo per mettere nero su bianco un’idea e offrirla alla discussione pubblica. Resto in ascolto delle osservazioni della comunità.
Se la proposta vi sembra sensata, parliamone con rispetto. Ognuno può portare una parte: istituzioni, uffici, associazioni, scuola, parrocchia, famiglie, persone anziane e giovani. L’importante è iniziare a riaccendere luoghi e relazioni, con fiducia e continuità.
Damiano Santoriello

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