Bagnoli, la tradizione dei faló e delle zeppole di San Giuseppe vista dagli alunni della scuola primaria

L'esercitazione didattica

Nei giorni dell’emergenza sanitaria per la pandemia di Coronavirus, riceviamo e volentieri pubblichiamo  i lavori didattici, disegni ed interviste, sulla tradizione dei falò e delle zeppole a Bagnoli, eseguiti da alcuni alunni della scuola primaria di Bagnoli Irpino in occasione della festa di San Giuseppe.


Riflessioni di Emidio Maria Di Giovanni della cLasse V B

A partire dalla metà di Febbraio io e i miei compagni di scuola della classe 5° B della scuola primaria, ci siamo organizzati per andare a raccogliere la legna per il falò della tradizionale festa di San Giuseppe. Ogni pomeriggio subito dopo la scuola ci davamo appuntamento per cercare di raccogliere quanta più legna possibile, in modo da realizzare il più bel falò di Bagnoli. Tutta la nostra felicità è stata però distrutta dalle terribili notizie relative al coronavirus. Infatti a seguito dell’emergenza è stato comunicato ai nostri genitori che su ordine del Comune di Bagnoli Irpino sarebbero state chiuse le scuole, gli uffici pubblici, le attività, quali bar e ristoranti ed inoltre ci veniva richiesto di rimanere in casa. La nostra amata e sospirata festa di San Giuseppe, quindi, è stata annullata. Nonostante tutta la delusione per la mancata celebrazione della festa, io ed i miei amici non ci siamo persi d’animo e ci siamo organizzati per festeggiare e tenere viva virtualmente la tradizione di questa festa. Io e i miei amici abbiamo tutti realizzato un disegno, mentre a me è stato assegnato il compito di intervistare i miei nonni, uno storico locale l’Ing. Michele Nigro ed il nostro Parroco Don Stefano, per farmi raccontare da loro come veniva festeggiato San Giuseppe nel passato. Con i nonni ne ho parlato di persona, invece il Professore Nigro e Don Stefano sono stati contattati telefonicamente e mi hanno inviato le loro risposte via email. La mia compagna di scuola, Somma Marianives, si è occupata di raccogliere tutti i disegni e di realizzare questo strepitoso video. Voglio ringraziare i miei genitori e i miei nonni per l’intervista, l’Ing. Michele Nigro, il nostro Parroco Don Stefano per la loro disponibilità, la mia amica Marianives per il lavoro che ha svolto, i miei amici per aver rappresentato la festa con disegni e per aver preparato i dolciumi infine un grazie speciale alle nostre maestre, Nigro Michela, D’Alessio Michela e Cella Emilia che ci seguono ogni giorno ventiquattro ore su ventiquattro non facendoci sentire mai soli, un grazie anche alla redazione dell’associazione Palazzo Tenta 39 per averci dato la possibilità di essere presente.

Interviste telefoniche ai tempi del coronavirus

Intervista al Professore e Ing. Michele Nigro
D. Professore Nigro vista la nostra curiosità, sono un bambino di 11 anni che finora ha dato sempre per scontato questa tradizione, ma oggi trovandomi costretto a dovervi rinunciare a causa di questo triste momento che sta attraversando il pianeta, voglio conoscere il motivo per cui è nata questa tradizione dal punto di vista storico?
R. L’esistenza dei falò risale fin dall’antichità, presso i popoli dell’Europa continentale. Molti popoli facevano il falò nel solstizio d’inverno (21-dic) quasi a voler conservare la luce del sole che andava scemando: la notte si allungava nel giorno. Altri, come noi qui a Bagnoli facevano i falò nell’equinozio di primavera con il significato di bruciare l’inverno con il suo carico di freddo e di neve: era un inno alla vita che rinasceva. Il Cristianesimo ha conservato la tradizione dei falò collocandoli in varie date. A noi è rimasta la data del 19 Marzo, San Giuseppe che celebra l’avvento dell’equinozio di primavera. Il rito ha sempre avuto una funzione purificatrice.

Intervista al Parroco Don Stefano
D. Caro Don Stefano essendo bambino curioso mi potresti raccontare cosa rappresenta il falò ossia il fuoco in generale dal punto di vista religioso?
R. Cosa rappresenta il falò, cioè il fuoco?
Tralasciando il “falò” che potrebbe essere attuazione pratica nelle sue molteplici espressioni del fuoco, mi soffermo al significato del FUOCO:
Mentre l’acqua acquista un significato di riferimento alla nascita e alla fecondità della vita a cominciare da quella spirituale donata da Dio, il fuoco in ambito spirituale viene a significare l’energia, la forza che trasforma in azioni terrene e umane quanto è opera di Dio. Quindi il fuoco diventa il simbolo della presenza divina e in particolare dello Spirito Santo. Nella Bibbia ci sono numerosi passi in proposito, soprattutto quello del roveto ardente (Es 3,2-4) e quello della Pentecoste (At 2,3). Nella Veglia Pasquale al falò (= fuoco ardente) viene accesa la fiammella per accendere il Cero Pasquale simbolo di Gesù Risorto Luce del mondo.

Intervista ai cari Nonni
D. Nonni raccontate un po’, come si svolgeva la festa di San Giuseppe e precisamente il falò quando voi eravate bambini?
R. Caro nipote era una festa molto bella e gioiosa, l’aspettavamo con ansia perché tutti noi bambini ci preparavamo ad andare a raccogliere la legna per poi organizzarci a preparare un grande falò di quartiere, si perché prima in ogni quartiere se ne faceva uno. La festa si svolgeva in questo modo, si individuava un angolo dove porre la legna da bruciare si sistemava e verso sera iniziava la festa con tanta musica, balli e tante cibarie. Le mamme con le nonne preparavano dolciumi, i più comuni erano le zeppole e gli struffoli, qualcuno portava le patate da cuocere sotto la cenere, chi faceva il pane lo portava con qualche salsiccia c’erano le pizze di pomodoro preparate con pasta del pane e tanto buon vino fatto in casa da chi teneva il vigneto. Ma caro nipote vuoi sapere quale era la cosa più bella della festa? Era la complicità, la collaborazione e la gioia di condividere e divertirsi tutti insieme, quello che manca oggi.


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