Come ogni olimpiade, anche Milano Cortina 2026 racconta delle storie. Dall’atleta norvegese Sturla Holm Laegreid, che ha confessato il tradimento nei confronti della compagna dopo aver conquistato una medaglia nel biatlhon, passando ai miracoli sportivi di Federica Brignone e Flora Tabanelli, fino allo sciatore Atle Lie McGrath, corso nei boschi dopo aver perso il primo gradino del podio. Storie fatte di resilienza, impegno e agonismo.
Da ricordare è stata, senza alcun dubbio, l’impresa delle ragazze dell’hockey italiano, arrivate ai quarti di finale per la prima volta nella storia. Spalti colorati di azzurro, tra tifosi e famiglie, che hanno nascosto tra le loro fila un racconto dalle radici campane, più precisamente di Bagnoli Irpino.
Sono stati addirittura in 32 tra i seggiolini della Milano Ice Hockey Arena, tutti con il numero 82 sulle spalle, a sostenere l’avventura olimpica di Kayla Tutino, trentatreenne italo-canadese che, dopo una prima intenzione di abbandonare l’hockey, ha deciso di rimettere il caschetto per le Olimpiadi di Milano Cortina 2026. Tutti hanno in comune lo stesso cognome, Tutitno, storie di immigrazione in Canada e un forte legame con l’Italia.
«Ero sicura che ci sarebbero riuscite», racconta la madre, Diana, nata a Roma da genitori rispettivamente di Bagnoli Irpino e Campobasso. A soli tre anni si è trasferita a Montreal, dove ha vissuto tutta la sua vita mantenendo vive le sue origini irpine. «Parlavamo solo italiano in casa, ho frequentato una scuola italiana – racconta – quando mi sono sposata ho deciso di tornare qui ogni anno: la sento come se fosse casa mia, in Irpinia le nostre radici».
«Per me è stato un sogno vedere mia figlia alle Olimpiadi – ammette commossa –. Significa molto di più, in una maniera che non si può neanche immaginare. Per me, mio marito e il resto dei miei figli è un orgoglio enorme», aggiunge Diana. «Sono sicura che essere qui e aver rappresentato l’Italia abbia reso molto felici i nostri antenati campani».
L’arrivo dei 32 sostenitori del ribattezzato “clan Tutino” all’Arena Santagiulia, in realtà, è stato la conseguenza di un passaparola tra parenti, amici e alcuni membri della famiglia rimasti in Italia.
«Appena hanno saputo che avrebbe rappresentato il Paese ne sono stati molto fieri. In molti sono venuti, volendola vedere con la maglia azzurra. A un certo punto siamo diventati più di 30 persone, intorno alle 35», racconta. «Erano tutti così fieri di lei. Abbiamo comprato i biglietti oltre un anno fa – aggiunge –. È stato incredibile per noi vedere giocare nostra figlia e tutto il supporto ricevuto».
A Kayla Tutino si deve il primo gol segnato dall’Italia nel corso del torneo olimpico contro la Francia. Nonostante inizialmente la giovane avesse deciso di ritirarsi per dedicarsi a una nuova carriera da allenatrice, la perseveranza e l’impegno sono stati dalla sua parte. Dopo aver partecipato a una serie di campus organizzati dalla Nazionale canadese per le Olimpiadi di Sochi nel 2014, senza mai essere stata convocata, il sogno a cinque cerchi è arrivato quest’anno. «Kayla è una ragazza che lavora moltissimo», spiega, svelando un fastidio alla spalla riscontrato poco prima dei Giochi. «Non ha potuto essere al 100% a causa del dolore, ed è stato molto duro per lei. È sempre stata molto forte, ma queste Olimpiadi mi hanno solo confermato la sua determinazione fin dove può arrivare».
«Quando l’ho vista segnare contro la Francia mi si sono piegate le gambe: io e mio marito ci siamo abbracciati e ci siamo sentiti davvero contenti e fieri di lei». «Vederla giocare in azzurro, incarnando la nostra storia ed eredità, è stata una delle emozioni più grandi della nostra vita. Semplicemente, non può essere spiegata», ha concluso.
Emanuela Di Pinto – Il Mattino 23.02.2026

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