Le bucce di castagne diventano un’ alleata preziosa per la lotta al cancro. Dagli scarti di lavorazione arriva una scoperta destinata a far parlare il mondo della ricerca. Un materiale apparentemente privo di valore si è trasformato in una risorsa preziosa grazie all’intuizione del ricercatore irpino Luigi Alfano.

Lo studio, condotto in collaborazione con l’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione G. Pascale e la Sbarro Health Research Organization, ha portato all’individuazione di una molecola chiamata Castalin, estratta proprio dalle bucce delle castagne igp di Montella.

Non si tratta di una nuova cura, ma di qualcosa di altrettanto strategico: un “amplificatore” naturale capace di rendere le cellule tumorali più vulnerabili ai farmaci già esistenti. In particolare, la Castalin ha dimostrato di potenziare l’efficacia degli inibitori di CHK1, farmaci ancora in fase di sperimentazione clinica, aumentando la loro capacità di colpire tumori complessi come il tumore al seno triplo negativo.

Il dato più sorprendente è che la molecola, anche da sola, sembra essere in grado di indurre danni al DNA delle cellule tumorali. Tuttavia, è nella combinazione con le terapie già in sviluppo che si intravede il potenziale più significativo, aprendo la strada a nuove strategie terapeutiche integrate.

Non è la prima volta che il team guidato da Alfano ottiene risultati partendo da scarti agricoli del territorio. Una precedente ricerca aveva già individuato proprietà antitumorali nelle vinacce di uva Aglianico di Montemarano, confermando un modello innovativo che punta a valorizzare ciò che viene scartato, trasformandolo in risorsa per la medicina.

La castagna, dunque, si conferma non solo un prodotto di eccellenza, ma anche un prezioso alleato per la ricerca scientifica, nella sfida globale contro il cancro.

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