Il 31 marzo del 1624 il Viceré don Antonio Alvarez de Toledo ordinò all’auditore generale del regio esercito di recarsi subito a Bagnoli per verificare le accuse presentate dal Sindaco Donato Castellano contro il feudatario il Duca Ferdinando de Mayorga al quale intimava di stare lontano – almeno 30 miglia-  da Bagnoli per non inquinare l’inchiesta.  Ma l’auditore se la prese comoda e l’anno dopo passò la patata bollente alla regia Udienza del Principato Ultra: il Duca aveva parenti potenti a Napoli (il marchese Carlo Tapia era suo zio). (nel ritratto)

Il Sindaco Castellano si era deciso a presentare ricorso per appoggiare il Vescovo di Nusco Michele Resti. Il prelato, originario dell’attuale Dubrovnik, da dieci a capo della Diocesi, era di temperamento autoritario e bellicoso, convinto di dover difendere a spada tratta le sue prerogative in una Diocesi molto litigiosa.

Essendosi schierato apertamente con il Capitolo dei canonici di Bagnoli in guerra perenne contro il predominio dei ricchi e potenti Domenicani ed avendo vietato per ritorsione ai Bagnolesi gli usi civici nella foresta di Fontigliano, aveva buttato benzina sul fuoco di una secolare discordia: il Governatore giunto sul posto fu salutato dai bagnolesi con una fitta e prolungata serie di archibugiate.

Per aver richiamato il feudatario a non interessarsi di cose fuori la sua giurisdizione, in tale disputa aveva trovato anche l’appoggio del sindaco Castellano Donato che, cogliendo l’occasione della lite, ricorse al Re per le oppressioni che i Bagnolesi subivano dal Duca responsabile di eccessi e delitti.  Le accuse erano pesanti: il duca andava di giorno e di notte sempre armato accompagnato da una schiera di “bravi” montellesi. Spargendo ovunque terrore e commettendo infiniti soprusi e violenze. Aveva fatto rapire una “servotta “dalla casa di uno dei principali cittadini bagnolesi e la cosa più grave   era che bestemmiava spesso la Beata Vergine e la SS Trinità.

Quando l’auditore si presentò a Bagnoli il Duca in modo pretestuoso non volle sottoporsi all’interrogatorio e dopo due anni ancora il verbale non era stato spedito a Napoli. Il Vescovo Resti, allora, con un altro ricorso rincarò la serie delle accuse.  A fine 1626, lo stesso Vicerè scrisse al Duca di usare maggior rispetto verso il Vescovo, ma questi ringalluzzito si mise contro il barone di Montella, quello di Cassano. Il Duca di Bagnoli, invece, forse consigliato da suo zio Carlo Tapia, decise di cambiare aria e si procurò di abitare temporaneamente a Volturara. Quando poi il Resti ebbe contro pure il feudatario Giovan Vincenzo Imperiale, il duca di Bagnoli colse l’occasione per accusare il prelato di ogni vizio e corruzione. Un duro colpo dovette incassare anche dall’Università di Nusco, ma tutte le accuse si rivelarono infondate.

Allora il Duca tentò un colpo di mano con i suoi sgherri per eliminare il Vescovo. Nel 1632 il Vescovo denunciò al Re il Governatore generale di Sant’Angelo Oreggia perché aveva cercato di farlo assassinare e comunicava che per difendersi aveva assoldato alcuni giovani montellesi “per guardia e per i suoi servizi”: Jacovo Marano, Vito Bonavitacola e Donato Pizza che avevano anche dovuto subire l’oltraggio di essere “con arbitrio carcerati e poi liberati”.

Fallito tale tentativo, il Duca fu convocato a Napoli per discolparsi. Pareva giunto anche per lui il giorno della resa dei conti. Senonché a Napoli non avvenne alcun interrogatorio perché il Duca “non era potuto uscire dalla sua camera”; anzi inoltrò un altro ricorso.  Il Vescovo Resti stanco e sfiduciato di combattere contro numerosi e potenti nemici, si arrese e chiese di essere trasferito ad Ascoli Satriano (1639) dove morì qualche anno dopo. A Bagnoli invece divenne Feudataria Eleonora, figlia di Ferdinando e di donna Sancya De Gusman y Mendoza (“la bella bellissima duchessa de Bagnuolo”).

Giovanni Marino – (da Fuori dalla Rete Dicembre 2025 Anno XIX n. 4)

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