Il 17 marzo ricorre l’anniversario della scomparsa dell’ingegnere Franco Giannoni, l’uomo che seppe guardare il Laceno con occhi diversi, trasformando un altopiano silenzioso in un luogo vivo, capace di accogliere e sorprendere.

Ma non possiamo dimenticare Tommaso Aulisa, che per primo intuì le potenzialità di questo territorio e ne iniziò a raccontare la bellezza. Ricordarlo oggi, nel giorno dedicato a Giannoni, non significa sovrapporre le storie, ma riconoscere due esempi di lungimiranza che, in tempi diversi, hanno saputo vedere nel Laceno ciò che ancora non era visibile. Due uomini diversi, due visioni complementari, un’unica idea: fare del Laceno un luogo da vivere.

Quando molti vedevano solo una montagna isolata, Aulisa immaginava possibilità; Giannoni aggiunse il gesto concreto dello sport invernale, progettando e realizzando impianti, il centro residenziale e spazi di accoglienza. Senza quella intuizione e senza quella determinazione, oggi probabilmente non parleremmo del Laceno come di una destinazione turistica.

Oggi, però, il tempo sembra sospeso. Le piste restano silenziose e il Laceno sembra aspettare chi sappia raccogliere questa eredità. La domanda che resta nell’aria è inevitabile: chi saprà trasformare questa montagna in un luogo capace di continuare a emozionare e accogliere visitatori?

L’eredità di Giannoni e Aulisa non sono soltanto gli impianti o il villaggio turistico. È uno sguardo: la capacità di vedere ciò che ancora può diventare, di custodire con passione e immaginare con coraggio. È una lezione che interroga: quanto siamo pronti a guardare oltre l’ordinario? Quanto siamo capaci di ascoltare le sollecitazioni dei visitatori, coglierne attese, interessi e desideri, trasformandoli in esperienze autentiche?

Il Laceno possiede tutti gli ingredienti per diventare uno dei più importanti hub dell’outdoor della Campania: chilometri di sentieri, boschi incontaminati, scenari unici e una storia turistica già consolidata. Ciò che ancora manca è un progetto strategico che lo racconti, lo promuova e lo metta in rete con la forza che merita.

Il Laceno non ha bisogno soltanto di gestioni ordinarie. Ha bisogno di visione, responsabilità e continuità. Ha bisogno di uomini e donne capaci di lavorare insieme per far crescere questa montagna e non fermare il cammino iniziato da chi, prima di noi, ha creduto nelle sue potenzialità.

E oggi, mentre guardiamo avanti, il Laceno continua a raccontare una storia che ha due nomi: Franco Giannoni e Tommaso Aulisa. Una storia che chi ha responsabilità oggi è chiamato non solo a ricordare, ma soprattutto a continuare.

Incoronata Vivolo

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