Anche il 1600 fu un “secolo breve” per guerre, carestie ed epidemie. L’indimenticabile prof. Aniello Russo dedicò un romanzo alla Duchessa di Bagnoli Maria Eleonora Mayorga, miscelando notizie storiche con la sua vasta cultura etnologica intrisa di realismo magico.

Nel romanzo, Noè Nicastro – con famiglia di origine ebraica giunta secoli prima a Bagnoli – racconta la misteriosa esistenza di questa nobildonna. In verità, al netto dell’elaborazione attingendo alla cultura popolare, la verità storica ha poco di misterioso, in quanto la Duchessa fu – di nome e di fatto – per prepotenza degna erede del padre Ferdinando de Mayorca, rampollo di una potente famiglia spagnola, che, nonostante l’impegno del potente “zio-conte” Carlo Tapia di farne un nobile educato, ben presto rivelò un carattere orgoglioso, violento e litigioso: un vero e proprio don Rodrigo.

Dall’infelice ed avventuroso matrimonio con donna Sancia De Gusman y Mendona (donna considerata nelle cronache del tempo “bella bellissima”) nacque Eleonora che, nel 1639, alla morte del padre ereditò il Feudo e il carattere dispotico. Quando si presentò per la prima volta a Bagnoli, accompagnata dallo sposo Luigi Strozzi, lei con grande scandalo non solo non volle giurare sui Capitoli Municipali, ma si distinse per abusi e prepotenze, seguendo le orme del padre spietato e vendicativo.

Ecco cosa fece nei confronti di una povera vedova per un insulto rivoltele. Geronima – il racconto è di Noè – che possedeva un folto gregge di capre, stava un giorno in piazza in una cerchia di donne sotto il palazzo ducale. Dal momento che la duchessa, venendo meno ai patti sanciti dagli Statuti, pretendeva anche gli arretrati sul feudo, Geronima aveva iniziato a protestare a voce alta concludendo con un insulto: “Alla Contessa prude, ne sono certa le prude”.

Quando la duchessa lo venne a sapere, infuriata chiamò il Governatore perché la donna, senza nemmeno giudicarla, fosse punita severamente mettendola alla berlina. Nessuno poteva menzionare il suo nome senza pagarne le spese. Così quattro soldati, armati di archibugi, prelevarono Geronima dalla sua abitazione e strappandola dalle braccia dei suoi tre figli, tutti minorenni, la rinchiusero in una cella del castello.

La mattina dopo, mentre l’intero paese si defilava dallo spettacolo ignominioso, la donna venne portata in giro per il paese a cavallo di un asino. Il banditore, palesemente contrariato, gridava: “Cittadini uscite tutti a vedere Geronima disgraziata! “Quando il corteo sbucò in piazza, Geronima stava supina sull’asino, legata al basto, e mostrava nuda alla vista di tutti gli organi genitali. Ai fianchi della bestia pendevano due tavolette, che recavano la scritta: “Mi prude la cionna”. Un soldato guidava l’asino stringendo la testiera nella destra, un altro camminava a fianco all’asino e con violenza infliggeva colpi di frusta sull’inguine nudo della poveretta; quattro militi chiudevano il corteo con gli archibugi pronti a far fuoco.”

Nonostante l’assenza di pubblico, da tutti la sfilata punitiva fu ritenuta intollerabile, offensiva e vergognosa. In seguito, la malcapitata sporse invano denuncia. Qualche anno dopo, quando nel 1647 Masaniello sollevò il popolo napoletano, anche a Bagnoli si ebbe una fiammata popolare, anche se destinata a spegnersi, proclamando la decadenza della Duchessa e la fine del Feudalesimo. Almeno per qualche giorno.

Giovanni Marino  (da Fuori dalla Rete Marzo 2026 Anno XX n. 1)

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