Il contributo della bagnolese Marisa Cione alla Mostra per il Centenario della Radio a Brindisi
di Antonio Camuso
Il 13 febbraio scorso, con il patrocinio dell’Unesco, si è celebrato in tutto il mondo, il World Radio Day, la giornata Mondiale della Radio. Quest’anno, in Italia, tale ricorrenza ha coinciso con il Centenario della Radiodiffusione pubblica e il 70esimo delle trasmissioni televisive della RAI. Una RAI erede dell’azienda radiofonica pubblica alla cui nascita aveva contribuito lo stesso Guglielmo Marconi e che mosse i primi passi nel 1924, con la denominazione iniziale di URI (Unione Radiofonica Italiana) traformatasi nel 1928, in E.I.A.R. quando il Duce, alla vigilia del plebiscito-farsa del 1929, comprese che la Radio potesse divenire la voce ufficiale del Regime Fascista.
Generosi finanziamenti e agevolazioni statali alle aziende del settore, in primis le consociate della Marconi, la Fiat, Pirelli, ecc, fecero proliferare trasmettitori su tutto il territorio nazionale al fine di coprire le aree lacunose nella ricezione, a iniziare dal Meridione.
L’EIAR delle canzonette, del Trio Lescano, di Rabagliati, dell’orchestra Angelini, dell’Italia che sogna le mille lire al mese o ricevere un milione di lire dal signor Bonaventura, a metà anni Trenta, si evolve in tromba guerriera per avventure coloniali, quali quella libica ed etiopica, poi quella legionaria al fianco di Franco, e infine per sostenere l’ingresso dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale. L’annuncio per radio dell’armistizio dell’8 settembre 1943 illuse gli italiani di un’immediata fine della guerra, invece per ulteriori 18 mesi, essa seminò altro sangue e dolori nel nostro Paese.
La Resistenza e la Liberazione di cui quest’anno il 25 aprile celebreremo l’80esimo, ridiedero speranza e poi certezza nell’Italia Repubblicana e costituzionale. Quella voce che scaturiva dagli apparecchi radio accompagnò il popolo italiano nel cammino della ricostruzione, nel miracolo economico sino all’alba di una nuova era con l’ingresso del piccolo schermo TV nelle case degli italiani e… tutto non fu più come prima. Per chi ha vissuto quell’ultima fase iniziatasi nel lontano 1954, oggi rimane sconcertato dal continuo susseguirsi dell’evoluzione tecnologica e l’avvento dei social e addirittura atterrito dinanzi alla possibilità che l’Intelligenza Artificiale possa togliere agli umani la prerogativa sulle attività intellettuali e scientifiche, sino al rischio di stravolgimento del ruolo dei Media.
A Brindisi, la città in cui risiedo, dal 13 al 17 febbraio 2025, a cura dell’Archivio Storico Benedetto Petrone-APS, di cui il sottoscritto è Presidente, è stata presentata al pubblico la Mostra sul Centenario della Radio; un evento tenutosi presso i suggestivi locali dell’exConvento di Santa Chiara, adiacente al Duomo e al Museo provinciale, in pieno centro cittadino.
Una Mostra a carattere divulgativo-didattico ma capace di interagire con il visitatore qualunque genere o età fosse. Un obiettivo raggiungibile superando la mera esposizione di apparecchiature e strumenti elettronici messi in mostra da un privato collezionista, come il sottoscritto, mettendo a corredo del percorso cronologico degli stessi, la documentazione originale dell’epoca che generi nel visitatore la sensazione di viaggiare nel tempo.
Questa scelta ha prodotto l’inequivocabile successo testimoniato dalle centinaia di visitatori che hanno apposto la loro firma nel registro d’ingresso e dall’entusiasmo di molti di loro nello sfogliare giornali e riviste che sembravano stampate appena il giorno prima ed invece giunte in edicola, ottanta, novanta se non proprio cento anni fa.
Tra un ricevitore Philips del 1936 e un Telefunken del 1938, i Giornale d’Italia che annunciavano nel 1932 l’inaugurazione della stazione di Radio Bari, o nel maggio 1936 la fondazione dell’Impero e la conquista dell’Etiopia, o ancora nel luglio 1937, la morte di Guglielmo Marconi, ed a seguire il Giornale d’Italia del 11 giugno del 1940 con la dichiarazione di guerra dell’Italia.
Un “Voce del Padrone” del 1942, in radica di noce, si accompagnava con il Radiocorriere del 1941 denso di bollettini di guerra e messaggi delle famiglie ai combattenti lontani, o ancora un Corriere della Domenica e le sue tavole a colori esaltanti l’ultima resistenza italiana in Africa Orientale a Gondar. Particolare interesse dei visitatori era attirato dalle splendide immagini a colori di un raro Signal del novembre 1942 esaltante l’illusoria avanzata delle truppe dell’Asse verso Stalingrado.
A chi mi domandava da dove provenisse quell’eccezionale materiale documentario ( più volte ho accolto con un sorriso l’ingenua domanda di giovanissimi studenti:-“Ma sono veri?-) ho risposto consigliando di leggere quanto scritto sul talloncino ingiallito posto al margine della prima pagina dei quotidiani:-“prof Rodolfo Domenico Cione, Bagnoli Irpino”-. E a completamento di questa risposta spiegavo loro che quei giornali facevano parte di una poderosa emeroteca che una gentile signora, Marisa Cione, di un piccolo ma bellissimo paese dell’ Irpinia, aveva concesso al sottoscritto e alla sua associazione di catalogarla e, quando possibile, far rivivere quei fogli stampati tanti anni fa, attraverso eventi culturali, quale “il Centenario della Radio”.
Una dimostrazione ulteriore su come nel nostro Meridione, che custodisce tali tesori, vi siano persone che vogliono valorizzare e trasmettere alle nuove generazioni la memoria del proprio passato e delle proprie tradizioni.
Nel novembre scorso una prima sessione di questa mostra era andata “in onda” in forma sperimentale presso l’Istituto Tecnico Carnaro di Brindisi, ospitata in un Open Day e ricevendo consenso tale che la dirigente scolastica ne aveva richiesto il prolungamento espositivo al fine di proporre una sessione tematica su “Radio e Novecento” alle Quinte classi.
In quell’occasione la signora Cione nel riceverne notizia mi manifestò il suo entusiasmo e da parte mia le formulai, non solo i ringraziamenti d’obbligo , ma anche la riconoscenza nel concedermi l’onore di portare un pezzo di storia irpina , tra i giovani della regione ove risiedo. Quale miglior occasione far conoscere a quei giovani studenti che nel Meridione vi sono persone come la signora Marisa che credono che la cultura sia un valore da condividere e vivere in piena solidarietà ed amore?
Antonio Camuso
(da Fuori dalla Rete Marzo 2025, anno XIX, n. 1)
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