Il Laceno, comune di Bagnoli Irpino, poco meno di tremila abitanti, si trova in una conca carsica immersa nel verde dei Monti Picentini, a quota 1100 metri, contornato da cime come il Cervialto – 1809 metri, la vetta più alta del Parco Regionale – e il Rajamagra: al centro dell’altopiano, l’omonimo lago che prende il nome dalla località.

È l’unico impianto sciistico della Campania, da otto anni parzialmente chiuso. Dal 2022 la ditta Doppelmayr Italia S.r.l. è impegnata a realizzare le nuove seggiovie della ski area Laceno-Rajamagra, inutilizzabili dal lontano maggio 2017. Gli interventi riguardano la sostituzione degli impianti funiviari già esistenti, senza nuove costruzioni: un percorso che punta a ridurre l’impatto ambientale e il consumo energetico, con seggiovie più silenziose e più sicure per chi ne usufruirà, come ci spiegava il sindaco Filippo Nigro.

A quattro anni e mezzo dall’approvazione del progetto definitivo, avvenuta in regime commissariale, è stato raggiunto un obiettivo decisivo: la seggiovia Settevalli è stata collaudata. Una sfida complessa, che ha richiesto scelte amministrative e tecniche non scontate per evitare la perdita di un finanziamento pubblico di oltre 12,5 milioni di euro per il rilancio della stazione sciistica del Laceno.

L’Amministrazione comunale ha seguito con cura e attenzione l’intero iter, mentre alla realizzazione dell’opera hanno lavorato in sinergia l’architetto Antonio Verderosa, con gli ingegneri Massimiliano Rogata, Soccorso Pullo, Pier Paolo Grassi e la stessa Doppelmayr Italia S.r.l., che – dopo l’aggiudicazione dell’appalto integrato – ha curato la progettazione esecutiva.

Accanto al collaudo della Settevalli, prende forma anche il futuro gestionale dell’Altopiano: l’affidamento in concessione della gestione delle funivie e la realizzazione di nuove strutture turistiche, estive e invernali, è affidato alla Laceno Live Srl. Il contratto avrà durata trentennale, per un valore complessivo di oltre 30 milioni di euro, e prevede anche il recupero dei tre rifugi: a valle, intermedio e in cima.

Una data di apertura degli impianti non c’è ancora, ma il principio alla base del rilancio dell’Altopiano resta solido: la risorsa è la montagna, in tutte le sue stagioni. Le proiezioni climatiche dei prossimi decenni infatti parlano chiaro: la stagione della neve e dello sci si restringe progressivamente – anche di 4/6 settimane, secondo le stime più recenti – ed è destinata a ridimensionarsi ulteriormente.

Abbiamo davanti un patrimonio attrattivo a cui va riconosciuto il giusto valore, da promuovere con l’obiettivo di portarlo al riconoscimento che merita, generando nuovo valore. Ma va fatto partendo da una consapevolezza: il modello turistico legato esclusivamente alla neve è arrivato al capolinea, e va ripensato in una chiave più responsabile e sostenibile.

E questa non è un’ipotesi teorica. Il modello turistico delle Dolomiti si sta evolvendo rapidamente da mono-stagionale, sci-centrico, a un’offerta multi-stagionale ed esperienziale. Per rispondere ai cambiamenti climatici e all’incertezza dell’innevamento, la strategia punta su escursionismo lento, cicloturismo, gastronomia locale e benessere in quota, nel rispetto dell’ecosistema alpino.

Un altro esempio – raccolto dal report Nevediversa di Legambiente – arriva dalla Val Maira, in Piemonte, che ha costruito la propria identità turistica attorno alla tutela del paesaggio, alla rete dei sentieri, all’escursionismo e all’ospitalità nei piccoli borghi, trasformando la marginalità rispetto ai grandi comprensori sciistici in un elemento distintivo. In Val Germanasca la trasformazione è passata dal recupero del patrimonio industriale: gli impianti di risalita sono diventati un accesso all’Ecomuseo delle Miniere di Prali, intrecciando sport, memoria e cultura locale. Il progetto di land art Arte Sella, in Trentino, rappresenta ancora un’altra possibilità: un bosco di cinque ettari è diventato uno spazio espositivo permanente di arte contemporanea, capace di attrarre visitatori lasciando scoprire loro il rapporto tra creatività e ambiente. Il Monte Tamaro, in Svizzera, racconta invece una vera riconversione dopo il crollo dello sci: smantellati i cinque ski-lift, la località ha ripensato la propria offerta puntando su nuove forme di fruizione della montagna. È stato realizzato un parco avventura, sono state introdotte una slittovia e una tirolese; a completare il nuovo modello, una rete di sentieri potenziata per le escursioni e una stazione termale aperta tutto l’anno.

Ora magari è più semplice intuire i motivi per cui la riapertura del Laceno non riguarda solo il Comune, ma l’intera provincia e, in prospettiva, l’intera regione, per l’impulso che può offrire in termini di economia e sviluppo dei territori. Una presa di coscienza che impone di guardare a un turismo di qualità, a progetti integrati, a politiche turistiche vere, il che significa pretendere un’adeguata educazione e formazione sul turismo e sulla montagna, capace di coinvolgere ogni livello, dalle amministrazioni agli operatori.

L’Irpinia può rispondere a questo generale ripensamento solo come territorio: non il Laceno da solo, non Bagnoli in un angolo, ma senza confini municipali, insieme a Calabritto, Caposele, Lioni, Montella e Nusco. Non a singhiozzo, ma dodici mesi l’anno, cominciando finalmente a definire obiettivi, strategie, azioni, risorse e tempi per una montagna che non può più vivere solo d’inverno, né lasciarsi trascinare di sagra in sagra, da un evento una tantum all’altro.

Il collaudo della Settevalli è un passo concreto. Ma da solo non basta: è l’occasione per riconoscere, finalmente, che leggere – o rileggere – questi spazi non significa vedere nei vuoti e nelle contraddizioni solo i segnali di un modello in crisi, ma anche un’opportunità da costruire insieme.

https://www.orticalab.it/Il-Laceno-collauda-la-seggiovia-Settevalli-ma-la-vera-sfida-e-un-nuovo-modello-di-turismo

Condividi questo articolo

Commenti

Articoli correlati