Il nostro è un tempo triste. Un tempo in cui, direbbero Pasolini e Marcuse, siamo solo numeri e il senso della nostra vita si riduce a quello di “consumatori”. Il soddisfacimento di bisogni effimeri, apparentemente impellenti ed imprescindibili, ci proietta nell’unica dimensione che sembriamo riconoscere: quella del presente. La Storia è sconosciuta ai nostri cellulari intelligenti, quindi non esiste e, se esiste, non ha alcuna importanza o influenza sulle nostre vite.

Ma, aggiungo io, il Futuro è soltanto quello tanto prossimo che tra un minuto avrà perso ogni significato, perché anch’esso sarà diventato Passato e dunque Storia, da accantonare. E non riconosciamo alla parola Futuro nessun altro senso. Semplicemente esso non ci interessa. E sembra non interessare neanche alla nostra mediocre classe politica (non solo quella italiana): persa dietro il sondaggio quotidiano, corre disperatamente dietro le risposte del “giorno per giorno” e ha smarrito ogni capacità, o comunque voglia, di pensare e agire secondo visioni di largo respiro. La cosiddetta Dittatura del Presente, della quale hanno discusso filosofi, teologi, economisti, si esplicita cioè, con tutte le sue nefaste conseguenze, in quello che qualcuno ha chiamato “negazionismo” dei nostri tempi.

Quando neghiamo l’evidenza scientifica del riscaldamento globale; quando non riusciamo a modificare i nostri comportamenti così aggressivamente usuranti del bene più prezioso che ci è stato dato, l’ambiente; quando guardiamo immagini televisive che ci mostrano orsi bianchi alla deriva, incendi che distruggono milioni di ettari di bosco, fiumi e mari pieni della plastica prodotta in pochi decenni, deserti che avanzano, stagioni che sembrano completamente sballate; quando ascoltiamo governanti dei paesi più inquinanti del modo dire che il riscaldamento globale è una bufala, un complotto per fermare l’avanzata dell’occidente o della loro nazione, e poi continuiamo a votarli; quando il ritorno della guerra con carri armati e con armi ancora più letali ci lascia indifferenti e continuiamo a pensare che non ci riguarda; quando vediamo milioni di persone scappare dalle proprie case e decine di migliaia di bambini, donne e anziani morire sotto le bombe di sanguinari capi di governo; quando succede tutto questo e noi non ci indigniamo, dimostriamo di essere indifferenti al futuro, di non interessarci al mondo che stiamo lasciando a quelli che verranno dopo di noi. Semplicemente pensiamo che il nostro futuro finisca oggi, al massimo stasera. Agiamo come se la soddisfazione immediata dei nostri desideri o, più nobilmente, dei nostri “bisogni”, sia non la priorità assoluta, ma la priorità unica.

Il futuro, stiamo dicendo, non esiste

Quando un italiano su cinque pensa che la Shoah è una invenzione degli ebrei o che, comunque, è stata esagerata nei numeri; quando sempre per un quinto degli italiani Mussolini è stato un grande statista che ha solo commesso qualche sbaglio; quando lasciamo che tanti ragazzi (senz’altro figli di qualcuno) vadano in giro la notte ad imbrattare mura e porte con scritte che non vedevamo da più di ottant’anni, che inneggiano al nazismo; quando accettiamo che tanti comuni ormai rifiutino di festeggiare il 25 Aprile perché è una “festa divisiva”, come forse nemmeno Almirante aveva avuto mai il coraggio di dire; quando ci lasciamo scivolare addosso tutto questo, come se fossero cose naturali, stiamo dimostrando non solo e non tanto che la Storia non ci ha insegnato niente, ma più semplicemente che  il Passato non ci interessa, che non ha alcuna importanza, che non può insegnare niente a nessuno.

Del resto il giornalista che ha scritto e detto che “Il Fascismo non può tornare” (magari subito dopo che il Telegiornale ci ha informato della scorta che è stato necessario dare a Liliana Segre), qualche decennio fa, intento ad osannare altri potenti di turno, da qualche anno non fa che osannare fascisti o ex fascisti.

Il Fascismo non è affatto passato di moda.

E la destra italiana, nell’ultimo quarto di secolo, lo ha praticamente sdoganato. In nome della libertà delle idee certi settori di quella destra hanno dimostrato di non essersi mai veramente emancipati, rispetto al Fascismo. Anzi, gli fanno l’occhiolino e mai come oggi i fascisti si sono sentiti coperti e giustificati.

Mai come ora, quindi, io penso sia necessario parlarne. Partendo da una considerazione che viene sempre di meno: il Fascismo è un reato!

A chi ignora la Storia, la frase “Il Fascismo è un reato” può sembrare uno slogan coniato da chissà quale pericoloso estremista, magari oppressore della libertà di pensiero, di azione, di parola.  Credo perciò opportuno evitare commenti e limitarmi a citare o riportare fedelmente le fonti legislative che lo affermano, in maniera chiara, inequivocabile e circostanziata. Mi limito ad osservare che tali fonti trovano fondamento nel fatto che la nostra Costituzione è dichiaratamente antifascista.

XII disposizione transitoria e finale della Costituzione Italiana:

“E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. In deroga all’art. 48, sono stabilite per legge, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.”

Legge n. 645 del 25.6.1952 (legge Scelba)

Art. 1: “Ai fini della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione, si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione o un movimento persegue finalità antidemocratiche proprie del regime fascista, esortando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principii, fatti e metodi del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista”.

Art. 2: “Chiunque promuove od organizza sotto qualsiasi forma la ricostituzione del disciolto partito fascista a norma dell’articolo precedente è punito con la reclusione da uno a tre anni… “. 

Legge n. 105 del 25 giugno 1993 (legge Mancino):

  • Punisce i gesti, le azioni e gli slogan legati all’odio razziale;
  • Vieta manifestazioni, emblemi e simboli propri delle organizzazioni nazifasciste e l’esaltazione pubblica di esponenti, principi o metodi del fascismo, anche se non finalizzati alla rifondazione del partito fascista;
  • Autorizza l’arresto in flagranza quando si procede per i precedenti reati.
  • Prevede la condanna da sei mesi a due anni per “chi pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti e metodi del fascismo…”.
  • E, parafrasando, ho detto tutto!

Luciano Arciuolo – (da Fuori dalla Rete Giugno 2026 Anno XX n. 2)

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