La giustizia e la realtà: due mondi agli antipodi

di Gianpiero Mastandrea

Qualche settimana fa, alla liberazione della cooperante internazionale Silvia Romano, c’è chi gridò allo scandalo per i presunti 4 milioni di euro pagati per il riscatto. Posizione per certi versi opinabile, ma legittima. Peccato che un caso, quello sì, davvero vergognoso, consumatosi appena un mese fa, non abbia guadagnato spazio nei talk-show di prima serata.

Il signore nella foto è Bruno Contrada, ex-poliziotto ed agente segreto del SISDE ed una delle ambigue figure istituzionali che operarono in quella torbida e disgustosa stagione delle stragi di mafia. Nel 1992 viene arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa e condannato in via definitiva nel 2007. Tra le responsabilità accertate vi sono l’agevolazione della latitanza e il supporto prestato a membri di Cosa Nostra del calibro di Totò Riina e Stefano Bontate. Fin qui, disprezzo a parte, nulla di strano.

Senonchè, nel 2015 interviene la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, stabilendo che Contrada non andava processato, perché la definizione di concorso esterno in associazione mafiosa, all’epoca dei fatti, non essendo espressamente sancita da un’apposita norma del codice penale, non risultava sufficientemente chiara e, dunque, l’ex-poliziotto non poteva conoscere le pene in cui sarebbe incorso. Attenzione, però: la Corte europea non entra nel merito del processo, valutando il merito delle accuse, ma si limita ad individuare un vizio procedurale. Ciò significa che quanto appurato nel corso del processo resta, purtroppo solo nei fatti, assolutamente vero e dimostrato. Tuttavia, nel 2017 la condanna viene revocata e Contrada si trova nella posizione di chiedere un risarcimento dei danni per ingiusta detenzione. Risarcimento che ottiene nell’aprile di quest’anno, per una somma di 667.000 euro. Soldi che che pagherà lo Stato e, dunque, noi cittadini.

Una persona che, mentre uomini come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino rischiavano e perdevano la propria vita nella loro lotta alla mafia, aiutava quelli stessi mafiosi che caricavano le auto di tritolo con cui facevano saltare in aria lo svincolo di Capaci e Via d’Amelio. Non è possibile esprimere lo schifo e il disgusto che si prova nel sapere tutto questo. E come Contrada, ci sono tanti altri personaggi delle istituzioni, noti e non, che in quelli orribili anni, per motivi politici o per sporchi interessi personali, diedero il loro beneplacito a Cosa Nostra, fino a scenderci a patti. Ed è, infatti, allucinante quanto la stampa, i media in generale e l’opinione pubblica, in buona e in malafede, non appaiano minimamente turbate o interessate al fatto che, in maniera ormai accertata, la trattativa Stato-Mafia c’è stata ed è stata la base delle stragi del 1992-1993, che tante persone innocenti hanno ucciso.

Ma, alla fine, ciò che resta è una giustizia italiana ed europea vivente nell’iperuranio, che, in virtù di mere disquisizioni giuridiche, rifiuta la realtà dei fatti.

D’altronde, voi, al posto di Contrada, avreste mai pensato di stare commettendo un illecito aiutando delle oneste e brave persone come Totò Riina?

Secondo la Corte Europea no.

Gianpiero Mastandrea

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