La Madre è una scultura in terracotta lasciata nella sua nudità materica, attraverso la quale Maria Rachele Branca interviene nel punto più umano e drammatico della narrazione cristiana: la Deposizione della XIII stazione della Via Crucis.
Qui, il titolo sottrae la figura mariana alla sua dimensione teologica per ricondurla a una condizione universale: “la” madre, emblema della cura e, in senso paradossale, anche del lutto. In questa sospensione, Maria Rachele Branca abbandona ogni retorica del sacro per restituire la dimensione più fragile e terrena della Madre di Cristo, dando forma allo straziante gesto materno di un corpo che tenta invano di sostenerne un altro.
La sua postura appare sbilanciata dallo sforzo di sostenere un peso insostenibile: ciò che resta è l’inerzia di quel corpo, in un disperato “urlo” silenziato, che si discosta dalla compostezza formale delle 𝑃𝑖𝑒𝑡𝑎̀ rinascimentali. L’opera si colloca così in uno spazio di transizione, in dialogo tanto con la scultura votiva quanto con la più ampia tradizione mediterranea del lutto, dove l’esposizione del corpo esanime si fa luogo di memoria e di permanenza.
Infine, la scelta della terracotta rafforza tale orizzonte di senso, lasciando che la nuda materia terrosa entri in risonanza con l’evocata carne dell’𝑈𝑜𝑚𝑜 e di richiamarne simbolicamente le origini e il destino di “polvere alla polvere”.
L’opera è stata donata e venduta per l’asta benefica organizzata da BabbaAlRum: un evento solidale a favore degli ammalati indigenti, tenutosi il 24 gennaio 2026 presso l’ex Carcere Borbonico di Avellino.
Testo di Rossella Della Vecchia

Commenti
Per visualizzare i commenti Disqus devi accettare i cookie Marketing.