La Sagra e la sindrome da piccolo borgo

di Gianpaolo Iuliano

vi aspettavo al varco e siete arrivati puntuali. Stavolta, però, tocca ringraziarvi, perchè finalmente sono riuscito a definire il problema alla base del “nostro” essere cittadini di un infinitamente piccolo paesino. Ho letto roba in questi giorni e tra post, commenti, critiche (costruttive e non) ho messo appunto una mia teoria: soffriamo (chi più, chi meno) di quello che io chiamo “Sindrome da piccolo borgo” e, nei periodi subito dopo la sagra, questa sindrome è ancora più marcata e visibile del solito. Partiamo dal principio ed illustriamo innanzitutto i sintomi:

  • Amare il mito più della realtà
  • La nostalgia come rifugio
  • La consapevolezza di star invecchiando

Partendo dal primo, nella sindrome da piccolo borgo si manifesta una contraddizione quasi paradossale: si sopravvaluta il proprio paese, ma senza comprenderne davvero il valore. È un’illusione collettiva che confonde l’orgoglio con la conoscenza. Nel borgo la tradizione è sacra… almeno a parole. Si celebra un patrimonio di storia e cultura che, in realtà, quasi nessuno conosce davvero. La retorica è sempre la stessa: “abbiamo questa tradizione, abbiamo quella”, ma i cittadini non sanno nemmeno cosa significhi viverle. La Sagra diventa così lo specchio di questa contraddizione: ci si lamenta (e dico io giustamente) della mancanza di eventi culturali, mentre la vera domanda da porci è: siamo in grado di offrire quel poco (perchè è poco, non sopravvalutate tutto come al solito) che abbiamo?

Per quanto riguarda il secondo sintomo, abbiamo sempre la tendenza a considerare quello che è stato come modello da ripete a tutti i costi, senza considerare che gli anni passano, il mondo cambia e, di conseguenza, anche tutta la giostra si complica. La sagra è l’emblema di questo e no, non è (solo) una questione di spazi ed eventi che prima c’erano ed adesso non ci sono più. Quello che percepisco io, che sono un puntino minuscolo, è che non volete capire che il mondo 10/15 anni fa era completamente diverso da come è adesso. Ancora mi stupisco (e ormai non dovrei più) del fatto che non ci si rende conto di una cosa che viviamo ogni giorno: il nostro potere d’acquisto è calato drasticamente. Non sarò io di certo a spiegarvi la teoria ma posso darvi un esempio pratico: Cinque anni fa una famiglia con 50 euro poteva comprare cibo e bevande per tutti i membri alla Sagra. Sfamatela adesso una famiglia con 50 euro ad una sagra (e non sto dando la colpa a chi vende, perché il potere d’acquisto vale per ogni singola persona). Magari, il problema non è la mancanza di eventi o convegni (dimenticavo dell’incredibile affluenza negli anni passati, smemorato io) ma il fatto che, semplicemente, la gente non può più permettersi certe spese. Il problema in questo caso come lo si risolve? chiediamo di abbassare i prezzi? uhm, non lo so.

Terzo sintomo: i temutissimi giovani. I giovani come fonte di caos e alcol, come gruppi di sovversivi organizzati e black block. Ragioniamo un attimo su una cosa: ok, chiudere tutto al 1 di notte può limitare il rischio di risse e controllare maggiormente questi incredibili criminali che girano in città. Tuttavia, questa logica è ridicola: una persona può bere durante il giorno quanto vuole, e la Sagra non è un parco giochi pensato solo per famiglie. Il problema non sono i ragazzi, ma l’idea stessa che l’evento debba essere “totalmente controllabile” o esclusivamente adatto alla borghesia (che poi, v voglio ben, lu vino piace pur a li 50enni). Dipingerli come un pericolo riflette solo la mentalità da piccolo borgo: la realtà è che il divertimento senza freni è in parte naturale e inevitabile in una festa popolare aperta a tutti. Un giorno il problema erano i “rave” (io non dimentico), oggi è Carlone che ti vende la birra alle 1:01 di notte… L’anno prossimo quale sarà? “Non è un paese per giovani”, bel film.

Comunque, rilassatevi. La sagra è finita, la vita a Camelot scorrerà come sempre e cambierà tutto per non cambiare nulla… Integrare il vecchio per farlo convivere con il nuovo… il “si stava meglio prima” non ha mai funzionato in nessun ambito e la sagra non sarà l’eccezione. Pace e amore abitanti di Camelot, la vostra Excalibur è ancora nella roccia.

Giampaolo Iuliano

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