La solidarietà tra poveri nel diario di una bambina bagnolese. Dinanzi all’orrore di Gaza: restiamo umani

di Antonio Camuso

La censura sin qui imposta sui media occidentali, compresi i media italiani, sulla cruda realtà di ciò che realmente avviene a Gaza da ormai due anni, si è incrinata dinanzi all’indignazione delle opinioni pubbliche mondiali, facendo sì che ciò che quotidianamente Al Jazheira trasmetteva al costo della vita di decine di suoi corrispondenti, è divenuta un’incontrovertibile realtà: Genocidio!

Quale studioso della storia della Seconda Guerra mondiale, amo vedere i film che ne narrano le vicende, ma i miei gusti cinematografici, sono rimasti quelli del ragazzo di un tempo, molto semplici: aborrisco le scene di violenza gratuita ed in cui l’horror senza filtri è per lo spettatore una forma di autoassoluzione dei peggiori istinti ,che segretamente coltiva nel cuore e nella mente.

Purtroppo devo ammettere che quello che stiamo assistendo, se fosse trasposto in una sceneggiatura cinematografica, si trasformerebbe in un colossal da dieci premi Oscar, per l’aver mescolato gli aspetti più truculenti e angoscianti di film del genere Terminator, Predator, Zombie, ecc.

Da figlio di militare di carriera, Gino Camuso, di Montella, combattente nel secondo conflitto mondiale, ho assorbito da mio padre il ripudio della guerra e in particolare di quella totale, “senza limiti”, come definita dall’attuale Papa Leone, successore di Francesco. Essa è l’erede della forma guerra che nel Novecento sin dati i complessi militar-industriali di un Occidente che transitava velocemente dal vetero-colonialismo al capitalismo imperialista sino a oggi dell’era post-globalizzazione. Guernica è ritenuta l’antesignana degli Olocausti di cui si macchiarono Alleati e le nazioni aderenti al Patto d’Acciaio/ Asse: le stragi di civili su Dresda , Amburgo, Napoli, Tokio per giungere all’Apocalisse Atomica per suggellare una Pace imposta e definita Guerra Fredda, con la Spada di Damocle della distruzione dell’Umanità con l’Olocausto nucleare.

Nella vicenda di Gaza, ridotta a una copia conforme di Hiroshima i cittadini superstiti, i gazauiti, sono morti viventi che camminano, senza più futuro perché gli si sono stati distrutti tutti i riferimenti cui l’essere umano si sopraeleva dalla razza animale, costruendo legami sociali e di mutua solidarietà sono azzerati: i figli, le mogli, le madri, gli ospedali, le scuole, le moschee e le chiese, i forni e i negozi, gli alberi e i campi, negata la pesca, negato accesso all’acqua, al cibo, ai servizi igienici, eppure…c’è un popolo che non vuol soccombere resistendo a ogni negazione imposta.

Mi sono domandato se nei pianificatori del massacro e dell’affamamento collettivo seguano un algoritmo ben studiato sull’antropologia e sui meccanismi che governano l’evoluzione umana: distrutto l’apparato militare di Hamas, come annientare per le prossime generazioni ogni volontà di rivalsa né tantomeno di poter autodeterminare il proprio destino? La disumanizzazione del conflitto è innanzitutto riportare allo stato animale la collettività, la nazione, il popolo, il clan contrapposto. Questa regola, che noi definiremmo barbarica attribuendola agli anni più bui del nostro Medioevo, invece appartiene alla spietata logica di quella civiltà cui si richiamano le norme del diritto dell’Occidente cristiano: quella dell’antica Roma nella fase culminante dell’Impero. Questa mia amara riflessione può fornire una pur flebile spiegazione su tanta ignavia da parte dei governanti della civile Europa nell’incapacità di condannare esplicitamente ciò che sta avvenendo a Gaza e impedisce loro di mettere in campo tutte le opzioni per indurre Israele a fermare il massacro, comprese le stesse adottate contro la Russia di Putin?

La mia è profonda repulsione verso questa classe politica italiana ed europea che assiste e nega il genocidio, in nome del” Pecunia non olet”, per i ricchi commerci di armi e moderne tecnologie con Israele e per il ruolo di questo Stato stragista a essere il gendarme sulle rotte del petrolio e del gas. Una classe politica che rimanda alle calende greche, nonostante una precisa risoluzione ONU di 80 anni fa, sul riconoscimento dello Stato di Palestina, avvallando così le politiche omicidiarie del governo Israeliano.

Affamare, mettere gli uni contro gli altri per contendersi una medicina, una bottiglia d’acqua, un tocco di legno per cucinare, un sacco di farina, è l’arma più disintegrante nei confronti di una collettività. La cosiddetta guerra tra poveri è stata sempre la base fondamentale per rendere millenario il potere più spregevole e oppressivo. Chi è sopravvissuto nei lager, dalle camere a gas, per decenni ha portato con sé il rimorso di aver negato al vicino agonizzante la patata mezza marcia, la cipolla, un pezzo di pane ammuffito raccattato nel bidone della spazzatura degli aguzzini, Ho raccolto la testimonianza da parte della figlia di un bagnolese, che visse quell’esperienza, e addirittura, per fame accettò di fare il becchino dentro un lager, spesso portando all’incenerazione, suoi commilitoni agonizzanti e che non avevano ancora esalato l’ultimo respiro. L’istinto di sopravvivenza che gli aveva permesso di ritornare vivo a guerra finita, fu sostituito dagli incubi notturni della coscienza, minandone per sempre il fisico e lo stesso equilibrio psichico.

Nell’animo dei pianificatori politico-militari israeliani di questa politica di coercizione verso l’animalesco (da loro negata, oggi 28 luglio 2025, Netanyau nega che vi sia fame a Gaza, nonostante le immagini del peggior Biafra di antica memoria), cova una specie di rabbia inconsulta e di frustrazione per quest’obiettivo fallito dopo due anni di massacri. Quel popolo che vive a fianco a fianco nelle tende e che sopravvive dividendosi quel poco che riesce a conquistarsi sotto il piombo e le bombe facendo la fila, non ha perso il senso dell’umanità, altrimenti lo vedresti alzare bandiera bianca e dirigersi al confine per abbandonare quel deserto di rovine.

E’ l’umanità che solo i “poveri, gli umili”, che San Francesco d’Assisi esaltava quali immagine veritiera di Cristo, possono esprimere nei momenti di maggiore difficoltà e che è tutt’altro dalle schizofreniche teorie suprematiste del “prima gli italiani, ” utilizzate a destra e manca per creare repulsione, lo schifo per il senza tetto, l’homeless, il migrante giunto nudo e crudo sulle nostre coste, ecc.

 Il sottoscritto è tra coloro che dall’inizio del conflitto, si son fatti promotori a Brindisi di manifestazioni per la fine del massacro, per l’autodeterminazione del popolo palestinese, vedendo crescere esponenzialmente il numero e la trasversalità dei partecipanti a cortei, sit-in, fiaccolate, preghiere, ecc. Nella sola Brindisi dove vivo, si è passati da meno di 30 manifestanti a oltre 1500, in un crescendo d’indignazione, prodotto su molti da un rigurgito di “buona coscienza” dopo una lunga fase di ottenebramento mediatico. Tutti noi attivisti sappiamo che questi numeri, se pur crescenti, ancora non bastano e che occorrerà molto lavoro e impegno affinché questo scatto di umanità si propaghi all’interno di quelle fasce sociali che per timore, o semplice sudditanza sino a questo momento hanno permesso che la civile Italia, la culla del diritto per eccellenza, vergognosamente oggi continui a mettere la testa sotto terra per negare l’innegabile genocidio e il diritto al popolo palestinese ad avere una forma-Stato in cui riconoscersi.

Alcuni anni fa il compianto nostro amico, Vik Vittorio Arrigoni, attivista e cooperante volontario, nonché giornalista a Gaza, fece pressione al gruppo Pro-Gaza di Brindisi, (il cui esponente era Pino Marella, un ex militante di Lotta Continua, poi per l’Autonomia  Operaia volontario nell’80, nell’Irpinia terremotata) di promuovere una campagna di raccolta di medicinali da inviare nella Striscia.  Tra le situazioni contattate fu quella di Calitri dove dei giovani di Sinistra, ricordo se non erro un Angelo e la sua ragazza, si erano attivate in tal senso. Quando mi recai a Calitri, insieme a mio figlio, avemmo da questi bravissimi ragazzi una bellissima testimonianza della solidarietà che quel paese noto per lo spopolamento da emigrazione ed eternamente affamato di pane e di terra, ebbene aveva donato tanti medicinali per Gaza che la mia macchina, se pur strapiena, non poté portarne a Brindisi che solo una piccola parte e si dovette noleggiare un furgoncino per ritornare a caricarne il resto da inviare via nave a Gaza tramite l’Egitto. È lo stesso senso di solidarietà tra “poveri” o meglio di “poveri” che si commuovono dinanzi a chi sta peggio di loro, che costatai nel 1991 nella Brindisi che accolse 20000 albanesi, giunti via nave, affamati, laceri, sporchi di fango e grasso, ma sicuramente più lindi di chi oggi continua a commerciare armi con Israele.

E’ il senso di solidarietà che ho ritrovato nel diario di una bambina bagnolese, redatto a gennaio, in pieno inverno di un fatidico anno, il 1940, XVIII anno dell’Era Fascista di un’Italia che, annessasi l’Albania, invadeva un altro paese di “straccioni”, la Grecia, salvo farsi “spezzare le reni” da quell’orgoglioso e caparbio popolo greco. E a mandare a combattere contro quegli straccioni, Mussolini inviò i figli di un popolo che, nonostante le sue roboanti promesse, soffriva anch’esso la povertà come attesta il testo di un documento scolastico, da me consultato nel prezioso archivio personale della signora Marisa Cione di Bagnoli. Esso contiene l’elenco delle bambine della 1a elementare femminile di Bagnoli Irpino, le cui famiglie erano quell’anno “delle decisioni fatali”, in uno stato di indigenza tale da avere diritto della tessera di povertà. Nella sola 1 F erano ben otto e tra esse vi è il nome di R. Rita, di Giovanni la sorella dell’autrice di questo diario della terza elementare. Una famiglia di poveri ma che, dinanzi al bisogno di chi non ha neanche lacrime per piangere, si presta all’umana compassione, attestando la bontà dell’animo dei cittadini di Bagnoli Irpino.

Diario di R.R. di Giovanni. Tessera di povertà n 124 -29 gennaio 1940

La neve

Questa mattina alzandomi dal letto, nell’aprire la finestra ho visto che tanta neve era fioccata tutta la notte. Io come al solito, dopo aver fatto tutti i servizi (qui ci sarebbe da fare una riflessione sulle comode abitudini dei viziati bambini d’oggi, N.dA.) me ne sono andata a scuola, dove ho visto che molte compagne non ci sono venute a scuola perché faceva freddo…quando sono andata a casa, ho visto dalla finestra che alcuni signori andavano a sciare.   Ho pensato ai poverelli che non tenevano un pezzo di pane che non tenevano un pezzo di legna. Io ho pregato Gesù perché mi metteva paura che la neve sfondasse il tetto.  Qui andrebbe dato un premio Strega a questa bambina che in due righe riesce a zoomare sulle differenze di classe, da lei percepite: da un lato ci sono i “signori” della borghesia  benpensante del paese che con i loro amici venuti da fuori vanno spensierati a sciare, dall’altro la coscienza  e il disagio di sapere che vi siano dei poveri più poveri di lei a cui occorrerebbe pensare. Su tutti il pericolo incombente di perdere la sicurezza di un tetto sulla testa. Uno dei bisogni primordiali e che nasce dal nostro esser divenuti umana società rifugiandoci nelle caverne. Un tetto oggi distrutto e negato a due milioni di Palestinesi di Gaza. NdA)

30 gennaio 1940

Io ieri alla scuola andai con tutta la neve a terra. Le altre ragazze non sono venute perché avevano paura. Quest’anno la neve è caduta molta ed era pesante. In mezzo alla piazza gli alberi sembrano tutti fioriti di neve. Io la neve non vorrei che venisse perché ci sono i poveri che non hanno nulla nelle case. La mia mamma vide una povera e gli dette un pezzo di pane. Ieri gli uomini andavano sopra i tetti a togliere la neve per evitare che sfondasse i tetti.

Scuola elementare di Bagnoli irpino

Elenco delle alunne povere

Classe 1° femminile

Maddalena di Pasquale tessera povertà n°26

Domenica di Pietro       “ “           n°43

Concetta di Giorgio “ “ n°

(vedi certificato comunale , ecc)

Concetta fu Tobia   “  “                               (idem)

Generosa di Giuseppe            “ “                  n°111

Gemma di Giuseppe               “ “                  n° 129

Lorenza di Giuseppe               “ “                  n° 131

  1. Rita di Giovanni “ “ n°124

Bagnoli Irpino 15 novembre 1940

Firmato l’insegnante Jandolo Elvira, supplente per l’insegnante della classe in congedo per gestazione

Antonio Camuso -(da Fuori dalla Rete Agosto 2025 Anno XIX n. 3)

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