Ha praticamente inventato le toppe in pelle che spopolavano negli anni 80, segno distintivo della moda country. Non le ha brevettate, ci ha pensato qualcun altro, ma non importa. Perché Luciano Vivolo, grazie a quella prima intuizione, risalente a 50 anni fa, ha costruito un’azienda a San Lazzaro di respiro internazionale che porta il suo nome e che oggi gestisce con i quattro figli. Fattura 18 milioni l’anno, con l’obiettivo di superare i 20.

Luciano Vivolo, l’inventore delle toppe in pelle

Non produce più semplici toppe ma inserti, etichette, decori, fibbie, cerniere, accessori in pelle per i brand di alta gamma di abbigliamento e calzature: Louis Vuitton, Burberry, Hermès, Gucci, Tod’s, Moncler, Balenciaga alcune delle decine di marchi che si affidano a lui, dall’ideazione del design al prodotto finito. «Quello che non è cambiato da allora – confida l’imprenditore — è la passione per l’artigianalità, la qualità e le rifiniture. Ho mantenuto la capacità manuale del taglio perfetto, la passione per la cura dei dettagli. Oggi selezioniamo solo pellami d’eccellenza, ricerchiamo materiali e tecniche sostenibili. Per la produzione industriale servono le macchine, ovviamente, ma le nostre macchine 4.0 sono realizzate “su misura” per replicare quelle abilità forse ormai perdute».

E per conservare la stessa accuratezza di «un pezzo alla volta». Anche se di pezzi ne escono più di 9 milioni l’anno con una velocità di prototipazione che non supera le 24 ore.

Dai buchi della tuta del figlio all’azienda all’avanguardia

Il nuovo stabilimento high-tech a San Lazzaro, 10 mila mq tra ampie vetrate, superfici di pregio e addirittura faggeti che si alzano tra le pareti, (con una sfilza di certificazioni green) è stato inaugurato appena dopo il Covid. A compiere 50 anni non è nemmeno la prima azienda fondata, ma quello slancio iniziale che certificò Vivolo come imprenditore, pioniere anche del riciclo. Emigrato a Bologna appena 16enne, terzo di sette figli, da Bagnoli Irpino, «avevo già il forte desiderio — racconta — di avere qualcosa di mio», ma prima di arrivarci ha fatto mille lavori.

«Bologna mi ha adottato e io ho subito amato la sua dinamicità». È con Marianna — la futura moglie — che inizia a tagliare le pelli per le concerie. «Ma non riuscivo a buttare via gli scarti — ricorda — e li accumulavo in enormi sacchi in cantina. Poi iniziai ad usarli, adattandoli, per riparare i buchi della tuta di nostro figlio Salvatore: tornava all’asilo con i pantaloni consunti. Prima i genitori degli altri bambini e poi le mercerie hanno cominciato a chiedermi di tagliare toppe anche per loro».

Da lì ha iniziato vendere toppe tra via Toscana e San Ruffillo, vicino alla sua casa. «Le davo in conto vendita, mille lire al paio: non me ne è mai tornata indietro una». A dare il la alle vendite fu in realtà «la signora Rosa, titolare di una merceria in via della della Foscherara: mi chiese 50 paia di tutti i colori, il giorno dopo si presentò con 50 mila lire». Un successo che porta il seme del business.

Da Bologna al resto di Italia, dai negozi ai grossisti, «andando a portare la merce anche in macchina, di persona» è stato un passo veloce. La creatività di Vivolo si è spesa anche nel marketing: «A un certo punto mandai campioni di toppe al Corriere della Sera proponendoli come gadget per le riviste del gruppo. Dopo due settimane fui convocato da Angelo RizzoliPrima mi chiese a cosa servissero, poi ne ordinò un milione di paia. Sempre a mille lire l’uno. In un trafiletto era scritto che le avevo prodotte io. Così mi cambiò il mondo».

«La mia storia iniziata in una cantina»

«Dicono che le storie migliori siano nate nei garage — sorride — la mia è nata in una cantina». La prima ditta individuale, anno ’77, sorse in via Dagnini. Nell’85 lo stabilimento in via Smeraldo, fino all’approdo attuale spinto da un’internazionalizzazione rivolta soprattutto ai mercati di Nord Europa e Oriente. 

Oggi dà lavoro a 70 persone con formazioni specifiche (diverse le borse di studio e il rapporto con l’Accademia di Belle Arti) e in stragrande maggioranza donne «Ho sempre reinventato, in realtà,— puntualizza Vivolo– hanno iniziato tutti a produrre toppe, i prezzi sono crollati e io non avevo brevettato, così ho puntato sulla personalizzazione, sul rapporto con il cliente e la ricerca. Sperimentiamo nuovi materiali e stiamo studiando un sempre più efficiente riciclo degli scarti: qualcosa che potrebbe sostituire la plastica, a impatto zero».

https://corrieredibologna.corriere.it/notizie/cronaca/25_maggio_04/luciano-vivolo-l-inventore-delle-toppe-in-pelle-iniziai-usando-gli-scarti-per-le-buche-nella-tuta-di-mio-figlio-ora-lavoro-per-i-11a9537a-6330-432e-bd93-a5ff0a1d3xlk.shtml

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