Diventare nonni non è qualcosa che si decide o si programma. Non dipende dalla nostra volontà è un dono che la vita consegna quando vuole lei. Ma nel momento in cui accade, si viene travolti da un’emozione profonda, intensa, quasi dimenticata dal giorno in cui si è diventati genitori.
Io ho la fortuna di essere nonno da quasi due anni. E non è un semplice “titolo”: è una nuova dimensione dell’anima. Tutto cambia. La casa si riempie di giochi, colori, biberon, carrozzine, canzoncine. Ma soprattutto si riempie di vita, di quella vita piccola che corre, gattona, ride, scopre il mondo con occhi grandi è curiosi.
Il centro del mio mondo è lui, il mio nipotino. La sua voce, le sue prime parole, sono diventate la colonna sonora delle mie giornate: “mamma”, “papà ”, e poi un giorno… “gnogno”. Una parola semplice, ma capace di fermare il tempo. Quando l’ho sentita per la prima volta, ho sentito il cuore stringersi e allargarsi insieme. Un’emozione che non si può raccontare fino in fondo, si può solo vivere.
Con lui ritornano gesti che credevo dimenticati: la mimica buffa per strappargli un sorriso, le parole inventate, le filastrocche cantate mille volte. Ritornano le pappette, il formaggino Galbani, gli yogurt che piacevano ai miei figli e che ora piacciono anche a lui e direi anche a me… Ritornano anche le vecchie canzoni della mia infanzia, quelle che avevo cantato alle mie figlie, e che oggi continuo a cantare al mio nipotino, come un filo invisibile che unisce tre generazioni.
La casa cambia: i giocattoli si riprendono gli spazi, i silenzi diventano piu rari, ma piu dolci. Spunta il baby relax, la cuccetta, i biberon diventano due, a volte tre. In macchina c’è un seggiolino modernissimo che gira addirittura a 360 gradi, con lo specchietto per guardarsi, mentre riposa o mentre ti osserva serio nei posti dove lo conduci come se stesse studiando il mondo che lo aspetta.
Essere nonno significa anche accettare il tempo che passa. E vero, arrivati a una certa età, le ginocchia fanno male, la schiena si accusa, la stanchezza si fa sentire. Ma quando lui mi viene incontro con le braccia aperte, quando mi chiama “gnogno” col suo sorriso sdentato, tutto sparisce. Non fanno più male le gambe, non gira più la testa dopo il girotondo girotondo casca il mondo …non pesano più le braccia dopo averlo tenuto in alto mentre ride.
Si torna bambini per farlo ridere. Si ritorna clown, mimi improvvisati, cantastorie. Espressioni inusuali… insomma si diventa anche un po’ più scemi … diciamocelo … Si canta ancora: “Munserra Munserra… lu lupu ecchiudu a la guerra…”, e lui ride, e tu ridi con lui. Si finisce sempre prendendogli le dita della mano per dirgli : Quistu volu r panu, quistu rici nun n tengu…quistu rici va r accatta…
Dicono che diventare nonni faccia sentire piu vecchi. Io credo invece che regali una seconda giovinezza, non nel corpo, ma nel cuore. Non hai più le responsabilità pesanti del genitore, ma hai tutto l’amore, moltiplicato. Un amore più libero, più tenero, più pieno.
Essere nonno non è solo un ruolo: è vivere in un’altra dimensione. E vedere riflesso in quegli occhi il tempo che passa e allo stesso tempo, il tempo che ricomincia. E se queste parole riusciranno a far sorridere anche solo un nonno che le leggerà, allora avranno raggiunto il loro scopo. Perche chi diventa nonno non invecchia si trasforma.
Buona lettura e auguro a tutti i nonni del presente e quelli del futuro la stessa mia intensa emozione. Un Nonno felice.
Antonio Vivolo – (da Fuori dalla Rete Dicembre 2025 Anno XIX n. 4)

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