In questi giorni nel cuore del centro storico di Bagnoli Irpino è stata rimossa l’insegna dell’Hotel Belvedere da un immobile “segnato” dagli anni ed in attesa di una sua auspicabile riconversione urbanistica. Forse uno degli ultimi manufatti testimoni di un’epoca lontana, di un periodo storico che molti ricordano con nostalgia e che considerano, a ragion veduta, tra i più fulgidi e splendenti dal dopoguerra ad oggi per la nostra comunità e per il nostro territorio.
Un periodo, quello che va dalla fine degli anni ’50 all’inizio del nuovo millennio – con l’ineluttabile «stop and go» degli anni difficili e complicati del terremoto – che ha visto registrare un iperbolico sviluppo economico e sociale del comprensorio, un tangibile ammodernamento del paese, ed un gran proliferare di iniziative imprenditoriali e commerciali, soprattutto in ambito turistico. E di pari passo anche una rigenerata e fiorente scuola di artigiani.
È di quel periodo la nascita del Villaggio Laceno, il moltiplicarsi di caratteristici chalet di montagna alle pendici del monte Cervialto ed il fiorire di diversi alberghi, bar, ristoranti e market sia sull’altopiano che nel centro abitato. È di quegli anni la vetrina promozionale della manifestazione cinematografica il Laceno d’Oro, con l’incredibile passerella di attori, registi e cantanti di fama internazionale. È di quei tempi anche l’intuizione dell’ ing. Giannoni che progettò, costruì e gestì, con amore e professionalità ed in totale simbiosi con tutte le amministrazioni comunali che si sono succedute, l’unico impianto sciistico della Campania e tra i pochi del Sud Italia. In quegli anni c’era a Bagnoli anche una scuola di eccellenza, l’Istituto di Avviamento prima e l’ITIS dopo, che ha accolto e formato tantissimi studenti locali e molti alunni fuori sede provenienti da ogni dove.
Ed è così che con la rimozione dell’insegna Hotel Belvedere cala il sipario, simbolicamente, anche su una bellissima storia familiare, quella di Vittorio e Anna (i miei genitori) che, giovanissimi, senza né arte né parte” e con pochissime risorse economiche sono stati capaci di avviare e far crescere nel tempo (quasi 40 anni di attività) una piccola azienda a conduzione familiare. Tantissime persone della generazione boomer hanno conosciuto e frequentato quei locali, gradito un caffè o un gelato, degustato il menu della casa, partecipato a interminabili pranzi nuziali, serate danzanti, assemblee e riunioni, improvvisati tavoli da gioco. Un piacevole luogo di ritrovo e di socialità.
La storia del Belvedere, la storia di Vittorio e Anna, è simbolicamente la storia di tante famiglie bagnolesi dell’epoca che, ciascuno a suo modo, con coraggio e determinazione si è riscattata dalla povertà e ha contribuito alla crescita di questa comunità.
Quanto raccontato non è e non vuol essere nostalgia per un tempo che non ritorna più. È soltanto doverosa gratitudine verso una generazione, quella dei nostri genitori, vigorosa combattiva visionaria e lungimirante, che ha segnato nel profondo la storia recente di Bagnoli e che, pare, non abbia trovato in seguito illuminati seguaci e sapienti discepoli.
Mimmo Nigro
LE FOTO




Commenti
Per visualizzare i commenti Disqus devi accettare i cookie Marketing.