Prosegue la mostra LiberaMente, inserita nel variegato programma della rassegna NUMEN, diretta e promossa dalla delegata alla cultura Anna D’Amelio con il patrocinio del Comune di Lioni. Concepita come un libero omaggio a Giordano Bruno, questa collettiva riunisce gli irpini Gabri Aulisa, Luca Branca, Maria Rachele Branca, Martin Di Lucia, Nicolina Giammarino, Alessandra Lanzetta, Domenica Patrone, Giuseppe Rubicco, Ernesto Troisi e la casertana Angela Maria Antuono.

Fino a domenica 5 aprile 2026, presso lo Spazio Cultura “Mario Salzarulo” di Lioni sarà, dunque, in esposizione una un’eterogenea riflessione sul libero pensiero di Giordano Bruno. Frate domenicano e filosofo del XVI secolo, Bruno, infatti, sfidò i presupposti teologici e cosmologici del proprio tempo, elaborando una visione laica della conoscenza che, in aperto contrasto con l’ortodossia ecclesiastica, sosteneva l’idea di un universo infinito. Ed è proprio per non aver voluto ritrattare le sue convinzioni che il filosofo nolano, processato per eresia e condannato al rogo nel 1600, viene universalmente riconosciuto come martire del libero pensiero.

In tale prospettiva, lo scatto analogico I sud di Angela Maria Antuono omaggia le origini meridionali del filosofo, nato a Nola (NA) nel 1548. Qui, lo stesso titolo, significativamente declinato al plurale, suggerisce una molteplicità di “sud” – geografici, culturali, esistenziali – che emergono nell’attraversamento di paesaggi tanto fisici quanto interiori, contemplando il tema del radicamento come riflesso di una condizione di immobilità solo apparente, dalla quale il libero pensiero trae spesso impulso e slancio.

Il dispositivo ludico Mnemoteca di Gabri Aulisa si presenta come un archivio minimo, all’interno del quale frammenti biografici si disvelano sotto forma di allegoriche epifanie. È questo, dunque, un “casellario della memoria” che trascende la semplice funzione di contenitore per configurarsi come spazio relazionale nell’interazione diretta dello spettatore. In filigrana riaffiorano poi anche i quattro elementi della tradizione bruniana, assunti come chiave interpretativa dell’intero impianto: è così che la memoria, nella sua natura selettiva, si rivela attraverso ciò l’ombra custodisce come implicito; il sigillo, invece, rimanda al processo di attribuzione di senso di ciascuna immagine, quale traccia visibile del ricordo, qui riattivato da libere associazioni della mente.

Da appassionato conoscitore del pensiero bruniano, Luca Branca instaura, invece, un dialogo di natura celebrativa con la sua figura. In A(r)roganza, ad esempio, richiama su carta la vicenda umana e intellettuale del frate domenicano nel suo cammino verso il rogo; mentre con Infiniti mondi e Materia, Pensiero e Conoscenza dà forma a reliquiari in terracotta, omaggiando simbolicamente il principio di armonia e di inesauribile apertura che caratterizza la sua visione cosmica.

Anche la proposta scultorea di Maria Rachele Branca si confronta con il tema del libero pensiero, declinandolo attraverso un immaginario femminile, reale e letterario, costellato da processi di emancipazione. Un immaginario che intende, quindi, evocare la libertà di “essere” nel respiro primordiale della terracotta, la cui modellazione, in continua trasformazione, diviene emblema di resilienza in contesti trasversalmente ostili. Ed è così che nell’inedita scultura Aureache inaugura il ciclo A(v)volte il mostrarsi in reggiseno assume una forte valenza simbolica e ideologica. Analogamente, nel bozzetto de Il respiro della Terra – che anticipa l’omonima installazione selezionata per la collettiva Ceneri e luce, in programma dall’11 al 26 aprile 2026 presso il Complesso Monumentale delle Basiliche Paleocristiane di Cimitile (NA) – emerge un conflitto interiore, che, nel rifiuto di una condizione esistenziale “addomesticata”, apre a una riflessione più ampia sul legame rigenerativo tra corpo e natura.

Con la sua “trasmissione dal passato”, il video Ad Infinitum di Martin Di Lucia riattiva il pensiero bruniano attraverso la voce di Francesco Prudente e il filtro visivo di un misterioso “visitatore” di passaggio in Irpinia. Ecco che la parola bruniana, storicamente censurata e perseguitata, riemerge come eco persistente, capace di attraversare i secoli e di adattarsi a nuovi codici e dispositivi. Il suo libero pensiero si configura così come movimento continuo – “Ad Infinitum”, appunto – generando un campo di risonanza digitale, in cui l’infinito supera la dimensione cosmologica o filosofica, pur sottoponendosi al rischio di una progressiva smaterializzazione.

Nicolina Giammarino invece, sviluppa una riflessione identitaria attraverso la scultura in terracotta Giordana, la cui estetica, intrisa di suggestioni fantasy, rilegge il martirio bruniano accostandolo a quello delle streghe. In questa sovrapposizione simbolica, la fiamma del rogo, che divampa come capigliatura, assume una duplice valenza: strumento di repressione e, al contempo, emblema di una conoscenza indomabile. Parallelamente, nella sua indagine pittorica, va a delineare, tra astrazione e figurativismo, la soglia di Infiniti mondi, riconducibile a una concezione dinamica e vitale degli elementi, in cui aria e fuoco non sono semplici riferimenti naturali, ma principi attivi di trasformazione.

Un analogo slittamento percettivo si riscontra in Alessandra Lanzetta. che costruisce una dimensione rarefatta nello spazio pittorico di Oltre. Qui, la percezione trascende il dato sensibile grazie ad un delicato impianto cromatico, capace di attirare lo sguardo oltre i confini dell’immediato.

La triplice proposta di Domenica Patrone rielabora in chiave naif il lascito bruniano attraverso un simbolico percorso nella materia. Ecco che nella terracotta modella la persistenza dell’universo con la didascalica rappresentazione de Il pensiero che non si spegne; sempre dalla terracotta prende forma l’edulcorato immaginario onirico del volto dormiente di Sogno di libertà, per approdare infine alla rivelazione pareidolica della figura alata nella lignea Notte.

Ad un ambito più strettamente filosofico si ricollega invece, l’installazione Il peso della mente di Giuseppe Rubicco, in cui la scultura in vetro riciclato, collocata su una bilancia a stadera, traduce visivamente la tensione tra materia e spirito. Tuttavia, l’idea di misura e giudizio instillata dalla bilancia problematizza la possibilità stessa di quantificare ciò che, per natura, sfugge a ogni definizione. Infine, convertendo le tracce del passato in nuove possibilità creative, l’atto del riciclo apre un ulteriore livello di lettura, suggerendo come anche il pensiero emerga da processi di frammentazione e ricomposizione.

Chiudono idealmente il percorso le sculture lignee di Ernesto Troisi, in cui la dimensione personale si intreccia con quella cosmica, celebrando la libertà di esplorare e di creare oltre le forme già date, come nel caso del multistrato di betulla di Terra Cubica e dell’ayous di Mondi vicini e lontani. In quest’ultima, dedicata alla memoria dell’amico Alessandro Di Blasi, il processo di trasformazione della materia – dalla combustione dell’ayous alla patinatura finale – sottolinea l’idea di un’insita rigenerazione. Sul piano formale, invece, la tensione dinamica, accentuata dallo sconfinamento della superficie circolare, evoca l’immagine di un’intima deflagrazione, in cui la separazione imposta dalla realtà sembra dissolversi nella possibilità suggerita dal pensiero: “Ci ritroveremo in un mondo sognato e realizzato”.

La mostra è visitabile gratuitamente 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑒 𝑜𝑟𝑒 17 𝑎𝑙𝑙𝑒 18.30, prenotandosi ai seguenti numeri:

+39 3392848438 (𝑅𝑎𝑐ℎ𝑒𝑙𝑒)
+39 3493602125 (𝐴𝑛𝑛𝑎)
.
.
~ testo di Rossella Della Vecchia
~ ph Aldo Marrone | Antonio Sena

LA GALLERIA

 

 

 

Condividi questo articolo

Commenti

Articoli correlati