C’ è un filo invisibile che lega ogni angolo del mondo alla nostra Irpinia. È un filo fatto di storie, di volti, di sogni che si sono mossi da queste montagne silenziose per andare lontano. Sono i nostri giovani. Figli dell’Irpinia che, spesso costretti a fare le valigie, portano ovunque il peso e l’orgoglio delle loro radici. E ovunque vanno, brillano. Dalla medicina alla ricerca scientifica, dall’imprenditoria alla cultura, dall’arte allo sport: non c’è ambito in cui i giovani irpini non si siano distinti.
Basta sfogliare le pagine dei giornali, guardare le università, le aziende, i laboratori, i centri culturali o i teatri del Nord Italia, d’Europa, del mondo. Troveremo sempre, da qualche parte, un nome, un cognome, un accento che richiama l’Irpinia. Troveremo giovani provenienti da Bagnoli Irpino, da Lioni, da Montella, da Ariano, da ogni piccolo paese del nostro entroterra.
Ragazzi e ragazze cresciuti tra la neve e i castagni, tra le processioni e le scuole che a volte fanno fatica a restare aperte, che si sono fatti largo con la forza del sacrificio e del talento. Bagnoli Irpino, ad esempio, ha visto partire generazioni intere di giovani preparati, competenti, entusiasti. Molti di loro oggi sono medici stimati, professori universitari, imprenditori innovativi, dirigenti di grandi realtà pubbliche e private.
Eppure, la loro partenza non è mai stata una fuga. È stata una necessità. Perché qui, nella terra che li ha cresciuti, mancavano — e spesso mancano ancora — le condizioni per mettere a frutto le loro capacità. È questo il grande paradosso: l’Irpinia è una terra che genera eccellenze, ma non sempre è in grado di trattenerle. Un territorio ricco di intelligenze, di creatività, di spirito d’iniziativa, ma povero di opportunità. Un luogo che ha dato tanto all’Italia e al mondo, ma che continua a svuotarsi lentamente, in silenzio. Eppure, sognare è ancora possibile. Ed è doveroso. Immaginare un’Irpinia in cui i nostri giovani possano restare, in cui si possa scegliere di costruire il proprio futuro senza doverlo cercare altrove. Una terra in cui il merito conti più delle raccomandazioni, in cui chi ha talento venga valorizzato e non ignorato. Una terra dove un giovane laureato possa tornare a vivere con dignità, senza dover rinunciare alle proprie ambizioni.
Se tutti quei ragazzi e quelle ragazze che oggi sono sparsi per l’Italia e per il mondo avessero potuto restare, l’Irpinia sarebbe oggi un polo di innovazione, di cultura, di sviluppo. Avremmo piazze piene di idee, strade percorse da energie nuove, istituzioni rigenerate dallo sguardo critico e costruttivo di una generazione che chiede solo di poter fare la propria parte. Allora, non possiamo più permetterci di restare fermi. Dobbiamo creare spazi, occasioni, reti. Dobbiamo investire sulla formazione, sulla ricerca, sull’impresa, sulle start-up, sul lavoro di qualità. Dobbiamo credere nei nostri giovani prima che siano costretti ad andar via. Perché loro sono il nostro bene più prezioso. Abbiamo già dato troppo. Abbiamo già perso troppi figli migliori.
È tempo di costruire le condizioni perché il ritorno diventi possibile, e la partenza non sia più l’unica opzione. Perché un’ Irpinia che sa trattenere i suoi talenti è un’Irpinia che torna a vivere davvero.
Gerardo Nappa – (da Fuori dalla Rete Giugno 2025 Anno XIX n. 2)

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