Quando ogni mattina arriva al banco della piccola bottega di via Circumvallazione, ad Avellino, la ricotta di pecora dell’azienda agricola Buccino Pasquale porta ancora con sé il profumo della montagna e il calore di gesti che seguono ritmi tramandati ormai da oltre un se colo. Dietro quel prodotto fresco, lavorato da poche ore da Pasquale con la moglie Loreta ed i figli Antonio e Gerarda, c’è il racconto del territorio di Bagnoli Irpino, dell’altopiano del Laceno, di una famiglia che da quattro generazioni alleva, munge e trasforma seguendo i ritmi della natura.

Il punto vendita avellinese è stato aperto nel 2020, in coda all’ultima ondata Covid. Una scelta audace. Eppure quella scommessa si è rivelata vincente. A guidarla ogni giorno c’è Carmen Buccino, giovane custode di una storia antica. È lei a raccontare ai clienti la differenza tra una ricotta fresca e una più asciutta, tra un pecorino semi-stagionato
e uno stagionato, facendo da ponte tra la città e la montagna.

Il cuore produttivo resta a Bagnoli Irpino, in un territorio naturalmente vocato all’allevamento. Circa 250 capi ovini vivono per buona parte dell’anno sull’altopiano del Laceno: da maggio a ottobre pascolano in montagna, nutrendosi di erba fresca, nei mesi più freddi l’alimentazione viene integrata con mangimi selezionati. È questo ciclo a dare carattere al latte e, quindi, alla ricotta.

Gli strumenti sono cambiati. Non più fuscelle di giunco in trecciate a mano ma contenitori in plastica per alimenti e procedure di pastorizzazione regolate da normative precise. Ma l’idea di fondo resta la stessa: rispettare animali, materia prima e territorio. Il risultato?

Una ricotta con una struttura corposa e una texture granulosa. Il profumo richiama i pascoli altirpini, con una nota lattica pulita e un sentore erbaceo che si fa più evidente nei mesi del pascolo. Il sapore è autorevole, tradisce con fierezza le sue origini ovine, ma non invade: riempie il palato, si attenua lentamente e la scia quella persistenza gentile che fa venire voglia di andare avanti subito con un altro boccone.

Al naturale, ancora tiepida, dice già tutto. Con miele, noci o composte, diventa un piccolo racconto dell’Irpinia buona.

Il Mattino Avellino –  12 luglio 2026

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