C’è chi dice che l’estate passa, come ogni anno e le parole pure, quelle dette e non dette. A cominciare da quelle dette, forse non tutti immaginavano una stagione pericolosamente ridotta in ambito turistico. Cosa che avviene in tutta Italia, in tutto in mondo, colpa sicuramente della mole di spesa che ogni famiglia è tenuta a pagare, per mantenere un equilibrio economico, ma anche perché il più ricco oggi conta l’euro in tasca e lo fa perché il suo futuro ancora non lo conosce. Lo si vede dal piccolo imprenditore al grande imprenditore, dal piccolo operaio al lavoratore dipendente, ma anche dal disoccupato che oggi è ancora più disoccupato.
Una storia che si ripete, potrà dire qualcuno, ogni anno abbiamo un dato sconcertante che il post-covid ci aveva illuso. Ci aveva invaso, sia perché sembrava essere passato il peggio e sia perché riuscivamo o ri-uscivamo di nuovo. Abbiamo registrato sul Laceno numeri impressionanti che non si vedevano da anni negli anni 2021-2022, un qualcosa che ci gratificava, anche come soli cittadini e frequentatori del luogo. Questo perché il liberi tutti aveva fatto ritornare la voglia di passare giornate, settimane e mesi insieme in un luogo, che poi così brutto non è. Anzi. Questo ci aveva illuso, oppure stava cambiando qualcosa.
Oggi il passeggio non è più quello di una volta, anche se ci sono luci e luminarie. Rimane una piccola squadra di amanti incondizionati del posto, che si spera facciano ogni anno il loro. Il resto sembra come avviene sui lidi. Poche persone che non vuol dire niente proprio, perché fortunatamente su qualcosa ancora teniamo, che sia l’aria pulita, il divertimento e l’enogastronomia. Ma, come accade dappertutto qui ed anche altrove, ci si deve reinventare per far venire qualcuno.
Una crisi del settore che riguarda tutto, soprattutto quelle belle famigliole che uscivano per rilassarsi insieme e per passare anche qualche giorno al fresco, cosa ormai scavallata anche dall’aria condizionata. Ma non è tutto qualcosa sta cambiando sul caro vita, un qualcosa che non sappiamo ancora, ma è nell’aria. Non ci sono più sacche piene e pance piene, qui si sta arrivando a pance vuote e sacche ancora più vuote. Una famiglia con un solo stipendio può uscire in maniera strategica una volta al mese, mentre quella stessa famiglia prima era solita girare e viaggiare, ma anche solo villeggiare, come piace dire a noi. Non ci dobbiamo fasciare la testa prima ancora di farci male però la paura è reale di rimanere fermi. Qualcosa per il settore va fatta. Si deve programmare e pubblicizzare.
Non lo si può sperare più, ma si deve agire. Ci sono figli di avventori del Laceno che non sanno nemmeno dove si trova il Laceno. Il nome, il brand tanto reclamato, la famosa “Gemma dell’Irpinia” rischia di sciogliersi nelle chiacchiere dei paesani. Una pietra preziosa deve avere un valore non solo economico, ma anche storico-culturale, magari annesso ai sacrifici delle famiglie, quelle che non badavano a tanto lusso, ma a tanto sudore. Quelle che non avevano studiato, ma avevano guardato negli occhi il futuro, a quelli bisogna chiedere se sono ancora vivi, come rivoluzionare il tutto. Come ritornare a brillare come una pietra preziosa.
Un brand che ad agosto sembra fermo, si spera di avere di fronte solo una fase economica, deve far pensare che non è il posto soltanto a fare il turismo, ma sono le persone che lo abitano. Sono coloro che vivono a far sì che qualcuno ritorni. Perché il ritorno è importante, è la storia che si ripete e magari si ripeterà ancora, ancora e ancora. Oppure non sperare sul ritorno, ma almeno sul ricordo da lasciare, l’esperienza, quella che gli chef stellati vendono anche se ti fanno pasta e olio. Perché l’olio è stato spremuto dal contadino a mano e la pasta l’ha fatta la massaia di 93 anni.
L’esperienza e il luogo vanno insieme fino ad un certo punto, poi il luogo può farsi anche da parte. Conosciamo posti in Campania dove si mangia bene, ma si mangia su un tovagliolo di carta e con una forchetta ed un coltello, i piatti ed i bicchieri sono anche di plastica a volte. Questo per dire che ognuno punta su qualcosa, c’è chi punta sulla cascata, sulla piscina comunale, sul campo nuovo e su tanto altro. Noi puntiamo ancora sul luogo, che per carità è il più bello del mondo ed è il mio posto nel mondo, però almeno mettiamoci a vendere qualcosa o a lasciare che l’esperienza sia più bella del luogo od almeno pari merito. Questo luogo che aveva il vizio di essere avanti e di non steccare nessuna stagione estiva, ora sembra riuscire anche in questo, perché non è ancora possibile buttarci per terra moribondi. Ma possiamo ancora sperare che la nostra influenza nel mondo turistico regga con o senza impianti.
Sperare che le cose che facciamo abbiamo una conseguenza per sistemare le economie locali e magari per non far partire più nessuno, ma forse mi sono spinto un po’ oltre l’importante è che il luogo rimane, almeno qualcuno ne parlerà, magari in una estate anomala come questa.
Giovanni Nigro – (da Fuori dalla Rete Agosto 2025 anno XIX N. 3)
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