L’amore per la sua terra, di un giovane studente di 92 anni fa

Bellezze irpine: LACENO (di Antonio Camuso)

Premessa. Chi per professione o per diletto, come il sottoscritto, si impegna nella ricerca storica, può avere qualche piacevole sorpresa come accade agli archeologi, nel far affiorare oggetti sempre più antichi viaggiando all’indietro nel tempo.

E’ quanto avvenuto per me, dopo aver pubblicato nel precedente numero di Fuori della Rete, il “reprint” dell’articolo “Bagnoli paese della cuccagna”  del giornalista-poeta  pugliese Domenico Maselli,  appparso nell’agosto del 1926, sulla Gazzetta delle Puglie. La scoperta è avvenuta casualmente  durante  il mio lavoro di catalogazione dell’archivio personale della signora Marisa Cione di Bagnoli Irpino, quando ho trovato una rara pubblicazione sul Laceno, a firma dello studente  Nicola Pescatori, nel giornale “goliardico” Messidoro”stampato ad Avellino, nell’edizione del 24 marzo 1926 e che sembrerebbe aver influenzato addirittura il successivo articolo di Maselli.

Perché tanto interesse da parte mia nei confronti  di un “due pagine” ingiallite dal tempo, di un giornale studentesco che annunciava di aver raggiunto in due anni appena settanta abbonamenti in tutta la provincia irpina? Ebbene quel Messidoro, fu in Irpinia il testimone delle battaglie ideali di libertà di stampa e pensiero di Guido Dorso, costretto dal regime fascista ad abbandonare il “Corriere dell’Irpinia”; battaglie riprese dal 1925 al 1926, da un manipolo di giovanissimi irpini nonostante censure e minacce.

Giovani goliardi, come definivano essi stessi, che si strinsero intorno al professore antifascista Ermenegildo Catalini, di origini marchigiane, esponente del liberalismo rivoluzionario caro a Gobetti e Dorso. Una figura quella del Catalini, da ricordare per suoi articoli con lo pseudonimo Homus Meridionalis, che fecero andare in bestia parecchi gerarchi del regime e che gli costarono  il posto  nel liceo Colletta di Avellino e il trasferimento coatto in una desolata Lucera.

Il giovane Nicola Pescatori che con orgoglio proclamava le sue radici bagnolesi, fu evidentemente uno di quei pochi spiriti liberi, non irretiti dalla esaltazione della “giovinezza” fascista, che ebbero il coraggio di scrivere su questo Messidoro che da lì a qualche mese dovette, pena le manganellate, chiudere i battenti.

Nella lettura dell’articolo, troviamo alcune ovvie ripetizioni su storia e tradizioni bagnolesi, ma anche  alcuni punti interessanti quali il saper mettere in luce come,  affinchè un luogo possa attrarre turisti, visitatori e studiosi,  occorra che vi siano infrastrutture  quali strade, ferrovie, attezzature ricettive,  e che  vi sia un ottimo gioco di squadra dei “promoters”, locali o forestieri.

Ma  vi troviamo anche il riferimento alla Colonia Semeria, che vide Bagnoli, luogo di sperimentazione di pratiche salutiste e solidali, per la facoltà di Medicina di Napoli e grazie  al finanziamento di alcuni filantropi, l’opera di religiosi barnabiti e di suore e l’interessamento locale del professor Rodolfo Domenico Cione, figlio dell’illustre medico Domenico Leonardo Cione deceduto nel 1921 per i postumi della influenza spagnola contratta in servizio come medico condotto,  nel 1918, esattamente cento anni fa.

Della ormai dimenticata esperienza della Colonia Semeria, e del suo rapporto con il paese di Bagnoli mi auguro di parlarvene in maniera particolareggiata nel prossimo numero di Fuori della Rete.

Antonio Camuso

(da Fuori dalla Rete, Dicembre 2018, anno XII, n. 6)



Bellezze irpine

IL LACENO

(Messidoro, periodico giovanile, anno II n°4,  Avellino 24 marzo 1926)

(Archivio Storico Benedetto Petrone- fondo Marisa Cione-Bagnoli)

di Nicola Pescatori

Il Laceno è stato oggetto in ogni tempo di dolci rime e mèta di sacri pellegrinaggi e di lieti convegni. Altri meglio di me ne ha illustratato l’incanto della sua bellezza, come con scolorita e suggestiva parola ha fatto Alfonso Carpentieri. In quella preziosa pubblicazione che è «Il Laceno, gemma dell’lrpinia ».

Attraverso verdi campagne, nel godimento continuo di un vasto orizzonte  di cui è parte l’alta Valle de! Calore contornata dalla frastagliata e pittoresca giogaia dell’Appennino, tante volte ritratta dal pennello del Lenzi, si sale dalla stazione ferroviaria al ridente paesello di Bagnoli Irpino, posto a 650 nv:ln sul livello ciel mare e di qui, sempre per una comoda strada carrozzabile, di dove in certe svolte si ammira il bello orrido di cupe gole e di profondi burroni, si arriva al <<divino del pian silenzio verde».

Una immensa pianura a 1040 metri sul mare, tapezzata di erbe e di fiori alpestri il cui silenzio è rotto in lontananza dal muggito delle vacche che vi dominano solenni e tranquille, o dal tintinnio delle loro campane le cui note, unite al fiebile canto dell’usignuolo, sembrano i concerti di una musica misteriosa nascosta nella boscaglia che circonda il piano su per le erte del Cervialto maestoso (1807 metri), o del boscoso Raia Magra. E tutto intorno l’infinita maestà della natura vivificata dal sole, e l’acre odor di fieno.

A completare l’arcadico paesaggio, in un angolo del piano si stende un laghetto in cui si rispecchia l’eromo posto sul dorso della roccia sacra che nasconde una grotta ove la tradizione vuole che a S. Guglielmo da Vercelli, ivi recatosi nel 1127, fosse apparso il Redentore per ordinargli di fondare altrove, sul Partenio, il suo Monastero.

«Ne stes in loco isto» gli avrebbe detto Cristo; e nelle prime di queste parole la leggenda vuol trovare origine del nome Santa Nesta, che gli abitanti del luogo danno a quella pianura e più propriamente all’eremo.

Dal  1127 in cui il Laceno fu onorato dalla presenza di S. Guglielmo e di S. Giovanni da Matera, come attestano tutti gli storici di Montevergine e i biografi dei due santi, altri antichi cronisti e storiografi i accennano al nostro pittoresco altopiano piano. Ma è Lionardo di Capoa, bagnolese (I617-1696), che seguendo le orme di Bernardino Telesio fu, col Galilei, con Giambattista Vico e col Redi, innovatore precursore nel campo della filosofia, delle scienze c della medicina che ci parla poeticamente delle delizie di quei luoghi nella celebrata opera sulla natura delle Moiete: «Egli ha sotto il nome di Tornola, il suo nascimento il fiume Calore nel territorio della nobile villa di Bagnoli, là dove le falde dell’ altissimo monte Cervalto, principal montagna dell’apppennino avvallandosi in monticelli diradandosi  a formar vengono la pianura del  Lacino. Vaga ed amena meraviglia. che  nella più calda stagione, di freschissima e minutissima erba coperta e di mille varietà di fiori dipinti, essa ha vaghissime selve per ombra  e piene di una solitaria reverenza. In una di esse sorge il Calore  e Lacino in prima con sue chiare e gelide acque di parte e in parte innaffiando, indi  da uno dei lati scappandone giù per balzi di pietraviva e calando fa un rumore ad udire assai spaventevole perché come io giudico, colà di Calente e più avanti  poi di Calore ha il nome.

Era quella l’epoca in cui fioriva a Bagnoli nel castello dei Cavaniglia, di cui avanza ancora la mae-stosa torre quadrata, un cenacolo di letterati e di artisti: quivi convenivano gli accademici pontaniani, e Ciano Anisio, che chiama Bagnoli  “domus deorum“; e Marco Pino da Siena che dipinge e lascia a Bagnoli, nella chiesa dei Domenicani, una maravigliosa Madonna del  Rosario, grande dipinto su tavola;  Andrea da Salerno che in un quadro raffigurante l’Assunta ritrasse le figure dei componenti della dotta adunanza  e il naturalista Fabio Colonna e finalmente Jacopo Sannazzaro che a quei folti boschi, ai verdi pascoli ed alle limpide acque si ispira, ed ivi compone la sua Arcadia.

Nel 1881 fu costruita la rotabile da Bagnoli a Laceno – che parve allora un gran lusso ed è stata invece di immenso vantaggio per lo sfruttamento dei boschi  per la istituzione di un poligono di tiro, per le escursioni turistiche, e renderà possibile il sorgere di una vera propria stazione climatica, e forse la istituzione da gran tempo progettata di un sanatorio fra le pinete che l’infaticabile e titanica opera della Amministrazione forestale fa sorgere come per incanto su nude rocce;come ha permesso il soggiorno di una colonia montana. E. la fiorente  Colonia Semeria  che ogni anno porta su quelle alture diecine di ragazzi anemici a ritemprare la loro salute a rinvigorite i deboli corpi, che dovranno in un prossimo domani esporsi alla lotta della vita.

Nel 1881, dicevo, costruita la strada convennero per la inaugurazione e rimasero sorpresi dalla scoperta di quelle bellezze, che si era abituati a riconoscere e ad apprezzare soltanto nell’abile reclame del paesaggio svizzero, persone autorevoli, fra cui Giustino Fortunato, che nei suoi scritti, e nelle sue lettere non ha mai dimenticato il fascino di quei gioghi. Si legge sempre con nostalgico godimento quanto Nicola Lazzaro scrisse in quella occasione sulla «Illustrazione italiana», del 4 Settembre 1881, « Una festa campestre in Bagnoli  Irpino >>.Dal 1881 ad oggi molto cammino s’è fatto, grazie sopratutto alla strada, che doverosamente si intitola a Michele Lenzi, grande anima di artista e di Irpino; ed il nome del Laceno ha varcato i modesti confini della Provincia, specialmente dopo la propaganda del Club Alpino italiano, che vi ha impiantato anche il suo rifugio. Ma ancora di più bisogna fare per il Laceno come per altri siti della nostra Irpinia.

Perchè cercare altrove le belle naturali di cui essa è piena, le immense praterie, i boschi secolari di enormi faggi ritti al sole, le fresche e pure acque, le profumate aure e il cielo cristallino?

Ai miei compagni, novelli goliardi irpini io mi rivolgo perchè descrivano e mettano in mostra questi angoli incantati.

Io ho incominciato, ricordando il Laceno, per un sentimento di affetti e di ammirazione verso la mia patria di origine, ricca di un glorioso passato, che mi richiama al cuore la mia prima fanciullezza e la dolce incancellabile figura di mio nonno.

Altri mi segua.


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