Il chiacchiericcio di paese amplificato dai social

La rubrica di Giovanni Nigro

C’è chi dice…

…che abbiamo diritto di dire tutto ciò che vogliamo e pensiamo. Giusto, ma non può essere sempre così. A volte bisogna pensare a quello che si dice e magari anche pensare alle conseguenze. Ci siamo abituati ai tanti sfottò calcistici e politici, ci siamo abituati anche ad ascoltare barzellette su internet e barzellette in tv. Ma non può essere tutto così surreale o tutto considerato ancora una volta democratico come è sempre stato il verbo.

Parlare, soprattutto in alcuni casi è la cosa meno opportuna da fare. Almeno che non si sia direttamente coinvolti od almeno sicuro dei fatti. Negli anni il megafono utilizzato è cambiato, mentre prima un palco era allestito poche volte l’anno in piazza, ora il palco sono i social, ancora una volta usati come sfogatoio. Ci si sfoga se Ronaldo ha fatto gol, ma lo si utilizza anche per commentare il nuovo governo o la scelta dei ministri. E questo ci sta anche. Quello che invece fa specie sono quelli che invece mostrano nei commenti il piglio di grandi statisti e amministratori navigati, ma poi la loro prerogativa è sempre la stessa: lo dovete fare. Viviamo in un tempo dove a pensarci bene i commenti dovrebbero essere trasformati e dovrebbero trasformare la tristezza del momento in altro. Siamo ritornati al chiacchiericcio ed alle vecchie abitudini di paese, ma ora ci sono i social ed è tutto amplificato.

Da un punto di vista, lo dico da tempo, questo non doveva essere il tempo delle chiacchiere, ma delle cose da fare. Soprattutto se abbiamo difronte mesi e mesi che ancora dobbiamo combattere con il virus. Ancora una volta si commenta soltanto senza evitare di pensare a cosa fare e con chi farlo. Perché molto spesso il problema è stato sempre il compagno o avversario della squadra anche se tu non sai nemmeno come è fatto un pallone. Questo è un po’ il sentore in questo paese. Ci si meraviglia di poco, anzi pochissimo. E quel senso di comunità che ha contraddistinto anni di splendore oggi non esiste più. Nessuno più ha a cuore un determinato pezzo di paese. Si aspetta per criticare. E se non arriva nessuno non si risolve il problema, perché è dovuto ad un cittadino criticare, ma è dovuto anche collaborare per essere comunità.

Qualche esempio per capire dove stiamo andando, in mezzo ad una pandemia mondiale, dove il paese arriverà senza pensare che ancora una volta abbiamo bisogno del vicino per sopravvivere. È come se una persona dopo un malore non chiama i soccorsi, anzi aspetta che vengano, anche perché devono venire per forza. Poi succede l’irreparabile e ci resta un rimpianto. In questo pezzo d’Irpinia il malato sta morendo senza che nessuno cerca di fare niente, anzi è capace che commenti sui social la morte e non tenta di salvare il salvabile.

L’altro esempio che mi viene in mente è quello di un anziano di fronte ad un cantiere. Bene! Forse tutti noi ci stiamo invecchiando ed abbiamo come i vecchietti davanti ai cantieri le braccia indietro o le mani conserte e guardiamo i lavoratori, quasi come se volessimo dirigere i lavori.A questo potrebbero aggiungersi vari esempi paesani, ma mi fermo qui per non dilungarmi. Questo è la situazione reale. Poco soddisfacente in un piccolo pezzo d’Italia come il nostro. Ci si pone ancora una volta come menefreghisti seriali e come chi si interessa solo e soltanto a chi ha fatto cosa, non per cosa ha fatto.

Tutto sembra dovuto, anche se a volte sembra che la risposta debba essere: “Da che pulpito vien la predica”, anzi si potrebbe proporre a Mark Zuckerberg una nuova reazione ai post da inserire, insieme a quelli di condividi, mi piace, ecc. Potrebbe essere una soluzione agli urli ed agli strilli. Con la consapevolezza che i commenti, quelli costruttivi, ci possono solo far bene. Ci può far bene anche vedere che al di là del proprio orticello qualcuno fa cose e si attiva per farle. Ci siamo detti molte volte che al finire di questa triste storia avremmo tirato le somme ed avremmo confrontato chi ci è servito. Come sempre ci saranno le critiche costruttive e poi ci saranno le altre, come si chiamano: “le str***ate” dette e soprattutto scritte. Anche perché siamo ormai tutti social anche chi di sociale non ha niente però commenta e lo fa anche se Facebook aggiunge il tasto: “Ma tu veramente sei così o fai così?”

Giovanni Nigro

(da Fuori dalla Rete, Marzo 2021, anno XV, n. 1)

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