Atleti in gara, ripresi da una telecamera mentre inseguono non solo la vittoria ma anche l’immagine di sé stessi, sotto lo sguardo costante del pubblico. È da questa binomio che prende forma “Olympiade”, lo spettacolo firmato da Mattia Russo e  Antonio De Rosa per i giochi di Parigi.

In prima nazionale al Teatro Ristori di Verona la coreografia per il balletto dell’ Opera Grand Avignon mette in scena dodici danzatori che si confrontano tra loro e con se stessi, trasformando il palco in uno spazio sospeso tra pista atletica e arena antica.

Nella lettura di Mattia Russo e Antonio De Rosa, la competizione non è solo scontro ma dialogo: i corpi diventano strumenti di relazione, capaci di esprimere allo stesso tempo forza e fragilità, individualità e appartenenza. I richiami ai lottatori dell’antichità si fondono con un’estetica contemporanea, dove il movimento si fa racconto e riflessione sul tempo, sullo sguardo e sulla pressione del risultato.

Accompagnata da un crescendo musicale intenso e coinvolgente, la coreografia costruisce un percorso emotivo che riflette sul significato più profondo della sfida: non solo vincere, ma condividere un’esperienza. Nell’anno olimpico, “Olympiade” si impone così come un’opera che attraversa i confini tra arte e sport, offrendo una prospettiva originale e profondamente umana. GT

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