Sulle alterne vicende del Monastero Conservatorio di Santa Caterina da Siena, Ermenegildo Parenti e Giuseppe Dell’Angelo hanno dedicato alcune pagine della loro bella pubblicazione “Bagnoli Irpino e le sue radici cristiane; Delta 3 edizioni; 2011 “. La gestione di quel luogo di culto religioso e di assistenza sociale fu contesa tra colpi di scena e situazioni paradossali, per quasi due secoli, dalle rissose comunità religiose locali e l’amministrazione comunale di Bagnoli Irpino. Una guerra senza quartiere sviluppatasi nella Chiesa bagnolese, tra il XVI e il XVII secolo tra i canonici della Chiesa Madre e i monaci del convento di San Domenico. In favore di questi ultimi, il ricco commerciante Leonardo Pallante, nel suo testamento redatto nel 1602, dispose, oltre ad una donazione in denaro, che fosse “girata” loro una rendita annua di 227 ducati proveniente da un debito del Comune di Andretta (nei confronti del Pallante), al fine di edificare un edificio che ospitasse le future monache. Dopo diverse vicissitudini si giunse a costruire esso in via Roma, ove oggi insiste la sede del Municipio.
Un monastero che, purtroppo, ben presto cadde in abbandono per il rifiuto del Comune di Andretta di continuare a versare la rendita, poiché scomparso misteriosamente il titolo di credito che lo obbligava. Si dovette attendere il 1769 quando, Il Monastero prendendo nome quale Conservatorio di Santa Caterina da Siena, fu occupato dalle suore domenicane e la cui gestione, re Ferdinando IV con un editto del 1781 la destinò per statuto all’amministrazione civile di Bagnoli Irpino.
A quel periodo risalgono moltissimi conventi/conservatori del nostro Meridione, che in seguito tra dismissioni ed espropri tra l’800 e il 900 passarono a usi misti o totalmente civili: il sottoscritto può darne conferma avendo svolto attività di volontariato a Brindisi, nell’ex Convento di Santa Chiara, che sino agli anni ’50 aveva visto convivere le attività dell’ECA e quelle di un conservatorio-educandato religioso e che negli anni 80 un gruppo di giovani attivisti trasformò in uno dei primi Centri Sociali del Meridione.
Nel caso del Convento Conservatorio di Santa Caterina, a Bagnoli Irpino, esso dal 1769 ebbe la funzione di educare ed assistere fanciulle bisognose onde fornire loro una sana (e religiosa) educazione, nonché procurare per esse un piccolo corredo di nozze. In seguito, quell’edificio ospitò un vero e proprio educandato ed una scuola magistrale. Nell’Italia post-unitaria il rapporto tra Stato italiano e Chiesa non fu idilliaco, specialmente quando lo Stato iniziò a gestire in proprio attività che, sino ad allora, era di esclusiva competenza della Chiesa, quale quella inerente all’Istruzione. Man mano che il ruolo della scuola pubblica cresceva, si registrò un vertiginoso calo del numero degli studenti frequentanti le scuole a conduzione religiosa, compreso l’Istituto Magistrale del Conservatorio di Santa Caterina causandone la chiusura e costringendo le monache domenicane a reimpiegarsi sostituendolo con un asilo infantile. La crisi di vocazione nei primi decenni del ‘900 provocò una così drastica riduzione del numero di suore domenicane, che esse dovettero cedere quel fabbricato nel 1938, alle sorelle dell’ordine antoniano.
A queste ultime vicende si riferisce il documento da me ritrovato durante la fase di riordino e catalogazione dell’archivio personale della signora Marisa Cione, che ringrazio sentitamente per la fiducia a me concessa. Trattasi di alcuni fogli di carta scritti a mano che inizialmente avevamo ritenuto di nessun valore storico e destinati al macero, ma, dedicandogli una maggiore attenzione… e tempo, sono risultati essere un inedito tassello da inserire nella storia della comunità civile e religiosa di Bagnoli Irpino.
Su consiglio di Aniello Parenti, che ringrazio per la pazienza e cortesia con la quale accoglie le mie richieste di aiuto, sono andato a rileggermi il libro che lui stesso mi aveva donato una decina di anni fa. Grazie ad esso ho potuto comprendere ed inserire nel giusto contesto in cui fu redatta quella bozza di lettera/cahier des doleance indirizzata a Sua Maestà la Regina per conto, di quelle che per me risultavano essere “anonime anime pie”,
ed invece essere le superstiti suore di San Domenico che nei primi anni dell’900 volevano difendere a tutti i costi la gestione esclusiva di quel luogo. Consce che per farlo occorreva un solido contributo economico, ma anche un intervento di carattere amministrativo che esautorasse le competenze del comune di Bagnoli Irpino sul Conservatorio decisero di rivolgersi …neientepocodimeno che…a sua maestà la Regina, attraverso una lettera/supplica. Non so se quella bozza ritrovata dal sottoscritto, nell’Archivio di Marisa Cione, si tradusse in bella copia e giunse, via posta, all’attenzione di Elena del Montenegro, Regina di Savoia, così anche non posso attestarne la data certa, ma avendola rinvenuta in un carteggio risalente tra il 1910 e il 1925, posso solo dedurre che fu scritta prima dell’avvento del fascismo e molto probabilmente anteriormente o coeva alla Prima guerra mondiale. Dalla lettura di essa, non solo si ha conferma di quanto esposto nel testo da Parenti e Dell’Angelo, ovvero dell’avvenuta chiusura dell’stituto magistrale nei primi del’900 e la sua sostituzione con un asilo infantile, ma addirittura si ha notizia inedita che alla nascita di quest’ultimo contribuì, con un “obolo”, la stessa Regina. Quel prodigo aiuto fu preso a pretesto dalle questuanti per rivolgersi una seconda volta alla Sovrana affinché espropriasse, l’amministrazione civile di Bagnoli dei diritti, vecchi di due secoli su quell’edificio, riportandoli al pieno controllo dell’ordine domenicano “secondo gli iniziali voleri del Pallante”. Concludendo, prima di sottoporre ai lettori gli stralci “decifrabili” di questi preziosi e curiosi fogli che sarebbero dovuti andare al macero, l’analisi calligrafica di questa minuta accerta che fu il professor Rodolfo Domenico Cione, se pur sotto dettatura delle suore domenicane, a scrivere quella bozza di supplica alla Regina, non mancando di aggiungervi qualche affermazione “colorita” nello stile in cui si specializzò negli anni a seguire dando vita, nel secondo dopoguerra ad anonimi pamphlet che vivacizzarono la monotona vita politica di Bagnoli Irpino. Ma anche il Fato è famoso per i suoi scherzi “da prete” e in questo caso la conferma si trae dall’attuale uso del Conservatorio, quale Municipio, in buona pace delle proteste delle sorelle domenicane di inizio secolo.
Archivio Storico Benedetto Petrone –APS; fondo Rodolfo Domenico Cione-Anna Melillo; fascicolo lettere e documenti; cat: LA-7
Da indirizzare la busta a questo indirizzo: A sua Maestà la Regina, Roma
Maestà! L’altissima ed infinita pietà che la maestà sua ha verso i miseri e i derelitti è universalmente conosciuta ed apprezzata ed ammirata. Ed a questa pietà che è fulgida gemma della sua reale corona noi misere oblante rivolgiamo supplichevoli una preghiera sicure che la nobiltà del reale animo suo vorrà accoglierla benevolmente. Altra volta ardimmo implorare alla sua Maestà un obolo per bene arrivare all’istituzione di un asilo, obolo che ci fu largo e di cui ringraziamo sempre la Maestà Sua e ne ricordiamo l’opera nelle nostre preghiere. Ed ora chiediamo l’alta protezione della Maestà Sua per quanto esponiamo.
Il nostro conservatorio che conta circa due secoli di vita che per volontà del fondatore Pallante che in quell’epoca in conflitto con le autorità ecclesiastiche del tempo fu sottratto alla giurisdizione di quest’ultima e fu messo alla diretta dipendenza dell’amministrazione comunale di questo paese. Al solo al solo scopo che le giovani anime pie abbandonando le turpitudini del mondo si fossero riunite in un’unica famiglia e attendere precipuamente alla preghiera, al lavoro e all’educazione della gioventù femminile.
Ora che tutto sostanzialmente è cambiato e che tutto è sulla via della perdizione e della violenza deviando dalle vere intenzioni del fondatore stesso, altri uomini di fede religiosa e nazionale non bene precisata vogliono a qualunque costo la chiusura di questo pio luogo per attuare capricciosamente vedute interessate e personali.
Fino allo scorso anno scolastico abbiamo contribuito allo svolgimento dell’opera pro dell’asilo infantile che è stato soppresso capricciosamente. Avevamo chiesto a questa amministrazione il permesso per aprire una scuola di lavori femminili e ci è stato negato. Abbiamo delle educande in pensione ed altre aspirano ad entrarvi e per costringere le prime ad uscire e le altre a rinunziare alla modesta educazione hanno elevato la retta mensile. Sono ormai parecchi anni che riceviamo a spizzichi le rendite a noi spettanti dopo una diatriba di intercessioni di certe persone. E tutto ciò perché non abbiamo accondisceso ai loro inviti prima e alle minacce poi di lasciare il conservatorio, minacce che tentano di giustificare e di far volere presso le autorità quale riuscire all’idea prima …
Facciamo perciò un fervido appello all’animo caritatevole della Maestà sua affinché le sorti e il governo di questo conservatorio siano sottratti dagli avidi artigli di quest’amministrazione e messi sotto la direzione del nostro ordine domenicano e alla dipendenza dell’autorità ecclesiastica vescovile con la regolare vigilanza delle autorità del regio governo.
Mai si è fatto appello al suo real cuore rispettosamente sino questa nostra, ed è questa viva speranza che ci fa ardire a rivolgerci alla Maestà Sua per la cui salute nonché quella dei Sua Maestà il Re e delle loro Altezze i principini suoi diletti figliuoli noi eleviamo quotidianamente al Signore fervide preghiere affinché i nostri Reali Sovrani regnino sempre e felicemente per il bene della nostra cara patria. La maestà sua gradirà l’omaggio della nostra sentita eterna gratitudine. Con i più profondi ossequi devotissime in G.C.
Firma….
Antonio Camuso – Archivio Storico Benedetto Petrone-APS – (da Fuori dalla Rete Dicembre 2025 Anno XIX n. 4)

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