L’anno che verrà

di Maria Varricchio

A questo funesto (per usare un eufemismo) 2020 i Romani avrebbero riservato la “Damnatio memoriae”, una pena che nel diritto romano prevedeva la cancellazione di qualsiasi traccia di una persona, come se non fosse mai esistita.

Ora, dato che neppure per decreto potremmo dimenticare quest’anno, in queste poche ore che ci separano dal saluto al 2020 che consegnamo alla storia, cosa ci resta?

Per la prima volta, credo, ognuno di noi invece che rivolgere lo sguardo in avanti, indugia su quello che stiamo per lasciarci alle spalle: troppe sono le incertezze sull’avvenire. Prima di voltare in modo sacrosanto pagina, pesiamoli questi brutti ricordi perché qualcosa deve restare.

Ricordiamo chi e cosa abbiamo perso o rischiato di perdere, le rinunce cui siamo stati costretti e il motivo per cui abbiamo dovuto farlo, ricordiamo che un abbraccio è uno spazio aperto vuoto per accogliere qualcuno che riempia quel vuoto. Teniamo a mente che uno schermo può aiutarci solo momentaneamente ad abbattere le distanze ma non potrà mai sostituire uno sguardo e un abbraccio fatto di “carne”. Ricordiamo chi abbiamo desiderato avere accanto e di chi abbiamo fatto volentieri a meno. Portiamo con noi anche gli addii di chi non ha potuto dire addio come avrebbe voluto e ringraziamo medici e infermieri che lo hanno fatto al nostro posto, sostenendo sulle loro spalle il peso della vita e della morte. Ricordiamo la dottoressa stremata dopo un turno massacrante e la prima operatrice sanitaria vaccinata in Italia perché dobbiamo onorare chi ha salvato migliaia di vite mettendo a rischio la propria e avere fiducia nei progressi della scienza.

Infine pensiamo a chi ha mosso gli ultimi passi in questo 2020 ma anche ai primi vagiti di chi è venuto alla luce in queste ore, promessa di un futuro che è già qui. Il problema non è lasciare andare ma capire cosa portare nel nuovo anno e cosa lasciarsi alle spalle.

Forse è questo il miglior augurio che ognuno di noi dovrebbe fare a se stesso.

Maria Varricchio (Assessore alla Cultura del Comune di Bagnoli Irpino)

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