Nelle mani del sacerdote sono consegnati l’Euncarestia e gli altri sacramenti, come pure al sacerdote è affidata la responsabilità della catechesi nella comunità parrocchiale. Il sacerdote ha il gravoso compito di santificare, istruire e governare la porzione del gregge del Signore affidatagli dal Vescovo.

Come avvenne per gli apostoli, il Signore tramite la Chiesa non affida il suo gregge a persone perfette, ma a persone che gli dicono un “sì” libero e totale, impegnandosi a viverlo anche con sacrificio. L’attività pastorale che il sacerdote svolgerà deve avere come modello lo stesso agire di Gesù nel Vangelo, il quale agli inizi della sua missione la prima cosa che fece fu quella di chiamare dei discepoli a collaborare con Lui, mandandoli a due a due davanti a sé dopo averli formati.

San Giustino Maria Russolillo prese talmente a cuore la chiamata e la formazione delle vocazioni che fondò le congregazioni dei Padri Vocazionisti e delle Suore Vocazioniste, avendo in mente anche un Istituto Secolare laicale, realizzato dal suo successore Don Giovanni Galasso di venerata memoria. Ebbene, San Giustino, chiamato per conferenze, Relazioni, Riti, Esercizi Spirituali, aveva come tema preferito la Parola di Gesù: “Pregate il Parone della Messe perché mandi operai per la sua Messe”. Egli aveva così a cuore il problema delle Vocazioni al Sacerdozio e allo Stato Religioso, che, il giorno della sua Ordinazione Presbiteriale, fece il proposito di lavorare a costo di qualsiasi sacrificio per il problema vocazionale che, avendola abbracciata, chiamava “la Croce di Fuoco”.

Gli operai per la messe non arrivano da soli, c’è bisogno di chi dissodi e lavori il terreno comunitario dove il Signore possa chiamare gli operai e questo è uno dei compiti essenziali del lavoro pastorale del sacerdote senza tralasciare altre cose.

Questo deve essere il tuo compito primario da oggi in poi!

San Giustino Maria Russolillo, in una sua relazione del 1933 rivolta ai Sacerdoti della Diocesi di Anagni (FR), così si esprime, ed è l’augurio personale che ti rivolgo il giorno della tua prima Messa nella comunità in cui sei nato: “La pianta – sacerdote produrrà tante belle cose nelle varie mansioni ecclesiastiche, nelle varie opere di apostolato, nei vari ministeri sacerdotali, nei vari suoi rami culturali, ma [sue parole] quello che da essa principalmente si aspetta, quello a cui dev’essere ordinata tutta la sua azione, quello che è il suo proprio frutto è il sacerdote; il frutto -sacerdote, dato alla pianta – sacerdote. … Il frutto propriamente suo, (cioè del lavoro pastorale del sacerdote), è il frutto – del sacerdote. Questo è specialmente e propriamente quel frutto che resta e riproduce la pianta sacerdote. … Ogni Ministro di Dio che abbia pienezza di vita santa e pienezza di zelo apostolico, … , suscita vocazioni e si circonda di sacerdoti imitatori, e lascia sacerdoti continuatori, primi figliuoli della sua vita”.

caro Franco, permettimi la familiarità al Don, dal lontano 29 giugno 1974 tutte le volte che ho imposto le mani sul capo a un novello sacerdote mi sono sempre domandato se avrei mai vissuto  un tale momento. Non nego che provavo una “sana invidia”  (se c’è una sana invidia!) quando un altro sacerdote aiutava un suo discepolo a vestirsi degli abiti sacerdotali dopo la consacrazione presbiteriale. Ieri sera in questa chiesa, nella mia chiesa, ho vissuto tale momento, vedendo realizzata la parola del Russolillo, e ringrazio il Signore che immeritatamente mi riempie di gioia realizzando questo mio sogno.

Oggi, con l’imposizione della stola all’ingresso per l’aspersione, è come se tu avessi passato il testimone, ma mentre per te è un testimone di partenza, per me il testimone della pastorale rimane mio e mio per sempre, perché devo, voglio e mi sforzerò sempre nel resto della mia vita a essere sempre la pianta sacerdote. Da oggi anche tu sii sempre la pianta da cui la nostra Chiesa Locale aspetta il frutto sacerdote. Lavora per questo, sempre e con entusiasmo, in ogni parte della Vigna del Signore che ti verrà affidata!

Guarda sempre avanti senza smarrire la meta da raggiungere, e quanto più il diavolo metterà ostacoli, tanto più dovrai tener conto ed essere convinto della bontà del fine che fa parte dei progetti del Signore Gesù. Auguri. Ad meliora semper! Amen…

Sac. Stefano Dell’Angelo

 

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