Terremoto 1980, il ricordo e la speranza

Giulio D’Andrea - Il Mattino 23.11.2023

Quelli che restano in Irpinia, quelli che da questa terra non sono mai andati via, li trovi facilmente fra le aree industriali sorte come funghi e con destini diversi con il dopo-terremoto.

A 43 anni dal sisma del 1980 il sito produttivo di Morra De Sanctis è l’emblema di un destino industriale vincente. Tra Ema e Altergon gli addetti sono quasi duemila. E tra questi lavoratori c’è pure chi ha percorso una strada al contrario: prima il lavoro, a seguire lo studio. Gerardo Capasso 33enne di Sant’Andrea di Conza, è iscritto da un anno alla facoltà di Scienze Politiche all’Università di Salerno. Ma lavora in Ema da circa un decennio. “All’inizio nella gestione degli impianti di fusione mentre dal 2021 mi occupo dell’ispezione visiva e finale del prodotto”, racconta. “E da poco sono tornato studente, anche grazie alle politiche aziendali che vengono incontro a molteplici esigenze degli addetti e che consentono il connubio lavoro studio.

Gerardo è un pezzo di un mosaico composto da milleduecento persone tra Ema e rete di imprese PoEma. Circa la metà sono irpini. Impossibile tracciare una linea comune. Giovani e meno giovani, irpini e non. Gerardo per esempio ha un background e un punto di vista che rovescia la narrazione dell’ Alta Irpinia come deserto sociale. “Sembrerà incredibile ma qui ho tutto e si trova veramente tanto . Al di là del lavoro, fondamentale naturalmente, in questa terra coltivo le mie passioni. Sul serio, non scherzo. Nel tempo libero faccio teatro nella mia Sant’Andrea di Conza, dirigo la compagnia che a dicembre sarà intitolata a Mario Martino. Seguo gli appuntamenti culturali a Lacedonia, pochi mesi fa ho ascoltato il più grande violinista, Ugo Ughi, a pochi chilometri da casa mia. Poi, pazienza, se devo andare a Napoli per guardare qualche spettacolo si può fare ogni tanto”.

E lo sport, il sociale, l’associazionismo. Torniamo a Ema, microfusioni aerospaziali. “Un’azienda che è attenta ai diritti dei lavoratori, che li valorizza con frequenti corsi di formazione e aggiornamento. Che è un continuo susseguirsi di attività. Dai contest fotografici al family day, dalle giornate sulla salute ai tornei di calcio e calcio a cinque. Molte attività restano nel nostro perimetro a Morra De Sanctis, per lo sport ci si rivolge a Lioni e qui sono riuscito a coinvolgere giovani rifugiati del centro Sai di Sant’Andrea”.

Detto così sembra un Eden, l’Alta Irpinia che produce. A osservare le industrie da fuori, tra strade dissestate e assenza quasi totale di servizi, nessuno ci crederebbe. “Forse la verità è nel mezzo dice Gerardo- nel senso che qui si può vivere benissimo ma è sempre tutto relativo. Dipende da cosa cerchi, cosa trovi, cosa vuoi e non vuoi. Però effettivamente siamo ancora lontani dal modello ideale. Io sogno una Silicon Valley del Sud in Alta Irpinia. Le aziende ci sono, non mancano gli imprenditori coraggiosi se pensiamo a Morra, a Lacedonia oppure all’esperienza di Acca Software di Bagnoli Irpino. Servirebbero maggiori servizi per attrarre investimenti e per migliorare la vita di chi lavora. E qualche avventura imprenditoriale in grado di occupare ragazzi e ragazze. È un sogno si, ma perché non provarci in questi anni dove si sente la parola Pnrr un giorno si e l’altro pure?”

quello che manca secondo Gerardo ma non solo, è proprio il concetto di polo industriale di avanguardia. Fatto di servizi per i dipendenti, di indotto tra sistema produttivo e comunità.

Gli addetti Ema gravitano sulla vicina Lioni per andare al cinema, in palestra, per negozi, al pub. Quelli che vengono da fuori provincia vi alloggiano pure. La zona del cratere è fatta un po’ a macchia di leopardo. Occasioni di socialità non in tutte le stagioni, infrastrutture carenti, paesi che si popolano e si spopolano in un attimo anche a seconda degli orari della giornata. “Mi sono sempre scontrato con chi pensa che qui non c’è nulla. Ma alla fine basterebbe collegare questi paesi, in senso tecnico o figurato, per innalzare il livello di qualità della vita”, sostiene il 33 enne. Studente, lavoratore Ema. Che ha deciso di restare.

Giulio D’Andrea – Il Mattino 23.11.2023

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