Facciamo un po’ di cronistoria sulla proliferazione dei cinghiali sulle nostre montagne. Da secoli i nostri avi hanno convissuto con una razza di cinghiale autoctono, di stazza piccola, non molto prolifera, partoriva una volta l’anno e normalmente i cuccioli erano uno/due raramente tre, inoltre venivano braccati durante il periodo di caccia. Avvistare un cinghiale era una rarità, il rapporto territorio cinghiale era perfetto, non arrecavano nessun danno nè economico nè di pericolo.

Questo fino al 2002, anno in cui l’amministrazione provinciale avellinese, immette sulle nostre montagne i cinghiali di razza ungherese, il motivo non lo sa nessuno. Ungulati enormi, il doppio del cinghialotto nostrano, con scrofe che partoriscono due e anche tre volte l’anno, mediamente fanno dai cinque agli otto cuccioli. Fino al 2008 la popolazione ungulata è stata tenuta sotto controllo dalle battute di caccia, il problema inizia e si ingigantisce negli anni con la nascita del Parco, vi aderirono trenta comuni tra cui il nostro, da quel giorno il massiccio dei Monti Picentini si trasforma in un’OASI felice per qualsiasi animale, visto che nel Parco era vietata la caccia perfino selettiva.

Nel tempo si sono moltiplicate le mandrie di ungulati enormi, un vero e proprio pericolo per gli escursionisti, per i cavatori e per tutta la popolazione che vorrebbe usufruire degli usi civici senza rischiare incontri pericolosi. Questi animali sono onnivori, si cibano di radici, tuberi ,castagne, vermi e altro, le incursioni nei castagneti sono frequenti, con il loro fiuto eccezionale, durante il periodo estivo, scavano nel terreno rovinando le spore fungine in profondità,rompendo la simbiosi micorrizia tra il micelio e le radici della pianta, rendendo il terreno sterile per la produzione del tartufo.

La nostra associazione ben presto si è resa conto della distruzione delle” BOTTE” di tartufo e ha iniziato a sensibilizzare le varie amministrazioni regionali che si sono succedute dal 2010 a oggi. Negli anni come Direttivo abbiamo incontrato i vari assessori che si sono succeduti fino al 2025: Vito Amendolara e Daniela Nugnes durante l’amministrazione Caldoro “centrodestra”, Franco Alfieri e Nicola Caputo durante i due mandati di Vincenzo De Luca “centrosinistra”, tutti promettevano l’abbattimento e nessuno l’ha messo in atto.

Come associazione per ben due volte abbiamo raccolto centinaia di firme e protocollati in regione, abbiamo partecipato ai convegni e incontri istituzionali dove erano presenti i suddetti assessori, promesse tante, fatti zero!! Le lettere a tema indirizzate all’Ente Parco si sprecano, l’ultima in ordine di tempo indirizzata al presidente Fabio Guerriero che allego è del  01/05/2020,la risposta era che non aveva voce in capitolo per affrontare il problema, che la giunta regionale doveva legiferare per l’abbattimento selettivo, l’anno dopo, il 23 novembre 2021 il decreto della giunta regionale firmato da Nicola Caputo  arrivò, “sbagliato”, perché dava la possibilità a Guerriero di scegliere tra abbattimento o cattura dei cinghiali, indovinate cosa scelse? La cattura! In 20 mesi furono catturati la” bellezza di 16 cinghiali”,(come svuotare il mare con un cucchiaino).

C’è anche da dire che la quasi totalità dei compaesani si lamentavano (giustamente) dei danni fatti al territorio dagli ungulati, alla produzione di tartufi, castagne e agricoltura in generale, ma nel momento della protesta, far sentire la propria voce agli amministratori regionali non c’era la folla. Es., il primo dicembre del 2024 avevamo l’amministrazione comunale organizzo  un convegno sul  tartufo, tra gli invitati consiglieri regionali e assessori Felice Casucci, Maurizio Petracca e l’assessore regionale all’agricoltura Nicola Caputo, era il momento giusto per far notare con maggior forza  il disastro economico e territoriale, ebbene la presenza di cavatori e castanicoltori non arrivavano alla doppia cifra.

La svolta alle nostre sollecitazioni ultra-annuali  la si è avuta con la nuova dirigenza del Parco Regionale dei Monti Picentini Avvocato D’Angola,  l’ultimo incontro tenutosi presso la sede del Parco in Nusco il 6 marzo 2025 ove eravamo presenti come direttivo, lo stesso presidente ci aggiornava che aveva preso in seria considerazione le nostre richieste ed i nostri solleciti fatti, ed anch’egli attento e intenzionato alla risoluzione della problematica, e proprio in quella sede ci comunicava l’inizio di un corso volto a formare dei selecontrollori e dei bioregolatori che potessero intervenire per provvedere all’abbattimento degli ungulati presenti nelle aree del Parco.

Il bando per l’adesione al corso di formazione fu pubblicato a distanza di pochi mesi, e l’8 agosto 2025 vennero autorizzati 86 selecontrollori/bioregolatori all’abbattimento selettivo degli ungulati in eccesso presenti nel parco, autorizzati anche 6 dei nostri compaesani, di cui qualcuno iscritto alla nostra associazione. Nel frattempo il parco aveva redatto il piano di abbattimento sulle proprie aree, suddividendole in quadranti, porzioni di territorio di circa 1 chilometro quadrato. Il piano di abbattimento redatto consiste in due diverse tipologie di abbattimento, la caccia individuale con un accompagnatore gestita in quadranti e la girata, squadre di gruppo che abbracciavano più quadranti ; per entrambe le tipologie di abbattimento degli ungulati, non è previsto limite temporale, ovvero si può espletare ciò per 365 giorni l’anno. A novembre del 2025 è partito finalmente l’abbattimento sulle aree del parco, il quale ha autorizzato, previa richiesta individuale, i selecontrollori/bioregolatori interessati a procedere all’abbattimento selettivo nelle aree del parco.

In questa fase si sta espletando l’abbattimento controllato individuale con accompagnatore, ove a ogni selecontrollore/bioregolatore viene assegnato un quadrante, e lo stesso viene geolocalizzato su quel quadrante, non può sconfinare in altri quadranti ; avendo a disposizione un APP fornita dal Parco Regionale dei Monti Picentini ove ci si registra e si prenota il quadrante, contestualmente tenendo aperta la posizione GPS sul cellulare per garantire la presenza esclusiva su quel quadrante e evitare lo sconfino appunto in altri quadranti essendoci traccia GPS, il selecontrollore/bioregolatore munito di carabina gestisce in quel giorno prenotato il quadrante assegnato con l’ausilio dell’accompagnatore, il quale è sprovvisto di arma e procede solo al recupero dell’ungulato abbattuto. Per ogni ungulato abbattuto al momento del recupero, va applicata sulla zampa una fascetta selettiva e contestualmente va fatta foto georeferenziata che va inviata alla segreteria del Parco. Successivamente l’ungulato va portato al centro di raccolta autorizzato per le analisi e controlli di rito.

Questa prima fase già sta dando buoni risultati, infatti gli abbattimenti sono costanti e prolifici. Si avvierà poi successivamente una seconda fase che andrà ad integrare questa prima fase, forse già nel corso del corrente anno, chiamata « girata », la quale dovrebbe prevedere squadre ipotetiche di 6/7 selecontrollori/bioregolatori che potranno abbracciare contestualmente più quadranti, andando ad intensificare le operazioni di abbattimento selettivo, ma per questa seconda fase si è in attesa di autorizzazione al suo avvio. Ad oggi l’unica zona esclusa del Parco, per l’abbattimento selettivo è la zona A e qualche zona vincolata, come per il Laceno, la zona Lago.

Grazie all’impegno storico dell’Associazione Tartufai Monti Piacentini, alla continua e fattiva collaborazione dell’amministrazione Comunale e del nuovo Presidente del Parco, finalmente si è arrivata ad una svolta nella risoluzione del problema cinghiali, una battaglia portata avanti da anni dalla  dirigenza e dagli associati, per la quale oggi possiamo finalmente dire « Ce l’abbiamo fatta ».  L’importante è non abbassare la guardia, l’associazione seguirà passo passo l’evolversi della situazione, per riportare in sicurezza il nostro territorio, affinché si raggiunga quanto prima il rapporto ottimale tra territorio e densità di popolazione animale, in particolare degli ungulati.

Il Direttivo dell’Associazione Tartufai Monti Picentini

 

 

 

Condividi questo articolo

Commenti

Articoli correlati