Fare il bene del paese significa perdere le elezioni

di Federico Lenzi

In questi giorni si fa un gran parlare di elezioni. Tutti pensano a costruire la squadra migliore per portare a casa il risultato. Basterà aggiudicarsi le simpatie della metà (più una spanna) dell’elettorato bagnolese per vestire la fantasmagorica fascia tricolore. Ebbene, come potranno i nostri beniamini conquistare il cuore dei bagnolesi?

Questo è un piccolo paese di montagna dove tutti conoscono tutti e c’è un elevato grado di parentela/amicizia tra i vari concittadini. Se da un lato questo rende tranquilla e sicura la vita nella comunità, dall’altro tutti si sentono liberi di fare quello che gli pare. In fin dei conti, non sarà la piccola azione di un conoscente a rovinare il mondo. Quando la gran parte degli abitanti inizia a comportarsi così e la restante parte inizia a sentirsi stupida nel rispettare le regole, il paese precipita nell’anarchia più totale. Dall’altro canto proviamo a metterci nei panni dei nostri politici, reprimere comportamenti scorretti significa inimicarsi l’elettorato e rovinarsi la giornata in futili polemiche. Quindi, tanto vale lasciar correre il tutto. Come se non bastasse, ci sarà sempre qualche partito pronto ad appoggiare simili comportamenti ed i cittadini si sentiranno forti nel contestare l’applicazione delle più basilari leggi dello stato italiano.

Ecco, quindi, come il nostro paese è arrivato allo stato attuale. A Bagnoli i ragazzi si sentono liberi di uscire di casa e vandalizzare l’abitato. Per non parlare di chi apre battute di caccia in pieno giorno e nelle adiacenze di un parco pubblico. Oppure, pensiamo alle fontane continuamente vandalizzate anche dagli utenti adulti. Tanto il bene è pubblico e non pagano loro. Stesso ragionamento sui tagli abusivi in montagna, sul furto delle staccionate, sul vandalismo alla segnaletica sui sentieri CAI, o alla croce su Piscacca. Come non menzionare anche la civile regolamentazione sulla raccolta delle defezioni canine, quando molti proprietari lasciano i loro cani aggressivi liberi per il paese incuranti delle lamentele dei passanti. Potremmo continuare ancora per altre pagine, ma abbiamo pietà per i nostri lettori. Di fronte a questa situazione, perché una persona sana di mente dovrebbe decidere di trasferirsi o venire in vacanza a Bagnoli?

L’unica via per arginare questo problema sembra essere l’installazione di telecamere ad alta risoluzione. Nonostante ciò, se non s’instaura un senso di timore verso le istituzioni, da qui ai prossimi anni dovremo trasformare l’intero paese in una prigione video-sorvegliata h24. Tutto questo perché i cittadini non riescono a gestire la propria libertà individuale senza trasformarla nell’anarchia più totale.

Oltre ai comportamenti incivili degli abitanti, Bagnoli si presenta malissimo ai turisti: buche, guardrails sfondati, cunette non pulite, tombini otturati, immondizia a terra, escrementi, recinzioni con oggetti a caso, ristrutturazioni improbabili nel centro storico, ogni nevicata trasformata in emergenza, siamo pieni di acqua e non abbiamo riserve strategiche per l’acquedotto, etc… Oppure, pensiamo alla mania di cementificazione post-sisma: un paese come il nostro dovrebbe incrementare alberi e spazi verdi nel centro urbano, perché se la gente vuol godersi una spianata di catrame se ne può stare tranquillamente in città.

Sono l’inciviltà e l’incuria a rovinare il nostro paese. Basti pensare come l’anno scorso, date le forti limitazioni sulla mobilità interregionale, Bagnoli e Laceno abbiano riscontrato un boom di presenze anche senza le seggiovie. Perché è successo? Perché il nostro paese offre un centro storico molto carino, aria pulita, bei paesaggi, tanti sentieri su cui fare escursioni, prelibatezze culinarie, etc… Come mai questo successo non si è ripetuto quest’estate? Perché la gente è libera di spostarsi e può andare in località che offrono le stesse risorse con maggiori servizi. Bisogna varcare la fatidica soglia del “ponte delle tavole” e rendersi conto che non siamo l’unica ridente località montana al mondo. La gente va dove gli conviene e non si straccia le vesti perché Bagnoli è alla deriva.

Questa situazione la possiamo toccare con mano guardando al settore turistico del Laceno. Spesso si vanno a scaricare tutte le colpe sul presunto scarso impegno degli operatori locali. Se ciò fosse vero, il libero mercato sarebbe sufficiente a risolvere il problema: nuovi investitori andrebbero ad investire spazzando via dal mercato le attività attuali. Eppure, ciò non accade. D’altro canto, se le attività attuali non falliscono, significa che ottengono profitti e non si può andare da un privato a dirgli come svolgere il suo lavoro. Quanto esiste va avanti essendo stato avviato in tempi migliori, ma non si aprono nuove attività perché recuperare le ingenti spesi iniziali in infrastrutture sarebbe impossibile al giorno d’oggi. Stesso discorso per il mercato di Airbnb: ci sono prezzi alti rispetto alla media nazionale e, in un mercato funzionante, qualcuno avrebbe già iniziato ad abbassare i prezzi e a liquidare le stanze vuote al minimo con offerte last-minute. Ciò non succede, perché in alcuni periodi la domanda è inesistente ed il prezzo diventa un dettaglio ininfluente.

Un altro indicatore di questa deriva è il mercato immobiliare di Bagnoli-Laceno, ormai a picco da anni. Se le case si sono svalutate è perché il libero mercato non ritiene profittevole investire su un villino a Laceno. Da anni i residenti del villaggio lamentano l’assenza di servizi e di decoro urbano. Infatti, la differenza parte delle piccole cose: in molte località si curano delle aiuole nei punti strategici, mentre noi continuiamo a sfalciare campi di patate. Non abbiamo nemmeno trasporti diretti ed efficienti con le grandi città: molte persone non hanno l’auto o non vogliono guidare fin qui, ma d’altro canto non vogliono fare un viaggio della speranza con l’Air o prendere un treno antiquato (quando passava). Da ultimo pensiamo al Laceno Estate, ogni anno viene pubblicato all’ultimo secondo e diffuso solo al livello locale. Tuttavia, le aziende fissano le ferie estive con mesi in anticipo e le persone normali organizzano di conseguenza le vacanze.

Bagnoli è un paese a vocazione agro-pastorale, ma anche in questo ambito la situazione è stata lasciata a sé stessa da anni. A fronte della fida pascolo riscossa, non si è mai riusciti ad offrire infrastrutture e regole stabili al settore. Ciò ha lasciato le parti a dibattere tra loro con le rispettive motivate e valide ragioni. Stesso discorso vale per il ritiro dell’US Avellino e delle altre squadre di calcio campane, perché dovrebbero preferire Laceno a Roccaraso? Non ci sono campi tenuti bene, palestre, piscine ed infrastrutture varie. In aggiunta, vista la situazione attuale, nessun privato locale (o esterno) trova profittevole investire in esse.

Riassumendo, per i pochi lettori arrivati fin qui, una giunta per fare il bene del paese dovrebbe:

  • Ripristinare ordine e disciplina, inimicandosi gran parte dell’elettorato;
  • Mettere l’ordinaria amministrazione al primo posto e non puntare tutto su un’irrealistica lista di desideri milionari;

Chi sarebbe disposto a votare una giunta simile? Inoltre, volendo puntare sull’ordinaria amministrazione significherebbe rinunciare a candidature “acchiappa voti/alleanze” per puntare su assessori preparati, laboriosi e cooperativi. Quindi, al giorno d’oggi, vincere le elezioni significa dire all’elettorato “fate un po’ come vi pare, basta che ci votate e poi troveremo qualche altro capro espiatorio”. Ognuno guarda al proprio piccolo tornaconto, tanto se le cose vanno male è colpa di tutti e di nessuno allo stesso tempo. È questa la croce e delizia della democrazia universale. Dei veri leader dovrebbero saper indicare la strada alla popolazione, ma la competizione è così forte da aver fatto perdere ai partiti locali un minimo d’intesa portandoli a piegarsi agli istinti più beceri della pancia dell’elettorato. E’ bene ascoltare la popolazione, ma se la gente fosse stata saggia e capace di gestirsi da sola non avremmo mai avuto bisogno di un governo.

Federico Lenzi

(da Fuori dalla Rete, Agosto 2021, anno XV, n. 4)


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