Guerra o pandemia?

di GIno Di Capua

Alcuni politici ciarloni e scribacchini dalla penna facile, raccontano che dal dicembre 2019, il mondo è entrato “in guerra” contro un nemico senza volto, contro un infido minuscolo virus, capace di diffondersi nel mondo.

Io non trovo giusto definire in tal modo questa pandemia. Pur se il Covid-19 quotidianamente ha portato via decine di migliaia di morti dai quattro angoli del pianeta, è e resta una malattia.

Certo, di fronte all’utilizzo ripetuto di tante analogie guerresche, non di rado superficiali e spesso a sproposito, qualche perplessità è legittima. Nel Regno Unito è stata evocata come “l’ora più buia dal 1940”, a cui ha alluso anche la regina. Negli Stati Uniti Trump, ha parlato di un “Pearl Harbor moment”, oltre che di un nuovo “11 settembre”! Seguito a ruota la Francia, dove Emmanuel Macron ha proclamato la mobilitazione di ogni energia nazionale contro il nemico Covid-19 dichiarando “Nous sommes en guerre”! Persino il nostro Mario Draghi, in una sua intervista al Financial Times, ha fatto apertamente allusione al primo conflitto mondiale, e al doloroso dopoguerra.

Ai nostri padri, ai nostri nonni, è stato chiesto di andare al fronte, a noi di restare a casa, seduti sul divano. E’ cosa ben diversa.  Il linguaggio bellico, un lessico ancora ottocentesco, non rispecchia la realtà pandemica che stiamo vivendo e ci allontana dall’idea di unità e condivisione di obiettivi, non permettendoci così di uscirne.

Questa non è una guerra perché non c’è, in senso proprio, un “nemico”. Il virus non ci odia. Non sa neanche che esistiamo.  In realtà, non sa niente né di noi, né di sé.  È un’entità biologica parassita che varia, si trasforma, ma che dobbiamo sconfiggerlo con i vaccini, con le medicine e proteggerci limitando la libertà personale: distanziamento sociale contenimento, coprifuoco, mascherine.  Esistono norme igieniche essenziali che bisogna assolutamente conoscere per evitare che questo dannato virus che impazza furioso, venga a rendere visita al nostro corpo.

Non è una “guerra”! Non si sentono colpi di cannone, non si vede sangue e cumuli di macerie, anche se i contatori di morte non smettono di girare. La carneficina, pur se attenuata dai vaccini, purtroppo, continua. La linea del fronte non esiste. Nelle corsie degli ospedali non ci sono soldati bardati con uniformi mimetiche ed elmetti, ma medici e infermieri con camici bianchi e mascherine che combattono strenuamente per guarire chi è colpito dal Covid-19.

Fra i tanti contagiati ci sono, purtroppo, molti anziani che non ce l’hanno fatta, che non ce la fanno!

Persone a cui i nostri Paesi devono la loro storia; come racconta un antico proverbio africano: “Un anziano che muore è una biblioteca che prende fuoco”. Non servono nuove reclute, ma medici e infermieri per alleviare i turni estenuanti di chi si batte contro questa epidemia e per rimpiazzare chi è stato vinto da questo maledetto virus.

Lo sviluppo dei vaccini a tempo di record, dopo il primo anno di pandemia, aveva lasciato intravedere la fine del tunnel, ma varianti più contagiose hanno oscurato nuovamente l’orizzonte.  SARS-CoV-2, Coronavirus, COVID-19, questo maledetto, subdolo virus, comunque lo si chiami, ha costretto ormai a cambiare parte della nostra vita quotidiana. Alcuni Paesi riprendono con la quarta dose di vaccini, mentre Paesi poveri, soprattutto africani, hanno una percentuale di vaccinati bassissima. L’emergenza ci chiede, invece, non solo di progettare cambiamenti sostanziali, ma di ridiscutere interamente la nostra gerarchia dei valori e il nostro modo di pensare.  Questa nostra Terra è divenuta troppo piccola. Ecco che allora i problemi di un continente lontano sono i problemi di tutti. Purtroppo, finché non agiremo assieme come unico popolo di questo disgraziato pianeta, la tanta agognata immunità di gregge sarà ancora una lontana chimera. E così, nonostante gli sforzi dei nostri virologi, il 2022 si preannuncia già non migliore del precedente. Due anni dopo, il mondo della scienza continua a battersi contro un nemico determinato a mietere più vittime possibili. E il libro sul Covid-19 stenta a voltare l’ultima maledetta pagina.  Questa è la terribile tragedia dei tempi moderni. E allora mi chiedo, se la storia dovrebbe insegnare qualcosa, cosa abbiamo imparato?

Quali strategie e quali risultati?

Non può finire tutto così. Non deve finire tutto così. Anche se il mondo è cambiato e niente sarà più come prima. Uno sconcerto senso d’ingiustizia e d’impotenza ci pervade. Ma il mondo non può attendere che questo virus si plachi per ritornare a vivere liberi…dobbiamo sconfiggerlo.

Siamo nel 2022, la scienza deve vincere.

Gino Di Capua

(da Fuori dalla Rete, Gennaio 2022, anno XVI, n. 1)

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