La mancanza di neve e temperature insolitamente miti stanno mettendo a rischio le stazioni sciistiche negli Stati Uniti orientali, in Europa e in Asia. Poiché la neve naturale diventa sempre più scarsa e le temperature salgono troppo per le tradizionali macchine sparaneve, nuove tecnologie stanno aiutando un numero crescente di località sciistiche ad adattarsi al cambiamento climatico.

Queste nuove macchine possono produrre neve artificiale anche con temperature fino a 27°C. Tuttavia, ci sono limitazioni che impediscono alla neve artificiale di essere una vera soluzione. Queste macchine costose richiedono una quantità enorme di energia per funzionare — molto più di quelle tradizionali — e spesso riescono a coprire solo aree limitate. Nonostante ciò, sempre più aziende negli Stati Uniti, in Canada e in Europa stanno utilizzando queste macchine per garantire la neve sulle piste durante gli inverni miti. Le stazioni sciistiche che le hanno acquistate affermano che, quando le nevicate naturali sono scarse, come è successo quest’anno, le macchine garantiscono un approvvigionamento più affidabile.

Quest’inverno, temperature miti e mancanza di neve hanno rappresentato una sfida per le stazioni sciistiche sia in Europa che negli Stati Uniti orientali. All’inizio del mese, invece di neve fresca e abbondante, molte piste delle Alpi erano ricoperte di fango denso e appiccicoso a causa delle temperature record. Negli Stati Uniti orientali, lungo il corridoio dell’Interstate 95, da Washington a New York, non è caduta neve misurabile, e i fiocchi sono stati rari anche nelle montagne più a ovest, dove si trovano molte località sciistiche.

Per Ski Apache, una stazione sciistica situata nel New Mexico centrale, il business è cambiato completamente dopo aver installato una macchina SnowFactory tre anni fa. Ma quest’anno è stato particolarmente cruciale, poiché la stazione, che in media riceve 4,5 metri di neve ogni inverno, ne ha vista ben poca. Questa tecnologia di innevamento “all-weather” è contenuta in container nei quali scaglie di ghiaccio vengono raschiate da barili congelati. Le scaglie simili alla neve vengono poi sparate fuori con una potente ventola. La macchina utilizza elettricità per prelevare acqua dalle fonti locali, pompando circa 75 litri d’acqua al minuto. Poiché la neve artificiale è composta da singole scaglie di ghiaccio, è molto più fredda e resistente alle temperature più miti. “Credo sia la soluzione magica di cui tutti hanno bisogno,” ha detto Ken Marlatt, direttore delle operazioni della stazione sciistica, in un’intervista.

La macchina, prodotta dall’azienda italiana TechnoAlpin, può generare 60 tonnellate di neve al giorno in qualsiasi ambiente — un enorme miglioramento rispetto alle macchine precedenti, che richiedevano temperature inferiori ai -2°C per funzionare. Grazie a questa tecnologia, Ski Apache è riuscita a produrre neve su 2 ettari di piste e ad aprire la stagione con quasi un mese di anticipo, ha spiegato Marlatt. Per Marlatt, che lavora nel settore delle stazioni sciistiche da 30 anni, questa tecnologia ha permesso alla sua località di riprendersi dall’incertezza climatica. “Non devi più aspettare la neve o il freddo,” ha detto Marlatt. “Posso produrre la stessa quantità di neve a 16°C così come a -30°C.”

Le macchine sparaneve tradizionali spruzzano gocce d’acqua in aria quando le temperature sono sotto lo zero, in modo che congelino prima di toccare terra. Ma queste macchine non funzionano quando le temperature non sono abbastanza fredde. Sebbene molte stazioni sciistiche stiano adottando le nuove macchine per adattarsi ai cambiamenti climatici, alcune aziende sostengono che la quantità di energia necessaria per farle funzionare sia motivo di preoccupazione — contribuendo, di fatto, al problema che si cerca di risolvere.

Stuart Clotworthy, rappresentante vendite e servizi di TechnoAlpin per l’area occidentale, ha dichiarato in un’intervista che queste macchine ad alta intensità energetica “non sono davvero la risposta.” Sebbene siano una benedizione per il business, ha riconosciuto che non lo sono necessariamente per l’ambiente. “Se vuoi essere ecologico e fare bene all’ambiente, non fare quello che facciamo noi,” ha detto Clotworthy, aggiungendo: “L’ironia di combattere le alte temperature consumando ancora più energia per fare la neve è che stiamo usando la causa [del cambiamento climatico] per trovare una soluzione.”

Lo SnowFactory, venduto in tutto il mondo da 10 anni, consuma quasi quattro volte più energia rispetto alle macchine sparaneve tradizionali. La tecnologia per produrre neve con temperature miti non è nuova, ma è stata reinventata, ha spiegato Clotworthy. In passato, era utilizzata per raffreddare gallerie minerarie e congelare rapidamente il pesce appena pescato. Alla periferia di Filadelfia, la stazione sciistica Spring Mountain Adventures dipende da una macchina dell’azienda canadese Latitude 90, che utilizza una tecnologia simile per produrre neve a temperature elevate, pompando 50 tonnellate di neve al giorno per coprire le sue piste per principianti.

Sebbene queste macchine non possano coprire un’intera montagna, aiutano le stazioni più piccole a sopravvivere. Ci è voluto quasi un mese di funzionamento continuo per coprire metà di una pista per principianti a Spring Mountain Adventures, secondo John Brown, manager della stazione sciistica. “Ci ha aiutato a iniziare la stagione, a mantenerla e ad assicurarci di avere abbastanza neve a terra per attirare i visitatori,” ha detto Brown in un’intervista. Grazie alla macchina, il resort a conduzione familiare ha potuto aprire le piste per principianti e ospitare lezioni private anche quando le temperature erano sui 10°C a inizio dicembre. Normalmente, la stazione avrebbe dovuto aspettare il freddo per aprire. “Ti dà sicuramente un po’ più di controllo sulla tua situazione,” ha detto Brown.

Le macchine Latitude 90 sono contenute in container progettati per resistere a diverse condizioni di temperatura, vento e umidità, secondo il sito web dell’azienda. La domanda di macchine per la neve in climi caldi è aumentata negli ultimi anni con il riscaldamento invernale, ha dichiarato Raphaël Pelchat, presidente di Latitude 90, in un’intervista. Ha già ricevuto tre ordini per l’anno prossimo, oltre alle otto unità in funzione negli Stati Uniti e alle sette in Giappone. La macchina Latitude 90 funziona come un “gigantesco tritaghiaccio,” con opzioni che permettono ai gestori delle stazioni di decidere quanto fini o spessi debbano essere i fiocchi di neve, ha spiegato Brown. Nei giorni più caldi, produce fiocchi più spessi per farli durare più a lungo.

Come lo SnowFactory di TechnoAlpin, anche la macchina Latitude 90 consuma molta energia. L’azienda sta cercando di utilizzare componenti con il miglior rapporto efficienza-consumo, ha detto Pelchat. Il team di Latitude 90 sta valutando l’uso di energia solare per alimentare le macchine future invece dell’elettricità tradizionale. Sebbene queste macchine consumino molta energia, utilizzano molta meno acqua rispetto alle macchine sparaneve tradizionali: solo 45 litri al minuto, contro i 265-415 litri delle macchine standard, secondo Brown. Lo SnowFactory ne utilizza circa 75 litri al minuto, ha aggiunto Clotworthy. Brown vede queste macchine come una soluzione a lungo termine per il riscaldamento invernale e prevede di acquistarne altre in futuro per contrastare la diminuzione della neve naturale. Ma il costo è elevato. Ogni macchina Latitude 90 costa mezzo milione di dollari, mentre le tradizionali macchine sparaneve variano tra i 15.000 e i 30.000 dollari per unità.

Nonostante il prezzo, Brown ritiene che l’investimento sia valido: “Il cambiamento climatico è un problema reale, e la Latitude 90 è una soluzione che funziona,” ha detto. Anche Marlatt di Ski Apache prevede di acquistare altre macchine fino a quando non emergerà una tecnologia migliore. “È l’unico modo per avere la neve,” ha detto. “Altrimenti, vedremo sempre meno stazioni sciistiche. E nessuno lo vuole”.

Traduzione da stampa estera a cura di Federico Lenzi

(da Fuori dalla Rete Marzo 2025, anno XIX, n. 1)

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