Perché l’industria italiana si è fermata?

di Umberto Patrone

Spesso si pensa che l’industria sia qualcosa di lontano dalla vita quotidiana, ma in realtà è al centro della nostra economia: se questo settore va bene si creano direttamente più posti di lavoro, crescita dei salari e ed un miglioramento delle condizioni di vita per tutti. Diversamente da ciò che si crede, il settore industriale è un pilastro della nostra economia e non è possibile rimpiazzarlo dall’oggi al domani semplicemente incrementando gli afflussi turistici, come molti pensano.

Purtroppo, da anni la crescita industriale italiana è ferma per una serie di fattori, i quali saranno affrontati nel corso di questo breve articolo.

Quanto è importante l’industria italiana?

Quando parliamo di industria o di settore secondario, intendiamo tutto quel mondo che trasforma materie prime in prodotti finiti: dalle auto ai vestiti, dai mobili ai farmaci. In Italia, questo settore rappresenta circa il 20% del nostro PIL (Prodotto Interno Lordo), cioè della ricchezza che il nostro Paese è in grado di produrre ogni anno. Ma il suo peso sta diminuendo, ad oggi l’Italia produce meno di qualche anno fa e rischia di perdere terreno rispetto ad altri Paesi.

Tra i settori che probabilmente si sentono maggiormente nominare configura quello dell’automotive, in particolar modo con Fiat e Maserati, ora parte del gruppo Stellantis, che presentano degli impianti industriali vuoti e silenziosi mentre alla TV gira lo spot della Grande Panda.

Ancor più triste sapere che tante altre aziende simbolo dell’eccellenza italiana hanno chiuso i loro rapporti con il Bel Paese ed ora sono parte di conglomerati industriali con sede estera, come Magneti Marelli, LoroPiana, Peroni, Pernigotti, Galbani, Benelli, Lamborghini e tante altre.

Qualche numero

Negli ultimi due anni, la produzione industriale italiana è calata senza sosta: soltanto il 2024 ha segnato un -3,5%, dopo il -2% dell’anno precedente ed settori storici, come quello automobilistico, il tessile e la metallurgia, hanno visto crolli anche a doppia cifra. Per capire la portata del problema, basti pensare che a dicembre 2024 la produzione è scesa del 7,1% rispetto all’anno prima, il dato peggiore degli ultimi anni. Ma quali sono le cause che hanno portato a queste performance negative?

  1. Problemi storici e strutturali

Negli anni ‘90, a seguito dello scandalo Tangentopoli, l’Italia ha privatizzato molte grandi aziende pubbliche e ha ridotto gli investimenti statali nell’industria. Tutto ciò ha reso il settore più fragile e meno competitivo.

  1. Imprese troppo piccole

Il tessuto industriale italiano è fatto soprattutto di piccole e medie imprese (PMI), spesso a conduzione familiare, le quali fanno fatica a stare al passo con i tempi e ad  investire in ricerca, innovazione. Pertanto presentano non poche difficoltà a competere sui mercati globali. Data   la  dimensione  ridotta,  spesso  le PMI hanno più difficoltà   ad accedere al credito e a resistere alle crisi.

  1. Burocrazia e costi

Aprire e gestire un’azienda in Italia è complicato per via della burocrazia, regole complesse e tempi lunghi per ottenere permessi e finanziamenti.

Il costo dell’energia è molto più che in altri paesi europei, mettendo le nostre imprese in netto svantaggio. Da quel tremendo 24 febbraio 2022, data dell’invasione dell’Ucraina, i costi per materie e carburanti sono schizzati alle stelle, toccando direttamente la tasca di ogni cittadino.

  1. Mancanza di una strategia industriale

Da anni manca una politica industriale chiara e di lungo periodo: si interviene solo in emergenza, senza un piano per il futuro. Questo settore presenta una carenza di figure manageriali adeguate e con obiettivi allineati al mercato globale. Gli investimenti pubblici sono pochi e spesso arrivano in ritardo, anche a causa di una gestione lenta dei Fondi Europei. Ricordiamo che l’Italia non rappresenta un Paese vigoroso nell’utilizzo dei fondi per lo sviluppo, come il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), il quale non è stato ancora del tutto indirizzato né investito con criterio.

  1. Domanda debole e concorrenza internazionale

Dopo la pandemia e la guerra in Ucraina, la domanda di beni industriali è calata sia in Italia che in Europa, privilegiando Paesi come la Cina e gli Stati Uniti, che investono di più in tecnologia e producono a costi più bassi.

Non è tutto perduto, anzi..

Nonostante la crisi, l’industria italiana resta tra le prime in Europa e nel mondo per qualità e creatività, soprattutto in settori come il cibo, la moda, il designi prodotti di nicchia e gli armamenti.

Un esempio di Azienda Italiana brillante e che seguo da un bel po’ è Bending Spoons, celebre per aver creato l’app Immuni ma soprattutto perché negli ultimi 5 anni si è affermata come portabandiera dell’innovazione tecnologica italiana grazie a una crescita straordinaria, trainata da investimenti e acquisizioni seriali di aziende internazionali come Evernote, Meetup e Mosaic Group, e da una gestione del personale fuori dagli schemi che valorizza talento e creatività, rendendola una delle principali tech company europee e un esempio di eccellenza nel panorama digitale globale

Come ripartire:

L’Italia ha tutte le carte in regola per tornare a essere un paese industriale forte, ma servono scelte coraggiose e investimenti veri. Per rilanciare la crescita industriale italiana migliorare la produttività, sfruttando le vaste potenzialità dell’Intelligenza Artificiale per migliorare i processi ma più di tutto c’è l’estrema esigenza di formare i giovani e dotare i lavoratori delle competenze richieste dal mercato. Ritengo, inoltre, che sia necessario semplificare la burocrazia per favorire gli investimenti e rendere l’energia più accessibile puntando su rinnovabili e nuove tecnologie. Ultimo tassello cruciale è la costruzione di una strategia condivisa tra politica, imprese e lavoratori con obiettivi chiari e risorse adeguate.

Vi lascio un video di un canale YouTube che apprezzo molto e che suggerisco per approfondire tematiche di economia e geopolitica senza possedere necessariamente delle solide conoscenze a riguardo.

Link NOVA LECTIO: L’Industria Italiana è cerebralmente morta. E’ Davvero cosi?

Umberto Patrone – (da Fuori dalla Rete Agosto 2025 Anno XIX n. 3)

 

 

 

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