Dino Patroni racconta suo nonno l’artista bagnolese Diomede Patroni
Una monografia per raccontare un’artista di fama mondiale che non ha mai dimenticato le sue origini “donando” a Bagnoli i due monumentali busti di piazza Leonardo Di Capua. Attraverso il nipote Dino Vincenzo Patroni abbiamo provato a tracciare un profilo dell’artista bagnolese e quella che ne è venuta fuori è un’intervista molto bella che racconta la parte più intima di Diomede Patroni, il suo amore per Bagnoli nonostante avesse trascorso quasi tutta la sua vita lontano dal paese natio, la fierezza delle proprie origini e la cultura della conoscenza e dell’abnegazione per quello che non era solo un lavoro ma una passione tramandata di generazione in generazione. Buona lettura.
Perché è importante per te presentare questo libro monografico Diomede Patroni pitture, disegni e schizzi inediti dello scultore 1880-1968 anche qui a Bagnoli Irpino avendo già ottenuto a Salerno, città di adozione di tuo nonno, largo consenso nel Palazzo della Provincia sia dalle autorità politiche locali sia da personalità della Cultura e da noti giornalisti?
Qui a Bagnoli Irpino affondano le radici della famiglia degli Scultori Patroni e mio nonno da sempre ha inculcato a noi suoi discendenti il rispetto, l’amore, la conoscenza e forse perfino la fierezza della nostra identità, ovvero della nostra appartenenza a questa cittadina che lui soleva denominare, ricordando e citando Giustino Fortunato, la “Firenze d’Irpinia”. In qualità di nipote ed erede d’arte di Diomede Patroni ho sentito doveroso riparlare e far ricordare anche qui a Bagnoli Irpino mio nonno. Tutto ciò attraverso opere sconosciute dell’artista il quale, essendo stato un autore poliedrico, già in America si distinse non solo come valente ed innovativo scultore, ma fu anche per la verità un interessante pittore ed un ricercato illustratore. Infatti, lavorò per mercanti d’arte ebrei che gli fecero da mecenati. Ritengo perciò che Diomede Patroni vada assolutamente riproposto, fatto conoscere alle generazioni presenti e future di Bagnoli Irpino e non solo semplicemente come l’autore dei due imponenti busti in bronzo eseguiti per Leonardo Di Capua e per Donatantonio D’Asti collocati nella stessa Piazza Di Capua, ma anche nella sua complessità umana oltre che artistica.
Dove nacque esattamente tuo nonno?
Nacque il 28 giugno 1880 a Bagnoli Irpino dove tuttora è Piazza S. Rocco, esattamente dove oggi è ubicata la Scuola intitolata a Michele Lenzi.
Come mai tuo nonno si è trovato a vivere a Salerno dove si è affermato artisticamente e non invece nel paese natìo?
Non fu una sua scelta stabilire la residenza in città. Suo padre, il capostipite degli Scultori Patroni, decise di stabilirsi a Salerno per avere opportunità lavorative maggiori come scultore. Infatti, nel 1885, quando mio nonno aveva solo cinque anni, il mio bisnonno Raffaele Angelo Patroni si trasferì con la propria famiglia definitivamente da Bagnoli Irpino a Salerno, città in quell’epoca postunitaria in gran fermento culturale e artistico e in forte crescita urbanistica e monumentale grazie al lungimirante e attivissimo Sindaco di quei tempi Matteo Luciani.
Quindi, la fortuna artistica degli Scultori Patroni, la loro affermazione a Salerno e nel mondo la si deve al tuo bisnonno Raffaele che seppe intuire l’importanza di trasferirsi in città e a decidere il proprio destino artistico e anche quello di suo figlio?
Proprio così! Il mio bisnonno Raffaele capì che a Salerno si sarebbe certamente affermato e che avrebbe potuto tracciare le possibilità di un avvenire migliore per tutti i suoi 5 figli, di cui mio nonno era il primogenito. Diomede, infatti, studiò presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli dove fu un valente allievo di importanti Maestri della scultura: Stanislao Lista, Vincenzo Gemito e Vincenzo Luigi Ierace.
Tuo nonno approfondì la sua formazione artistica a Roma nei primissimi anni del Novecento. Come mai da Napoli andò a risiedere nella Capitale?
Diplomatosi all’Accademia partenopea con il massimo dei voti, mio nonno seguì a Roma il suo ultimo Professore, il famoso scultore Vincenzo Luigi Ierace che lo volle come suo assistente ed aiuto nel proprio laboratorio d’arte. Diomede approfittò di questa permanenza romana per frequentare anche la Scuola di Pittura dell’Accademia di Francia e divenne amico di pittori importantissimi come Umberto Boccioni, Gino Severino e Giacomo Balla. Nel 1905, dopo un lungo soggiorno a Trento, ospite del suo amico pittore Luigi Ratini, decise di emigrare negli Stati Uniti d’America con l’entusiasmo di un giovane artista italiano di belle speranze in cerca di fortuna.
Il periodo americano di tuo nonno svoltosi soprattutto a Chicago, per quanto intenso e pieno di soddisfazioni, si interruppe improvvisamente nel 1910, dopo 5 anni. Perché? Cosa lo spinse a rientrare in patria?
Diomede Patroni, ancor prima che l’artista conosciuto da molti, è stato un uomo di grande sensibilità umana e un figlio amoroso, tanto è vero che per il grande affetto per la sua mamma, ma anche per il padre e le sorelle, avvertito dai familiari che sua madre era gravemente ammalata, per non lasciarli soli, rientrò immediatamente in Italia sapendo già che sarebbe rimasto in patria per sempre.
La madre, Maria Luigia Conte, anche lei nativa di Bagnoli Irpino, dopo pochi mesi dell’arrivo di suo figlio dagli Stati Uniti, si spense.
Questa circostanza determinò il destino artistico di tuo nonno, destino che si svolse sempre qui in Italia?
Si, Diomede Patroni antepose i suoi affetti più cari al successo che già aveva ottenuto come artista nei 5 anni di permanenza negli Stati Uniti d’America dove ha lasciato opere d’arte di importante interesse particolarmente a Chicago dove, per un biennio, insegnò Scultura all’Institute of Art di Chicago, cioè all’Accademia di Belle Arti della metropoli americana, ma sue opere sono collocate anche a New York e a Los Angeles e insieme ad altre pitture e sculture in collezioni private. Trascorse, però, nel 1950 alcuni mesi a Chicago, ritornando negli Stati Uniti dopo 40 anni ospite di sua sorella Lucia e di suo fratello Antonio, anni prima pur essi emigrati a Chicago. Anche in quei mesi di permanenza americana lavorò da scultore eseguendo busti e ritratti a noti professionisti italo-americani tra cui il chirurgo di origine abruzzese Amerigo Ciotola.
Pensi che il libro monografico che hai fatto pubblicare e che presenti a Bagnoli Irpino possa interessare ai giovani bagnolesi e alle Autorità cittadine?
Ho sempre creduto che la cultura letteraria ed artistica sia e sarà sempre la bellezza del mondo, quella bellezza che potrebbe, lo speriamo tutti, salvare l’umanità. Io cerco di fare cultura da sempre perché ritengo sia l’unico antidoto contro l’ignoranza, l’indifferenza, la superbia, l’ingiustizia e la guerra. Diomede Patroni mi ha insegnato a combattere contro questi mali sociali; è stato per me un esempio, un faro perché maestro di vita e non solo di arte. Egli era umile e riservato, fino alla fine ha sempre amato il suo paese natìo, Bagnoli! È stato un esponente indiscusso dell’arte italiana del Novecento e molti storici dell’arte lo stanno riscoprendo e rivalutando nella sua opera omnia dopo circa sessanti anni dalla sua morte. Ho ritenuto doveroso farlo ricordare attraverso questo libro monografico che presento a Bagnoli Irpino per la memoria storica, per le generazioni presenti e future, perché possano sapere, conoscere meglio questo figlio di Bagnoli Irpino che tanto lustro diede in vita a questo suo paese nativo e all’Italia. Io ci provo, e sinceramente, con fiducia riposta specialmente nei giovani, credo di ottenere un buon risultato di divulgazione di questo testo monografico realizzato per onorare un meritevole cittadino di Bagnoli Irpino.
Giulio Tammaro – (da Fuori dalla Rete Agosto 2025 Anno XIX n. 3)
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