Tutto ha inizio ai piedi di Bagnoli Irpino, presso la chiesa rurale di San Lorenzo, dove la pietra antica trasuda devozione. Qui, il cammino inizia con un atto di affidamento: la benedizione del Santo. Davanti all’ovile il gregge è una marea bianca che attende il segnale. È il momento del distacco: si lascia la noia della valle per affrontare la fatica dell’altopiano. Perché il Laceno chiama, e restare fermi in basso, nel solito orizzonte, non è cosa per chi ha il passo del pastore.
C’è un momento preciso, sospeso tra l’ultima ora della notte e il primo grigio dell’alba, in cui a Bagnoli Irpino il tempo smette di essere una freccia e diventa un cerchio. È l’istante in cui la transumanza ha inizio: lo spostamento stagionale delle greggi che da millenni si ripete identico. Giuseppe Nigro, il pastore più anziano del paese, solleva il suo bastone e, insieme ai figli Antonio e Biagino e al nipote Vincenzo, si mette in marcia.
Mentre il gregge risale i sentieri, l’aria si riempie di un annuncio di festa: è l’eco dei campanacci. Non è un fragore casuale, ma un messaggio armonico che precede l’arrivo dei pastori. Ogni campana ha una storia, un luogo nel ricordo. Piccole o grandi, ogni pecora le porta con una dignità solenne, come se sapesse di custodire al collo un pezzo della memoria e del cuore della famiglia Nigro.
Lungo il sentiero, il sacro si fa pietra e memoria. Il cammino attraversa luoghi che il tempo ha mutato ma non cancellato: si passa dove una volta sorgeva la chiesa di San Rocco, che oggi non c’è più fisicamente, ma resta viva come stazione sacra nella memoria di chi sale. All’imbocco tra la strada comunale e la provinciale per il Laceno, un’edicola votiva accoglie il passaggio, finché, risalendo i tornanti, appare la statua bronzea dell’Immacolata.
È qui che la transumanza si fa liturgia. La protettrice di Bagnoli domina la valle sottostante per raccogliere l’invocazione dell’antico canto bagnolese “(…) Grazie implora per Bagnuolo nostra patria tanto amata, per ingegno rinomata per pietà per viva fè (…) per l’ industre pastorizia”.
I Nigro non passano semplicemente “davanti” al sacro: lo abitano. Segnarsi con la croce sotto lo sguardo della Vergine è il rinnovo di un patto di custodia secolare.
Il richiamo dei pastori non è un comando, è un canto. È una lingua antica, priva di parole, che le pecore portano scritta nel DNA. Ho visto gli arieti, monumenti di forza con corna a spirale, abbassare il capo in segno di rispetto al solo passaggio di Biagino. Ho visto le pecore procedere con una fiducia che noi uomini abbiamo smarrito: non guardavano dove mettevano i piedi, perché sapevano che la voce di Antonio le avrebbe guidate lontano dal precipizio. E gli agnelli si accompagnavano ai passi lenti e sicuri del patriarca Giuseppe, la radice stessa della loro esistenza.
Accanto a loro, ombre vigili e silenziose, si muovono i cani pastore. Riconoscono ogni singola pecora, ne avvertono la fatica, ne correggono il passo. Soffrono con dignità estrema la sete e il caldo, ma non abbandonano mai il posto. Sono l’estensione del cuore del pastore, pronti a farsi scudo contro i pericoli nel silenzio della montagna.
La proclamazione ONU del 2026 come Anno dei pastori e dei pascoli conferma che i pastori non esercitano solo un mestiere, ma un ruolo di Custodi del Creato. Il loro lavoro protegge l’ambiente su cinque fronti vitali:
- Antincendio naturale: Le pecore mangiano l’erba secca, eliminando il combustibile per i roghi.
- Pulizia dei terreni: Impediscono l’inselvatichimento e mantengono i sentieri aperti.
- Biodiversità: Il movimento del gregge diffonde i semi e arricchisce la flora.
- Sentinelle del suolo: I pastori controllano le acque e prevengono l’erosione.
- Clima: I pascoli curati assorbono CO_2 più efficacemente dei terreni abbandonati.
Quando parlate ai vostri figli, ai vostri nipoti dite loro che il mondo non è fatto solo di schermi e asfalto. Raccontate loro della famiglia Nigro. Parlate loro di Giuseppe, la quercia che non trema davanti ai venti della modernità; di Antonio e Biagino, le braccia forti; e di Vincenzo, il giovane custode che ha già lo sguardo fermo di chi porta sulle spalle la storia antica della famiglia.
I pastori sono i Guardiani della Soglia. Guardarli camminare significa vedere la speranza che avanza: una poesia secolare che non smetterà mai di essere scritta finché un Nigro chiamerà e una creatura, fiduciosa, risponderà.
Incoronata Vivolo
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