Prima la sorpresa, poi il governo Draghi, infine la promessa alla Camera: Valditara vuole cancellare i tagli scritti nella manovra del suo governo.
Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha dichiarato il 4 novembre alla Camera, rispondendo a un’interrogazione del Pd, che il governo lavorerà perché «la misura del taglio possa essere eliminata». Si tratta dei 6.974 posti che la manovra 2027 prevede di togliere alla scuola dall’anno scolastico 2027/2028: 4.925 docenti e 2.049 Ata, per quasi 252 milioni risparmiati l’anno dal 2028. È un impegno, non un atto: la norma resta nel testo e il termine per gli emendamenti è il 17 novembre.
Bene. Ma il 3 novembre il Corriere della Sera scriveva che al ministero i tagli sarebbero arrivati come una sorpresa, emersa dalle tabelle del Mef. In Aula Valditara ha ricordato che i tagli agli organici «sono stati fatti in misura rilevante dal governo Draghi», rivendicando risorse in crescita del 13,1% rispetto al 2022. Un fondo di verità c’è: anche quel governo aveva previsto riduzioni degli organici. Ma questi 6.974 stanno nella manovra del governo di cui è ministro. E quando compaiono? Proprio nelle settimane in cui studenti e insegnanti erano scesi in piazza per chiedere più investimenti e dire no a nuovi tagli. Come spararsi in un piede. Non sarebbe stato più semplice non inserirli?
Socrate, nell’Apologia di Platone, riconosceva di avere un piccolo vantaggio: «non sapevo ma neppure credevo di sapere». Era consapevolezza, non un alibi. Provate a dire «non ne sapevo nulla» a uno scrutinio. Di scuola dovrebbe occuparsi chi ci mette piede ogni giorno: se l’ultima volta che ne hai varcato il portone eri uno studente, forse ti sei perso qualche puntata.
La notizia più interessante, però, è un’altra. Per giorni la maggioranza ha risposto che gli alunni calano e che si toccava solo il potenziamento, non le cattedre curricolari. Il calo è reale, ma potrebbe voler dire classi più piccole, non meno insegnanti. Ora il ministro definisce il potenziamento essenziale per personalizzare la didattica e contrastare la dispersione. Ha ragione: è recupero, è italiano per chi non lo parla. E dalla legge di bilancio 2026, alle medie e alle superiori, le assenze fino a dieci giorni dei docenti su posto comune si coprono di regola con l’organico dell’autonomia: lo stesso che la manovra vuole ridurre. Ridimensionarlo non svuota le aule: ci lascia dentro meno scuola. Chi ha i soldi rimedia con le ripetizioni, chi non li ha resta dov’è.
Già oggi il diploma rischia di certificare più di quanto si sia imparato: nel 2026 si è diplomato il 99,8% di chi ha sostenuto l’esame, ma secondo l’Invalsi solo il 54% degli studenti dell’ultimo anno raggiunge il livello atteso in italiano e il 52% in matematica. Sono misure diverse, ma la distanza pesa, e il ministro attribuisce al potenziamento i risultati contro la dispersione. Allora il taglio non andava nemmeno scritto.
Intanto la stessa manovra proroga i 20 milioni del buono per le famiglie che scelgono le paritarie. Non è un travaso diretto, ma è una scelta di priorità.
Nel 1950 Piero Calamandrei immaginava un partito che «comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle» per «favorire le scuole private». Era un’ipotesi e non prova le intenzioni di nessuno. Ma il meccanismo che descrive va tenuto d’occhio.
La mia previsione non cambia: anche se questa norma venisse cancellata, resterebbero i 7.834 posti tagliati dalla manovra 2025. L’istruzione non si può abolire: la Costituzione vuole la scuola aperta a tutti. Si può però svuotarla, fino a un diploma garantito a tutti e un sapere riservato a chi può pagarlo. Chi potrà manderà i figli nelle scuole migliori, a proprie spese. I docenti diventeranno precettori di chi se li può permettere. E sarà la fine della scuola universalista come la conosciamo.
Non so se sia un progetto. So che è una direzione. Ora che lo sappiamo tutti, la pezza va messa davvero: la legge va approvata entro il 31 dicembre, e le promesse si contano lì. Di solito, quando la scuola di tutti finisce, nessuno ne sapeva niente.
Damiano Santoriello

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