Credo fosse la metà di novembre del 2007. Avevo diciassette anni e il nostro professore di Filosofia e Storia, Ugo Tesone, ci portò a Volturara ad ascoltare Alain de Benoist, scrittore e filosofo francese. Quella giornata, a distanza di quasi vent’anni, non l’ho mai dimenticata. Oggi ho trentasei anni: sono passato dall’altra parte del banco. Tesone non c’è più. Ho passato due anni a Modena e a settembre, da uditore, sono tornato apposta per sentire Massimo Recalcati al festivalfilosofia. Ogni volta che ci vado penso a Volturara.

Quella giornata faceva parte del Borgo dei Filosofi, nato nel novembre 2006 con cinque giornate in sei comuni dell’alta Irpinia. L’idea, promossa dalla Comunità Montana Terminio Cervialto, era che la cultura fosse una condizione dello sviluppo di un territorio, non un suo contorno. Avellino si aggiunse solo l’anno dopo, nella seconda edizione, quando il Borgo cominciò a uscire dai confini della comunità montana che lo aveva creato.

Ho chiesto al professor Angelo Antonio Di Gregorio, che ha ideato il Borgo con il contributo scientifico di Francesco Saverio Festa, come fosse stata accolta inizialmente l’idea. Mi ha raccontato che uno degli esponenti politici più influenti della provincia chiese se davvero volessero portare la filosofia «in mezzo a questi zappatori». Di Gregorio lo ricorda così; non ho trovato altre fonti che confermino l’episodio. Quella battuta racconta un pregiudizio che le aree interne conoscono bene, e che Di Gregorio stesso ha provato a smontare: oggi, dice, in un mondo connesso la distanza geografica conta meno di un tempo, e un piccolo paese può diventare centro di un progetto culturale di qualità, non restarne soltanto la periferia.

Oggi Di Gregorio è anche sindaco di Luogosano, eletto lo scorso maggio. Racconta che, negli anni della sua maggiore affermazione, il Borgo era considerato uno dei maggiori eventi di riflessione filosofica del Meridione, con una forte collaborazione con il festivalfilosofia di Modena, di cui Remo Bodei presiedeva il comitato scientifico, e una risonanza arrivata fino al Corriere della Sera e al Sole 24 Ore.

Negli anni, aggiunge, il Borgo ha ospitato circa un centinaio di filosofi e studiosi, arrivati da diversi paesi europei e dal Canada; tra i nomi che ho trovato nei programmi delle diverse edizioni figurano Zygmunt Bauman, Tzvetan Todorov, Michel Onfray e Aldo Masullo. Secondo Di Gregorio, il Borgo ha costruito legami anche con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, fondato da Gerardo Marotta, con le università di Salerno e Federico II di Napoli, con l’Università Suor Orsola Benincasa, dove insegna l’antropologo Marino Niola, e con l’Università Cattolica di Milano.

Di Gregorio racconta che, intorno al 2015-2016, venne meno la formula associativa che reggeva il Borgo: lui e Festa, professore di Storia della filosofia all’Università di Salerno, continuarono a dirigerlo con il sostegno degli enti locali, soprattutto del Comune di Avellino e, in parte, della Provincia. Le difficoltà non erano nuove: già nel 2014, dopo una pausa di due anni, Di Gregorio aveva detto pubblicamente che l’associazione non ce la faceva più da sola: «da soli non ce la possiamo fare».

Poi, nel marzo 2019, Francesco Saverio Festa è venuto a mancare. Di Gregorio lo racconta come uno spartiacque: con lui se ne andava una delle persone che avevano reso possibile il progetto, in un momento in cui la mancanza di fondi si faceva già sentire. Il modo di tenere in piedi il Borgo, dice, cambiò di nuovo: le edizioni successive si appoggiarono soprattutto ad Avellino e all’assessorato alla Cultura del Comune. I programmi confermano, nel dettaglio, la Fondazione Sistema Irpinia e la Provincia per la nona edizione, nel 2021, e il patrocinio del Comune per la decima, nel 2023. Dopo la pandemia, aggiunge, ripartire fu ancora più difficile, non solo per i soldi ma perché mancavano le persone disposte a occuparsi dell’organizzazione.

Dai programmi pubblicati risulta che, dopo le edizioni del 2016 e del 2017, il Borgo è tornato nel 2021 con la nona edizione, dedicata a Dante filosofo: Di Gregorio figurava ancora tra gli organizzatori. Nel maggio 2023, alla decima, su democrazie e sovranismi, all’ex cinema Eliseo di Avellino, nel nome di Aldo Masullo e dello stesso Festa, presiedeva il comitato scientifico. Dopo quella data non ho trovato notizia di altre edizioni. Resta una domanda, rivolta anche a chi ha contribuito a organizzare le ultime: che cosa è successo da allora?

Per Di Gregorio, il cuore del Borgo non erano i nomi dei relatori o l’attenzione dei giornali. Erano le scuole: gli studenti messi di fronte a intellettuali di livello nazionale e internazionale. Teme che molti giovani, immersi in stereotipi e condizionamenti, facciano sempre più fatica a esercitare il pensiero critico, e dice che il Borgo voleva offrire loro proprio questo: l’occasione di confrontarsi con idee diverse dalle proprie, senza accettare ogni risposta come definitiva. È lo stesso lavoro che ha provato a fare per trent’anni in cattedra, in diversi licei della provincia e di Napoli: la sua missione, spiega, era che ogni anno almeno due o tre studenti si iscrivessero a filosofia.

A me è rimasto lo stesso lavoro, in piccolo: non salvarli tutti, ma portarne anche uno a guardare qualcosa che prima non aveva pensato. Quella giornata, a Volturara, ha funzionato anche per me. Negli anni successivi sono tornato ad altri appuntamenti del Borgo, da Castelvetere ad Avellino. Chissà quanti altri hanno portato a casa da quegli incontri qualcosa che non si è fermato alla fine di una conferenza.

Il paragone con Modena non è casuale. Il festivalfilosofia è sostenuto da un consorzio che riunisce i comuni di Modena, Carpi e Sassuolo insieme a tre fondazioni, e si tiene ogni anno a settembre nelle stesse tre città: quest’anno, alla ventiseiesima edizione, ha proposto oltre cinquanta lezioni magistrali in tre giorni. Il Borgo si è mosso su una scala più piccola, con una formula itinerante soprattutto nelle prime edizioni, portando gli incontri in diversi paesi dell’alta Irpinia; altre volte si è concentrato ad Avellino, come nel 2009, o è tornato nei centri minori, come nel 2010. L’ambizione, però, era simile: portare il pensiero fuori dalle università, verso una comunità più ampia. A Modena si è consolidata nel tempo una struttura organizzativa riconoscibile, anche nel calendario e nei luoghi; il Borgo ha attraversato cambiamenti organizzativi e istituzionali, dovendo fare i conti con risorse limitate e con la perdita di persone che lo avevano reso possibile. È questa stabilità istituzionale che Di Gregorio oggi vuole costruire anche per il Borgo.

Immagina due strade. La prima, quella che preferisce, è ricostruire una rete di comuni irpini che condividano organizzazione e risorse, restituendo al Borgo il respiro delle origini: ha già preso contatto con alcuni sindaci dell’Irpinia. Punta inoltre a ottenere dalla Regione Campania un riconoscimento che valorizzi il Borgo come manifestazione culturale di rilievo regionale e favorisca l’accesso a forme di sostegno economico. Il piano regionale di promozione culturale per il 2026, del resto, richiama espressamente anche la diffusione del pensiero filosofico. Risorse adeguate, spiega, sarebbero essenziali per coinvolgere e remunerare studiosi di rilievo nazionale e internazionale. L’obiettivo, però, non sarebbe soltanto organizzare una nuova edizione, ma dare continuità al Borgo.

Se questa strada non si concretizza, l’alternativa è ripartire da Luogosano, che dispone di un teatro, due centri sociali e realtà associative locali, tra cui le due Pro loco e il forum giovanile: potrebbe diventare quella che lui chiama la città della filosofia irpina. Ma lo stesso Di Gregorio riconosce che un progetto condiviso tra più comuni avrebbe un peso diverso: il Borgo, in fondo, era nato proprio per unire territori e comunità attorno alla cultura.

Un’iniziativa che per anni ha portato filosofi europei in paesi di poche migliaia di abitanti, e che ha lasciato al ragazzo che ero qualcosa che porto ancora con me quasi vent’anni dopo, non dovrebbe dipendere soltanto da poche persone, per quanto generose, né interrompersi senza che si capisca perché. Quando Tesone ci ha lasciati, mi sono fatto una promessa: non avrei lasciato cadere nel dimenticatoio ciò che quella giornata a Volturara mi aveva dato. Questo articolo è un primo passo per mantenerla.

La domanda, allora, riguarda tutti: i sindaci degli altri comuni irpini, la Provincia, la Regione, le università che un tempo erano di casa al Borgo, ma anche le comunità che l’hanno accolto. Siamo disposti a fare rete già da ora, mentre si cerca il sostegno della Regione, invece di lasciare che il futuro del Borgo dipenda dall’iniziativa di un solo comune? Quel pomeriggio di novembre, a Volturara, c’ero anch’io, con diciassette anni e nessuna idea di quanto mi sarebbe rimasto addosso.

Damiano Santoriello

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