La torre di avvistamento di Bagnoli, legata alla necessità di monitorare l’arrivo dei Saraceni, risale prevalentemente al periodo medievale, con una stratificazione che va dall’epoca longobarda fino alle fortificazioni Aragonesi. Il primitivo borgo si sviluppò intorno a una fortezza edificata in epoca longobarda (VII secolo) per proteggere il territorio dalle invasioni nemiche, comprese quelle dei Saraceni che infestavano le coste e le zone interne del meridione.

Il sistema difensivo, venne rafforzato in epoca Aragonese, (XI-XVI secolo), quando la necessità di difendersi dalle incursioni saracene divenne critica a tal punto da costringere i paesi Irpini alla costruzione, o al rifacimento, di molte torri di avvistamento nel Regno di Napoli.

Sappiamo bene che i Saraceni compirono molte incursioni nell’Italia Meridionale. Grazie a navi veloci, compivano assalti rapidi sorprendendo le difese delle città dove monasteri e chiese, ricche di tesori, erano gli obiettivi  privilegiati, (ne fa esempio il saccheggio della chiesa di San Pietro e Paolo di Roma) per poi spingersi nell’entroterra l’entroterra irpina, dove i saccheggi, gli stupri e le operazioni di pirateria portate avanti da guerriglieri musulmani (Arabi e Berberi provenienti dal Nord Africa, dalla Sicilia e dalla Spagna) furono abbondanti. Essi, una volta sbarcati nei villaggi, mettevano in atto l’acquisizione di schiavi per poi venderli nei mercati nord africani.

Spesso le città, per evitare la ferocia e la distruzione, furono costrette a pagare consistenti tributi o abbandonare le zone costiere per rifugiarsi sulle colline. Ogni incursione, rappresentava una forma di “guerra per il bottino” piuttosto che una occupazione territoriale, sebbene la loro presenza abbia influenzato profondamente la politica e la geografia dell’Italia Meridionale.

In Irpinia, quasi ogni paese aveva la sua “TORRE”.

Tra le varie strutture ancora esistenti in Irpinia citiamo, per importanza, il Borgo Medioevale di Gesualdo, nato originariamente in epoca Longobarda come presidio militare per il controllo dei confini del Ducato di Benevento; Nusco, (che sorgeva oltre i 900 metri), roccaforte cruciale per il controllo strategico delle valli circostanti contro i saccheggiatori, e anche l’antico castello di Rocca San Felice, che offriva una visuale perfetta sulla Valle d’Ansanto.

Ho dovuto scrivere tutto questo papiello per irrobustire una mia pallida richiesta: dopo il Castello dei Cavaniglia, rifatto sul suo impianto storico originario, perché non ridare vita, sulle proprie ceneri, anche alla TORRE di Bagnoli?

Il Dott. Filippo Nigro, Sindaco del nostro Comune, sa bene a chi rivolgersi per ottenere il contributo per il restauro della Torre. La Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio, territorialmente competente, é l’Ente che solitamente, se ricordo bene, dispone l’assegnazione del contributo di che trattasi subordinandolo all’effettiva disponibilità del Ministero della Cultura, sempreché la Meloni non abbia prosciugato pure i fondi dell’ente, visto che quasi tutti i giorni s’invola in missioni speciali in ogni angolo del mondo.

Mi è stato riferito, però, che per le Province di Salerno e Avellino, le richieste di contributi vanno inviate alla Soprintendenza ABAP, acronimo che i tecnici del Comune potrebbero conoscere bene.

Non v’è zona più bella di quel poggio. Centro abitato di media grandezza che, pur essendo attaccato al cuore del paese, rimane comunque circondato da un agglomerato urbano piuttosto straniante, che non dà intimità, calore.  La rinascita della TORRE potrebbe dare la spinta propulsiva al ritorno dei contatti umani, alla civiltà, al riacquistare il gusto di vivere. Augurarsi il buon giorno e la buona sera e poi aumentare il passo, è un modo piuttosto lasco di convivenza. Chissà mai, poi, se un giorno, in un ipotetico bar della TORRE, o in un ristorante all’ultimo piano della stessa, potremmo ancora stringerci le mani, per festeggiare i cent’anni delle mogli o i centodieci di noi medesimi. Chissà!

E’ un inno alla vita!

Antonio Cella – (da Fuori dalla Rete Giugno 2026 Anno XX n. 2)

 

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