Come attestano le cronache del tempo, gli ideali della Rivoluzione Francese del 1789 penetrarono anche nel Regno di Napoli, conducendo nel gennaio del 1799 alla proclamazione della Repubblica Partenopea.
A Bagnoli Irpino l’introduzione del nuovo governo repubblicano fu sostenuta da due sacerdoti bagnolesi, Tommaso Trillo e Domenico Cella, legati alla “Lega dei Patriotti”. Furono loro a far innalzare nella Piazza del paese l’Albero della Libertà, simbolo della nuova Repubblica.
La maggior parte della popolazione, profondamente legata alla fede cattolica e alla monarchia borbonica, accolse però quel cambiamento con aperta ostilità. Nel maggio del 1799, approfittando della ritirata delle truppe francesi verso il nord Italia per contrastare l’avanzata austro-russa, il popolo insorse. Durante la festa dell’Ascensione venne abbattuto l’Albero della Libertà, fu proclamata la restaurazione del governo di Ferdinando IV di Borbone e vennero assaltate le abitazioni dei sacerdoti repubblicani.
I rivoltosi costruirono persino un fantoccio di paglia con le sembianze del generale Championnet. Dopo averlo trascinato per le strade del paese a cavalcioni su un asino, tra schiamazzi e dileggi, lo gettarono nel torrente del Borgo, detto anche dell’Ospedale.
Quella ribellione rischiò tuttavia di trasformarsi in tragedia. Una brigata militare francese, guidata dal generale Olivier e stanziata a Capua, si mosse verso Monteforte Irpino dopo aver appreso delle rivolte scoppiate nei comuni del Principato Ultra. Le truppe borboniche del colonnello De Filippis furono facilmente sconfitte presso Mercogliano e la città di Avellino venne espugnata, subendo saccheggi, incendi e violenze.
La notizia delle atrocità perpetrate ad Avellino gettò Bagnoli nel panico. Vi era chi desiderava resistere dietro le deboli mura del castello, ma i caporioni e il sindaco preferirono la prudenza. Le donne furono allontanate dal centro abitato per sottrarle alle violenze, mentre una delegazione composta da sacerdoti, frati e gentiluomini venne inviata incontro ai Francesi, fuori dal paese, in segno di pace e sottomissione. La colpa della rivolta fu attribuita a pochi facinorosi nel tentativo di salvare la comunità dalla rappresaglia.
Ma molti abitanti non riponevano fiducia né nella diplomazia né nella forza delle armi. Memori della protezione che Maria Immacolata aveva accordato al paese durante la pestilenza del 1656, si riversarono nel Duomo. Dinanzi alla statua dell’Immacolata Concezione il popolo pregò con fervore, implorando di essere liberato dall’imminente furia francese.
Secondo la tradizione, un distaccamento di soldati francesi era effettivamente partito da Avellino e si dirigeva verso la valle del Calore per punire i paesi insorti, tra cui Bagnoli. Alcune vedette, appostate lungo il cammino, ne osservavano i movimenti per dare tempestivamente l’allarme e consentire lo sgombero del paese.
Poi accadde qualcosa di inatteso. Giunti nei pressi della gola conosciuta come Malo Passo di Volturara Irpina, i soldati francesi si fermarono improvvisamente. Dopo una breve sosta invertirono la marcia e fecero ritorno verso Avellino. Il messo bagnolese seguì le loro tracce fino alla città, dove constatò con stupore che l’intero corpo di spedizione francese stava abbandonando in fretta Avellino per dirigersi verso la Terra di Lavoro, essendo stato richiamato d’urgenza a Capua a causa delle sconfitte subite nel nord Italia. La storia ufficiale parla di strategie militari e di ordini improvvisi. Ma agli occhi del popolo bagnolese quel repentino dietrofront assunse il significato di un segno provvidenziale.
Il miracolo di Bagnoli non fu la distruzione del nemico. Fu il suo cambiamento di strada. La notizia dello scampato pericolo raggiunse rapidamente il paese. La popolazione, raccolta nel Duomo in trepidante attesa, esplose in grida di gioia e commozione, attribuendo l’improvviso ritorno dei Francesi all’intervento dell’Immacolata Concezione.
La statua della Vergine venne immediatamente portata in processione per le strade del paese, tra offerte di denaro, cera e oggetti preziosi. Una volta restaurato ufficialmente il governo di Ferdinando IV di Borbone, il popolo di Bagnoli volle rendere perpetua la propria gratitudine. Nella seconda metà di giugno del 1799 il Parlamento cittadino si riunì e deliberò l’istituzione di una seconda festività annuale in onore dell’Immacolata Concezione, impegnando il Comune a contribuire ogni anno con un’offerta di venti ducati.
La scelta della data richiese diverse valutazioni. In un primo momento si pensò al mese di maggio, nella settimana del miracolo, ma si preferì evitare la coincidenza con le Rogazioni. Inoltre il Parlamento cittadino si era riunito nel mese di giugno. Per non sovrapporre la nuova ricorrenza ad altre feste mobili della Chiesa, si stabilì infine di celebrarla il lunedì successivo all’ottava del Corpus Domini, periodo che cade generalmente nel mese di giugno.
La festa venne celebrata solennemente ogni anno fino al 1805. Con il ritorno dei Francesi nel Regno di Napoli, nel 1806, le autorità bagnolesi ritennero prudente sospenderla, poiché quella celebrazione era nata proprio in opposizione all’armata francese. La sospensione continuò anche dopo la partenza dei Francesi nel 1815. Ma ciò che scomparve dai registri ufficiali non svanì dalla memoria del popolo.
Per oltre trent’anni la devozione bagnolese si fece silenziosa e nascosta. La festa uscì dai verbali del Parlamento e si rifugiò nelle case, nei racconti tramandati accanto al focolare, nei lumini accesi davanti alle immagini sacre, nelle preghiere sussurrate dalle madri ai figli. La devozione si fece carsica. Scivolò sotto terra, invisibile agli occhi del potere, ma viva nel cuore della comunità.
Nel 1837 Bagnoli fu colpita dal flagello del colera. In quell’occasione il popolo tornò a ricordare la protezione accordata dalla Vergine nei miracoli del 1656 e del 1799 e riprese a invocarla con rinnovata fede. Quando l’epidemia cessò, anche quella liberazione venne interpretata come un segno della protezione dell’Immacolata. Così, nel 1838, il Comune ripristinò ufficialmente nel proprio bilancio lo stanziamento dei venti ducati destinati alla festa di giugno.
Da allora la ricorrenza continuò a essere celebrata con crescente magnificenza, fino a diventare la festa principale del paese. Nel 1899, in occasione del primo centenario del miracolo, le celebrazioni raggiunsero il culmine della solennità e Alfonso Sanduzzi pubblicò un opuscolo dedicato alla profonda devozione dei bagnolesi verso la loro celeste protettrice. Quella devozione, custodita per secoli dalla memoria popolare, continua ancora oggi a vivere nei riti e nei canti della festa.
Ancora oggi, al termine delle celebrazioni, le ragazze di Bagnoli intonano l’antico inno settecentesco dedicato a Maria SS. Immacolata. Non è soltanto un canto religioso: è una memoria vivente che attraversa i secoli. In quelle strofe sopravvive la voce di un popolo che alla Vergine affidava non solo la propria fede, ma anche il lavoro, la salute, i raccolti, la pastorizia e il destino stesso della comunità. La memoria di quel giorno, lungo il cammino dei nostri padri, rimase sospesa nel tempo come una promessa eterna: “Bagnoli è mia, e io la proteggerò.”
Incoronata Vivolo

Commenti
Per visualizzare i commenti Disqus devi accettare i cookie Marketing.