“Se si perdono gli ultimi la scuola non è più scuola. E’ un ospedale che cura i sani e respinge i malati”. Così scrivevano don Lorenzo Milani e i suoi studenti in “Lettera ad una professoressa” del 1967. Volevano dire che la Scuola e gli ospedali sono pensati soprattutto per quelli che hanno problemi: di salute o di povertà.
La frase, però, forse era troppo difficile per i nostri governanti i quali, nel dubbio, hanno pensato bene di continuare a tagliare fondi sia alla Scuola che agli ospedali. Nella legge finanziaria per il 2027, infatti, sono previsti:
- 5000 posti in meno per gli insegnanti;
- 2000 posti in meno per il personale amministrativo e ausiliario delle scuole;
- 200 milioni di euro in più per le scuole private;
- 2 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità privata (nascosti sotto diverse voci);
- 3,4 miliardi di euro in più per la sanità pubblica, che però non basteranno neanche a pagare gli aumenti di stipendio, già previsti dal contratto nazionale per il personale sanitario.
Insomma, mentre la spesa per le armi aumenterà di una decina di miliardi di euro, gli italiani che ormai hanno rinunciato a curarsi (che attualmente sono circa 6 milioni) dovranno necessariamente aumentare di numero; gli studenti continueranno a stare in classi pollaio; i bambini continueranno ad aspettare un posto negli asili-nido comunali.
A dirla tutta, comunque, l’avversione della destra italiana per la scuola pubblica ha radici vecchie: da Letizia Moratti e Mariastella Gelmini fino a Renato Brunetta, la Scuola statale è stata sempre considerata una spesa quasi superflua, al punto che essa ha perso qualcosa come 160.000 posti tra docenti e personale amministrativo e ausiliario, con i loro governi.
Ma i ragazzi e i giovani che in queste settimane (e in tutta Europa) sono scesi e scenderanno in piazza, evidentemente, non si accontentano più di sperare di cavarsela.
Chiedono, semplicemente, meno armi, più scuola, più lavoro.
In una parola, chiedono che si affermi il proprio diritto ad avere un Futuro.
Possiamo mai pensare di arrestarli tutti?
Luciano Arciuolo

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