In questi tempi in cui il mondo è dominato da guerrafondai (Trump, Nethanyahu, Putin), sostenuti da imbecilli, avverto come un dovere civile parlare degli orrori della guerra.
Dopo 50 anni ho riletto, qualche settimana fa, un romanzo stupendo: “La storia” di Elsa Morante. Ambientato negli anni precedenti e seguenti la Seconda Guerra Mondiale, parlando di una “famiglia”, descrive, spesso con crudezza e a volte con una sottile ironia, quel periodo storico che un certo revisionismo di destra vorrebbe far dimenticare.
Nel romanzo c’è la guerra e la sua crudeltà assoluta; la fame che, soprattutto nelle città, trasformò le persone in cacciatori di cibo, riportando l’umanità all’età della pietra; c’è la disperazione e la solitudine alle quali la gente era condannata; ci sono le donne e i bambini che si vendono per fame; c’è la miseria più nera nella quale vissero gli italiani durante e dopo il conflitto.
C’è una condanna implicita delle grandissime responsabilità del fascismo e dei fascisti, del nazismo e dei nazisti, nella genesi della stessa guerra e nella caccia spietata agli ebrei, agli zingari, agli omosessuali…
Un libro bellissimo che merita due considerazioni.
La prima: in questi tempi in cui troppi leaders e troppi fanatici parlano di guerra con facilità e leggerezza (ne parlano a gente che non l’ha vissuta e non ne conosce gli orrori), bisognerebbe, per raddrizzare la baracca, portare “La storia” nelle scuole, adottarlo come libro di testo. Useppe al posto di Cecilia. Perché i ragazzi imparino che la guerra non è quella dei videogiochi, ma sofferenza, miseria, bombe, sangue e morte vera.
La seconda: a sentirli parlare erano tutti contrari alla guerra, anche il nostro Ministro della Difesa che ci è andato in vacanza (che figura, povera Italia) e che per lavoro ha venduto armi.
Si dicono contrari alla guerra anche i trumpiani (Trump non ha avuto il tanto desiderato Nobel per la Pace e allora sta provando a vincere il Nobel per la Guerra…) e i putiniani (la guerra di Putin ha già fatto 2 milioni di morti…).
Ecco: di questi non c’è da fidarsi!
Luciano Arciuolo

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