Siamo un popolo di automobilisti, almeno stando ai numeri. L’Italia detiene il primato europeo per densità di autovetture: circolano oggi 701 vetture ogni mille abitanti. In pratica, sette italiani su dieci possiedono un’auto. È una crescita che non accenna a fermarsi, visto che nell’ultimo decennio si sono aggiunti oltre 4,2 milioni di veicoli (+11,5 %). Paradossalmente mentre le strade sono affollate da auto sempre più vecchie e bisognose di manutenzione, i meccanici e i gommisti spariscono a ritmi vertiginosi. Secondo la recente indagine della CGIA di Mestre, il parco auto nazionale ha sfondato il muro dei 41,3 milioni di mezzi, ma negli ultimi dieci anni sono “evaporate” circa 8.400 attività di autoriparazione. Tra meccanici, gommisti, carrozzieri ed elettrauto, il settore ha perso il 10% delle sue imprese negli ultimi 10 anni.
E se il dato nazionale mostra una nazione auto-dipendente quello a livello provinciale certifica che le aree interne ed in particolare l’Irpinia ed il Sannio hanno un tasso di motorizzazione superiore alla media nazionale.
Dal report emerge infatti che la provincia di Benevento risulta prima nel territorio regionale e 28esima in Italia con 740 veicoli per ogni 1000 abitanti, seguita dalla provincia di Avellino (44esima in Italia) con 717 veicoli ogni 1000 abitanti, mentre è la provincia di Salerno a registrare il calo maggiore quando l’analisi si sposta sull’andamento delle attività di autoriparazione, registrando la chiusura di ben 281 attività (-14,7%), seguita da Avellino con 77 autoriparatori in meno, (-11,2%), nel decennio 2014-2024. Analizzando infine i dati a livello provinciale emerge che le auto più vecchie circolano in Irpinia che registra una media di 13 anni e 10 mesi seguita da Benevento dove i veicoli hanno in media 13 anni e 5 mesi.
I numeri raccontano una storia paradossale, le aree interne anche per caratteristiche orografiche con sviluppo prettamente montuoso e collinare e un deficit di trasporto pubblico legato alla bassa densità demografica, sono decisamente più motorizzate delle aree costiere, in compenso registrano un parco auto obsoleto e un drastico calo degli autoriparatori proprio quando la domanda di cure meccaniche, data l’età dei veicoli, non è mai stata così alta.
Il rischio concreto è che a queste condizioni la sicurezza stradale diventi un lusso o, peggio, un’incognita. Le auto moderne richiedono sì meno manutenzione ordinaria, ma interventi molto più specialistici quando necessari. Secondo la CGIA, per invertire la rotta servirebbero incentivi mirati alla formazione tecnica, sostegni agli investimenti tecnologici per le piccole officine e una generale valorizzazione del mestiere artigiano. Senza una rete capillare di assistenza, il rischio è di avere strade affollate da mezzi insicuri e privi della necessaria cura tecnica.
Giulio Tammaro – (da Fuori dalla Rete Marzo 2026 Anno XX n. 1)

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