Attimi titolo di una nota canzone di Gianni Togni (cantautore singolare degli anni 80-90) descrive come della fragilità e dell’intensità dei momenti vissuti. Il tema centrale è il tempo che scorre: gli “attimi” sono piccoli frammenti di vita e amore che sembrano brevissimi, ma che lasciano un segno profondo.
Crescendo a Bagnoli Irpino negli anni ’70 e ’80, la vita aveva un ritmo diverso. Non migliore in assoluto, non peggiore di quello di oggi: semplicemente diverso. Era un tempo in cui le giornate si consumavano tra le strade del paese, tra volti familiari e rapporti umani vissuti senza filtri. Ci si incontrava davvero, ci si parlava guardandosi negli occhi, e ogni piccola abitudine quotidiana diventava parte di una memoria comune.
Non c’è nostalgia cieca in questi ricordi, né il desiderio di giudicare il presente. Il mondo cambia, le persone cambiano (io stesso in primis) e ogni epoca porta con sé nuove possibilità, nuovi linguaggi e nuove fragilità. Sarebbe ingiusto pensare che la bellezza appartenga soltanto al passato. Eppure, chi ha vissuto come me quegli anni in un piccolo borgo dell’Irpinia conserva dentro di sé qualcosa di difficile da spiegare: la sensazione autentica di una comunità, di un tempo condiviso, di relazioni che nascevano nella semplicità delle cose.
Forse è proprio questo che riaffiora ascoltando “Attimi” di Gianni Togni: non il rimpianto per ciò che non c’è più, ma la tenerezza per quei frammenti di vita che il tempo ha reso indelebili. Attimi normali, persino piccoli, che allora sembravano scontati e che oggi tornano alla memoria con il peso lieve della nostalgia. Un pallone rincorso fino a tardi sera, le voci nelle piazze, le estati interminabili, le nostre nonne/madri sedute davanti alle case a raccontarsi la vita. Non erano tempi perfetti, erano semplicemente veri per chi li ha vissuti. E forse il valore dei ricordi sta proprio qui: non nel confronto con il presente, ma nella capacità di custodire emozioni che continuano a parlarci, anche dopo tanti anni. Grazie ai lettori di avermi dedicato 3 minuti.
Antonio Vivolo – da Fuori dalla Rete Giugno 2026 Anno XX n. 2)

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