C’è chi dice che ogni mondo è paese, anzi ogni paese è un mondo a parte tra i confini e questo lo si capisce e lo si comprende dalla gente, dalle piazze e dai pensieri sparsi per le vie dello stesso paese. L’anno prossimo di questi tempi avremo già votato per scegliere un primo cittadino. Ma si può pensare che sia tutto lontano, anzi lontanissimo. Invece non è così. Anche se non abbiamo la macchina del tempo forse per qualcuno è meglio che passi il tempo della campagna elettorale, per arrivare direttamente a giugno 2027, così tutto passa anche il mal di pancia. Anche le parole non dette ed i gesti non fatti.
È come chi odia il natale e le feste e non vede l’ora passino per poi ritornare nel limbo dei giorni uggiosi invernali o nei giorni con poco sole della primavera. Arrivare al prossimo giugno significa non solo un nuovo inverno, ma anche la consapevolezza che la politica paesana, ma anche quella cittadina sta tralasciando alcuni aspetti. La stanchezza delle persone che alzano la testa al cielo, quando solo sentono parole come elezioni e come elettori, voti e chi più ne ha più ne metta. In città, Avellino, un campo largo vince e convince, mentre non lo fa in alcuni comuni, dove i personalismi vengono prima dei partiti, dove i partiti non ci sono più fisicamente e mentalmente. I campi più larghi sono e meglio è e questo di certo non va troppo bene.
Poi ci sono partiti come il principale partito del centro sinistra che si incammina in guerre di bande interne, manco fossimo ancora al tempo delle correnti, che però avevano un unico simbolo sempre e se la direzione decideva tutti erano a favore per sconfiggere il nemico. Oggi vedo un Pd che forse non capisce chi sono i suoi elettori, al di là di Avellino, al di là dei palazzi. Non ci sono più portatori di acqua, ma tutti titolari in campo. Non sarebbe mai successo se ci fossero stati uomini di altri tempi e di altri mondi magari.
Intanto pensiamo che tra un anno saremo qui a fare il bilancio di tutto, bilancio di vittorie e di sconfitte, che però sono frutto anche del malumore delle persone a questi fatti. Non sarebbe potuto capitare altrimenti con uomini di partito come quelli del passato. Non ci si sbilanciava nemmeno a dichiarare guerra aperta e magari andare a parlare con il nemico pur di far fuori quello o quell’altro. La politica deve ritornare ad essere una cosa seria, non per forza di tutti e per tutti, ma almeno al servizio di chi vive il paese. Pensiamo che tra un anno a grandi linee avremo anche capito dove svolta il paese. E non per forza a destra, sinistra o centro, magari in alto o in basso. Di lato di sbieco e dove vuole il popolo. Ormai dal 2008 (mia memoria) si vince e si perde facilmente, ma con dignità si lotta per qualcosa. Non per forza per un tozzo di pane.
Tutto dipende dalle idee, dalle persone e dalla dimostrazione di volontà. Analizzando la volontà dei comuni che hanno già votato in questa tornata elettorale del 2026, giusto pensare che resiste una fetta di pubblico ancora vicina a degli ideali, come è giusto che sia, poi ci sono i tergicristalli della politica che prima erano con dio ora con il diavolo e viceversa. Prima erano senza voti poi hanno avuto i voti di tutti. Prima erano devoti poi non lo sono stati più perché non era più conveniente. Beh conveniente una parola che non dovrebbe mai essere associata alla cosa pubblica, tranne se non è per la popolazione. Quando invece la si utilizza in maniera personale forse è meglio rimettere i remi in barca ed aspettare che passi invento dell’approssimazione.
È conveniente certamente non lasciare che si fermi quel minimo di interesse non personale che fa ancora ben sperare all’indomani di una elezione. A giugno 2027 ci arriveremo magari con sorprese o delusioni però la riflessione è ampia e ci limitiamo a fare qualche chiacchiera in più ogni 5 anni, ecco perché qualcuno spera che passi subito tutto e si arrivi all’estate prossima. Ma poi non è che mi fate rimpiangere proprio a me De Mita, che avrebbe bacchettato i suoi e gli altri per mancanza di pensiero. E avrebbe anche detto che le guerre tra paesi e tra sindaci e consiglieri non vanno bene, da buon democristiano. Non mi fate questo e pensate se potete. Ma non è che nei piccoli paesi che poi sono lo specchio dell’Italia intera chiudono le sezioni di partito perché nessuno più vuole decidere, perché ormai non c’è più nulla da decidere, oppure le chiudono perché non ci sono più gli uomini e le donne capaci di impegnarsi a tal punto da essere tacciati di interesse personale.
A giugno 2027 ci arriveremo magari con sorprese o delusioni però la riflessione è ampia e ci limitiamo a fare qualche chiacchiera in più ogni 5 anni, ecco perché qualcuno spera che passi subito tutto e si arrivi all’estate prossima. Ma poi non è che mi fate rimpiangere proprio a me De Mita, che avrebbe bacchettato i suoi e gli altri per mancanza di pensiero. E avrebbe anche detto che le guerre tra paesi e tra sindaci e consiglieri non vanno bene, da buon democristiano. Non mi fate questo e pensate se potete.
Giovanni Nigro – (da Fuori dalla Rete Giugno 2026 Anno XX n. 2)

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