Cari lettori e care lettrici,
bentrovati nel secondo capitolo di “Cultura oramai dimenticata”. Oggi vorremmo riportare alla luce un argomento che è stato già svariate volte oggetto di discussione: il quadro di Marco Pino da Siena che riproduce la “Madonna del Rosario con due gruppi di Santi”.
Questo dipinto è considerato, senza alcun dubbio, l’opera più importante tra i dipinti locali. La tavola principale raffigura la Vergine e il Bambino circondati da un coro celestiale di angeli che lasciano cadere rose e rosari. Nel pannello centrale è raffigurata la Vergine col Bambino, avvolti da una schiera di angeli che fanno cadere rose e corone del Rosario. Nella parte inferiore compaiono due gruppi di santi rivolti in preghiera verso la Madonna: sul lato sinistro si trovano San Pio V inginocchiato, San Tommaso e San Domenico; sul lato destro Sant’Antonino Arcivescovo di Firenze inginocchiato, San Pier Damiani e Santa Caterina da Siena (oppure Santa Rosa da Lima). Accanto a San Pio V si leggono la firma dell’artista e la data di esecuzione dell’opera (1576). Il dipinto centrale è circondato da diciotto piccoli riquadri che illustrano i misteri del Rosario. Tra questi, nel riquadro inferiore destro, è rappresentata anche la Battaglia di Lepanto. L’intera composizione è inserita in una maestosa cornice dorata, arricchita da due colonne laterali.
È doveroso sottolineare che la descrizione che avete appena letto corrisponde all’aspetto originario dell’opera. Oggi, purtroppo, è ben diversa. I diciotto riquadri che illustrano i misteri del Rosario sono separati dalla tavola centrale e posti sulle panche del Convento di San Domenico, dove accumulano polvere ed a deteriorarsi lentamente. Anche le due colonne laterali che un tempo impreziosivano la monumentale cornice risultano assenti. Fino al 2012 il quadro versava in condizioni ancora peggiori rispetto a quelle attuali. Come testimonia il sito internet “Catalogo dei Beni Culturali” nella sezione “notizie storico critiche”: “Stato di conservazione pessimo; se ne è venuto tutto il colore e non si riesce a vedere nulla della scena che il dipinto rappresentava. Solo qualche riquadro ai lati è in discrete condizioni.
Da una fotografia sul libro di Belisario Bucci. “Bagnoli Irpino e le sue opere d’arte” Firenze 1947, si distinguono i Santi a sinistra. S. Pio V S. Tommaso e S. Domenico; a destra S. Pier Damiani, S. Caterina da Siena e S. Antonino. 439 x 325 sono le misure del dipinto. Al di sopra della cornice, tela ad olio di ignoto autore raffigurante il Padre Eterno che regge il mondo”.
Successivamente, come riportato nell’articolo di Giovanni Nigro “A Bagnoli Irpino un convento dedicato a San Domenico” pubblicato su “Irpinia World” il 9 agosto 2020, nel 2012 l’opera è stata restaurata da Franco Moscariello, il quale ha più volte ribadito che, ad oggi, il dipinto risulta ancora integro e ben aderente al supporto ligneo. Sono presenti soltanto alcuni piccoli fori che, secondo il restauratore, non destano particolare preoccupazione.
L’unica vera criticità riguarda l’ambiente in cui l’opera è conservata. Come lo stesso Moscariello ha evidenziato durante un incontro organizzato dal Circolo Palazzo Tenta 39, all’interno del Convento di San Domenico si registra un tasso di umidità pari a circa l’85%, con evidenti tracce di umidità anche sulle pareti. Si tratta di condizioni tutt’altro che ideali per la conservazione di un’opera del XVI secolo.
Per concludere, con questa panoramica informativo-descrittiva del Marco Pino da Siena, volevamo render noto il nostro dissenso per la mancanza di cura e restaurazione dell’opera, che senza dubbio rappresenta uno dei tratti più caratteristici e significativi del nostro paese, attraverso questa panoramica che parte da fonti più antiche che ci illustrano l’opera nella sua originalità fino a fonti più vicine a noi dove invece vengono evidenziati i difetti e le carenze dovute soprattutto all’ambiente in cui l’affresco è conservato. La nostra speranza è che i proprietari dell’opera colmino queste lacune il prima possibile in modo tale che il quadro possa tornare alla sua forma originale e magari venir esposto ai turisti e agli stessi bagnolesi con maggiore frequenza.
Maddalena Infante – Emidio Maria Di Giovanni – (da Fuori dalla Rete Giugno 2026 Anno XX n. 2)

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